24 febbraio 2014

La madre - L'amore di una madre è per sempre

Oggi ritorno con un nuovo film horror. Il film di oggi è piuttosto recente e mi è davvero piaciuto. “La madre” è il lungometraggio del corto “Mamà” di Andy Muschietti, uscito nel 2008. Il film è del 2013 ed è prodotto da Guillermo del Toro
Ma, se devo dirla tutta, il film in alcuni punti più che horror è drammatico. La storia è davvero commovente e forte, mancavano storie del genere nel panorama horror. E’ una storia profonda in cui l’amore sopravvive in un modo straordinario ma non come ce l’aspettiamo. Un amore corrotto dal tempo e dal dolore, dall’odio … un amore amaro, un’ombra rispetto a quello che era un tempo. Erano anni che non si vedeva un horror simile. Dovete sapere che gli horror di un tempo non facevano paura per le scene paurose o terrificanti. È vero che confrontando i film di oggi e i film di ieri gli effetti speciali sono cambiati tanto, alcuni possono anche far ridere e altri sono decisamente splatter. Ciò che mancava nel panorama odierno erano proprio le storie nei film horror. Infatti i vecchi film erano un racconto spaventoso, non tanto per gli effetti, ma per le storie che raccontavano. Pensiamo a “Suspiria” o “Profondo rosso: è la storia a far paura più che gli effetti speciali. Le scene forti ci sono, la presenza del fantasma è palpabile e lo spettatore quasi non vuole vedere questa presenza orrenda. Gli effetto speciali sono ben usati e mai banali, la renderizzazione del fantasma della madre è davvero fatta bene. Gli attori Jessica Chastain e Nikolaj Coster – Waldau (“Il trono di spade”), sebbene abbiano mai fatto film horror, sono stati adatti. Jessica Chastain (“The tree of life”, “Dark shadow”) è stata una rivelazione, è stato interessante scoprire la versatilità di questa attrice. Lo consiglio vivamente! 
La trama: Jeffrey (Nikolay Coster - Waldau) ha appena ucciso la moglie e il socio in affari, compiendo una strage nell’azienda presso la quale lavorava con la moglie. Ritorna a casa e prende le sue figlie, Victoria e Lily (Megan Charpentier, Isabelle Nèlisse), fuggendo senza una meta. Nella fuga ha un incidente e finisce fuori strada, più specificatamente in un bosco. L’uomo con le piccole trova una baracca per ripararsi e, una volta dentro, decide di uccidere le figlie. Poco prima di sparare, Jeffrey viene aggredito e ucciso da una strana figura per salvare Victoria e Lily. Da questo evento passano cinque anni e Luke (sempre Nikolay Coster - Waldau), fratello gemello di Jeffrey, cerca ancora disperatamente le due bambine. Annabel (Jessica Chastain), la compagna di Luke, è piuttosto titubante riguardo la ricerca che reputa impossibile; d’altronde se ciò fa stare meglio Luke lo appoggia incondizionatamente. Il colpo di scena arriva quando i due uomini che Luke aveva assunto trovano la baracca e le due bambine in uno stato selvaggio – animalesco. Da qui iniziano i problemi ma con un grande interrogativo: come hanno fatto Victoria e Lily a sopravvivere da sole nel bosco per cinque anni? Il dottor Dreyfuss (Daniel Kash) cerca di scoprirlo, vuole scoprire chi è la figura che le piccole invocano continuamente con il nome di “Madre”.

Non aggiungo nient’altro, vi rovinerei la bellezza dei colpi di scena!



17 febbraio 2014

Il trono di spade - Quando si gioca al gioco dei troni si vince o si muore

Quando si gioca al gioco dei troni, si vince o si muore!”
E’ una frase tratta da “Il trono di Spade”, saga fantasy che sta contando milioni di fan in tutto il mondo. La serie tv è ispirata all’omonima serie di libri scritta da George R.R. Martin, “Le cronache del ghiaccio e del fuoco”. Oggi mi limiterò a parlarvi della serie tv, visto che ancora non ho avuto modo di completare.
La serie tv, per ora, conta tre stagioni da dieci puntate l’una e cammina di pari passo ai libri: ogni stagione, infatti, si dedica ad un libro. L’idea di creare una serie tv anziché un film ha reso giustizia a questi libri che sarebbero risultati troppo sacrificati in una pellicola cinematografica. Infatti la collana dei libri è iniziata a fine anni ’90, la renderizzazione cinematografica ha avuto da sempre numerosi problemi. Innanzitutto la saga ancora è incompleta! Tutti i fan di Martin sono in attesa della conclusione di questa saga che sta tenendo con il fiato sospeso tutti. Su internet potete trovare numerosi blog e forum su tutte le congetture fatte negli anni dai lettori, che sono stati dei critici molto severi sulla serie tv. Le critiche che sono state avanzate hanno riguardato alcune scene e anche alcuni personaggi, del tutto sconosciuti nelle “Cronache”. Un esempio? La prostituta Ross, nei libri non è presente. Oppure l’omosessualità di Renly Baratheon: nei libri non si accenna mai alla sua omosessualità, Martin dà degli input al lettore per far capire le sfaccettature del personaggio, non è mai del tutto aperto.
Il mondo di Martin è un mondo medievale pieno, molto veritiero e spesso crudo, mai volgare ma con una sottigliezza nei particolari unica. Questo aspetto importantissimo che ha reso famosa la saga è stata riportata solo in parte. Ci sono state scene che non avevano senso, a mio parere non c’entrano molto con la saga. Alcune di queste scene mi hanno dato fastidio perché non hanno inciso moltissimo sulla trama, inoltre hanno modificato anche alcuni aspetti. Alcune sottigliezze e particolari non sono stati riportati, provocando in questo modo sbalzi di trama e confusione negli spettatori. Nonostante ciò, misteri, intrighi, guerre e altre vicende non annoiano mai: questa è una saga che merita in tv così come nella lettura. I colpi di scena sono all’ordine del giorno e il mondo fantastico in cui si svolge la vicenda è descritto in modo molto realistico: i costumi e i personaggi sono curati nei minimi particolari e riescono a coinvolgere lo spettatore rendendolo partecipe. I protagonisti, nella serie tv, hanno anni in più rispetto ai libri. Questa è stata una scelta, per me, abbastanza giusta per via dei risvolti.
Non mi resta che accennarvi un po’ di trama! Il trono di spade forgiato dai Targaryen vede tutte le spade dei nemici fuse a forma di trono. E’ un trono ambito e, nel gioco dei troni, ogni azione è concessa pur di arrivare ad ottenerlo. La storia inizia con la morte del Lord Primo Cavaliere John Arryn e l’arrivo a Grande Inverno del re Robert Baratheon (Mark Addy), detto l’usurpatore. Robert chiede all’amico fidato Eddard Stark (Sean Bean) di prendere il posto di John e di favorire le nozza tra suo figlio Joffrey (Jack Gleeson) e la figlia maggiore di Eddard, Sansa (Sophie Turner). Il lord non ha molta voglia di andarci, ma un incidente quasi mortale capitato a uno dei suoi figli minori, gli farà prendere la decisione di andare verso Approdo del Re, la capitale del regno. Purtroppo gli intrighi di palazzo sono dietro l’angolo e Eddard tenterà di difendere fino in fondo i principi di giustizia e di fedeltà, anche dopo la morte del caro amico Robert. Questa difesa estrema dei princìpi lo porterà ad uno scontro con Joffrey. Ned, purtroppo, subirà le pesanti conseguenze destinate a chi non riconosce Joffrey come legittimo erede e da qui inizierà la guerra! Si vedrà lo scontro tra la famiglia Stark e quella dei Lannister (nome della casata a cui appartiene la madre di Joffrey, Cercei (Lena Headney)) che detiene il potere alle spalle del figlio). 
Nel frattempo, al di la del mare stretto, gli ultimi eredi rimasti della famiglia Targaryen vogliono ritornare al luogo che gli spetta di diritto. Viserys (Harry Lloyd) decide di vendere la sorella minore Danaerys (Emilia Clarke) al barbaro dothrako Khal Drogo (Jason Momoa) per poter avere l’esercito. Ma l’avarizia e l’ira di Viserys lo porteranno alla morte mentre Danaerys porterà avanti il desiderio di tornare a casa e, con l’aiuto del suo sposo, otterrà il rispetto del suo nuovo popolo dimostrando di avere il sangue di drago che scorre nelle proprie vene.
Al di là della barriera (luogo misterioso e pieno di insidie), invece, si sono risvegliati gli Estranei, creature leggendarie e altamente letali. Jon Snow (Kit Harington), figlio bastardo di Eddard Stark, si è arruolato nei Guardiani della Notte, i guardiani che vigilano sulla barriera. Egli si renderà conto che ciò che la barriera cela è qualcosa di veramente mostruoso e dovrà mettercela tutta per fermare l’incombente minaccia.


A chi volesse leggere i libri devo dire che l’edizione italiana ha suddiviso ogni edizione originale in due libri. La serie è arrivata alla prima parte del terzo volume, “Tempesta di spade”, in Italia pubblicata con i volumi “Tempesta di Spade”, “I Fiumi della Guerra” e “Il portale delle tenebre”. Per chi non volesse uscire pazzo come me, sta uscendo una nuova edizione che riporta i volumi riuniti e sono identici all’edizione originale e sono in “pelle di drago” con uno stemma di una delle casate protagoniste. Buona Lettura e alla prossima con “Il Trono di Spade”! Per chi aspetta la quarta stagione: per marzo dovrebbe andare in onda, almeno negli Stati Uniti. Non so se da noi arriverà fra qualche mese o lo faranno in contemporanea. Su internet troverete tutte le informazioni!

 Buona Lettura e Buona visione con “Il Trono di Spade”!

13 febbraio 2014

L'ultimo bacio - L'amore è una cosa seria

“ ...  E con sguardo severo biascichi un malinconico Modugno, di quei violini suonati dal vento. L’ultimo bacio, mia dolce bambina, brucia sul viso come gocce di limone. L’eroico coraggio di un feroce addio, ma sono lacrime mentre fuori piove ..” 
Domani è San Valentino, la festa degli innamorati! Molti di voi diranno “Che barba” (per non dire altro, mi autocensuro). Io oggi voglio parlarvi di un film “d’amore” ma ponendovi una riflessione. Come festa quella di San Valentino è tra le più dolci dell’anno, perché credo che si debba dare omaggio a tutte le forme d’amore. L’amicizia, l’affetto per i familiari, l’amore ha mille modi di esprimersi! Con il film di oggi voglio concentrarmi sulle dinamiche amorose ma anche amicali. Sia quando finisce un amore che quando finisce un’amicizia le conseguenze sono dolorose e pesanti… Il film di oggi riguarda un regista italiano, che è amato / odiato: Gabriele Muccino. Il film è “L’ultimo bacio”, datato 2001, ha rivelato diversi talenti come Giovanna Mezzogiorno, Stefano Accorsi e altri. Il film ci espone diversi rapporti e diverse dinamiche, tutte intrecciate tra loro senza creare la minima confusione o annoiare lo spettatore. Muccino ha fatto anche il sequel dopo quasi dieci anni, “Baciami ancora” e seguiamo i protagonisti nella loro metamorfosi. Infatti i protagonisti sono in continua metamorfosi, sono sempre alla ricerca di un qualcosa che muta continuamente con l’età che avanza. Vediamo protagonisti che non accettano la realtà come Paolo o Alberto, i genitori di Giulia che si rendono conto dei loro sbagli nella loro vita di coppia e via di seguito. Il film riporta tante storie ma tutte collegate con loro ponendoci come “soluzione” finale del problema che la vita è una vera è propria salita e discesa e che bisogna sempre saper attrezzarsi a tutti gli ostacoli che essa ci pone. Ma a volte gli ostacoli siamo proprio noi stessi.
Se solo fossimo meno egoisti ed accettassimo la realtà per quello che è avremmo meno problemi, credetemi. Eppure io sono una che si fa molti problemi, però da quello che ho capito, per mia esperienza, è che si deve crescere prima o poi. Il non accettare gli eventi della vita non può portare mai a nulla di buono, specie se ci sono altri che dipendono da noi. In questo caso l’amore è importante, dimostrarlo è difficile. E’ semplice dire “ti amo”, più complesso è dimostrarlo e mantenerlo nel tempo. Il matrimonio non è una tomba ma non è nemmeno una passeggiata. Prendere un impegno e mantenerlo, non è mai facile, soprattutto a curarlo. Bisogna essere sempre disposti ad accettare gli eventi della vita. In fondo gli eventi succedono sempre per una ragione.
La trama: Carlo (Stefano Accorsi) e i suoi amici Adriano (Giorgio Pasotti), Paolo (Claudio Santamaria), Alberto (Marco Cocci) e Marco (Pierfrancesco Favino) vivono una crisi di mezz’età. In tre non accettano di avere trent’anni e tanto meno di avere determinate responsabilità. Carlo non si aspettava la gravidanza della fidanzata Giulia (Giovanna Mezzogiorno), che pretende il matrimonio ed una casa tutta loro. Adriano mette in crisi il matrimonio con Livia (Sabrina Impacciatore) per via della sua voglia di fuga. Paolo non accetta la malattia terminale del padre e la fine della relazione con la fidanzata Arianna, gettandosi così in una profonda crisi con sé stesso e di rifiuto della realtà. Alberto non riesce ad avere un rapporto stabile perché ancora eterno adolescente e non ha intenzione di crescere. Tutto uscirà fuori dal matrimonio di Marco, che farà riflettere ogni protagonista sulla sua vita. Le vite dei protagonisti, così complicate da loro stessi, si complicheranno ancor di più per la sindrome di Peter Pan latente in ognuno di loro, portando conseguenze più o meno indissolubili che li faranno riflettere e cambiare le loro vite per sempre.


Buon San Valentino a chi ama qualcuno, a chi ama gli animali, a chi ama i libri, a chi ama lo studio, a chi ama il suo lavoro, a chi ama la sua famiglia, a chi ama il mondo, a chi ama la musica, a chi ama cantare, a chi ama cucinare, a chi ama la spensieratezza o la serietà, a chi crede che il sesso di una persona non è un ostacolo, a chi ama Dio o Buddha o Allah o chi altro voglia, a chi combatte per la vita più che mai. Ma soprattutto Buon San Valentino a chi ama la vita per quello che è: un dono meraviglioso!

3 febbraio 2014

Letture Pesanti - Ricordi di un vicolo cieco di Banana Yoshimoto

… Quelle lacrime calde, che continuavano a scorrere, lavarono via il veleno che avevo dentro di me, e sentivo che finalmente la mia vita poteva cominciare davvero, avevo questa sensazione …

Oggi voglio parlarvi di un libro che mi ha colpito profondamente perché è stato uno dei pochi che mi ha fatto entrare in un mondo diverso dal mio e me lo ha fatto amare. Nonostante lo abbia letto qualche anno fa, lo ricordo ancora. Banana Yoshimoto è un’autrice tutta da scoprire e, anche se scrive in modo molto semplice, sa arrivare dritta al cuore. Questo libro è stato il primo che ho letto di quest’autrice: mi è stato regalato per Natale da una delle mie migliori amiche, dicendomi che era un libro che mi mancava. Quando mi sono ritrovata a leggerlo, la prima cosa che mi sono chiesta è stata: “Cosa dovrò aspettarmi da una che si chiama Banana?”. E’ proprio vero che, spesso, il pregiudizio o le cose scontate fanno chiudere gli occhi! Però ero troppo curiosa e si sa la curiosità è donna!

E’ un’autrice giapponese e, anche se i suoi temi sembrano scontati e semplici, sono una vera meraviglia. Ama descrivere la società giapponese e vedere come essa sia ,nelle sue sfaccettature, è stata una sorpresa inaspettata. E’ una società fatta non solo di lavoro folle per tutto il giorno tutti i giorni, ma è una società in cui i giovani amano i valori tradizionali e ci tengono molto ad inserirli nel contesto moderno in cui vivono. I giovani studiano, lavorano per poi fare esperienze, il più possibile all’estero, per poi sempre tornare a casa e rispettare fino in fondo la propria famiglia aiutandola, specie se la famiglia ha un’attività imprenditoriale o ristoratoria. Non so cosa mi abbia sorpreso, forse il loro senso del dovere, del lavoro … ma poi ho pensato: tutto il mondo è paese. Sapete perché ho pensato questo? Perché, in fin dei conti, anche noi giovani dell’occidente teniamo alla famiglia, lavoriamo presto per aiutare i nostri genitori e per permetterci esperienze all’estero, quindi tutte queste differenze non esistono, siamo tutti uguali sugli aspetti fondamentali della vita. Il libro contiene 5 mini – racconti in cui si narrano storie assolutamente non banali, forti ed è impossibile non rivedersi in almeno in una delle storie. Per me è un po’ difficile parlarne perché questi racconti sono riusciti a descrivere il mio stato d’animo in determinati momenti con tutte le sue sfaccettature. Leggerli è stato come leggere se stessi, leggere quelle cose che celiamo e nascondiamo per non farle sapere a nessuno, non perché non abbiamo voglia di parlarne ma perché consideriamo le parole futili, evanescenti, prive di senso. Ci sono emozioni difficili da descrivere e le parole, a volte, non bastano o sono superflue. Inizialmente, dopo la lettura breve ed intensa del libro, non riuscivo a parlarne, non l’ho più riletto. Non mi è mai capitato di non rileggere un libro, tranne una volta, con uno di Paulo Coelho che raccontava di un viaggio introspettivo – spirituale, quale “Il viaggio di Santiago”. Non riuscivo ad esternare nulla perché, ora lo capisco, negavo molte cose di me stessa, negavo appunto “quelle parole”, le negavo a me stessa … Solo ora riesco a parlarne, sono più matura e so che significato hanno veramente quelle parole e non devo più negarmi nulla.

Le parole … Forse è un insegnamento celato quello che Banana ha voluto dire in questo suo libro. Nel descrivere i modi di vivere, gli stili di vita, le tradizioni insieme al vecchio e al moderno, tra presente e futuro non dimenticando il passato, si modella la propria vita attraverso poche, forti e sane parole. Troppe parole fanno male, troppe parole sono superflue, troppe parole sono ridicole, insulse e senza significato.

I cinque racconti:

1.    La casa dei fantasmi” è una storia d’amore raccontata tra passato, presente e futuro in modo alquanto originale. E’ la storia di due ragazzi che, dai tempi dell’università, vivono con intensità una storia d’amore durata pochi giorni e che porteranno nel cuore per tutta la vita, fino a farla rivivere quando si rincontreranno da adulti capendo che quei fantasmi avevano predetto il loro futuro.

2.    Mammaa!” racconta come cambia la vita di una ragazza che subisce l’attentato (non riuscito) da parte di un collega che voleva vendicarsi dell’azienda per la quale lei lavora. Da quel momento la ragazza comincia a riflettere a fondo sulla sua vita.

3.    La luce che c’è dentro le persone” è una storia molto triste in cui la protagonista, una scrittrice affermata, ricorda il suo migliore (e unico) amico d’infanzia morto tragicamente e di come senta ogni giorno il vuoto che lui ha lasciato.

4.    La felicità di Tomo – chan” è una storia un po’ particolare in cui la protagonista, molto timida, ingenua, è sempre in armonia con se stessa. È innamorata di un uomo che è anche un suo collega e al quale non sa come avvicinarcisi. La protagonista ha un terribile segreto che con il passare del tempo è divenuto un peso che ha deciso di portare spontaneamente. Nonostante tutto, la ragazza è sempre osservata non da qualcuno ma da una presenza, che le è sempre stata accanto e lo sarà sempre, dandole forza per affrontare le difficoltà della vita.

5.    Ricordi di un vicolo cieco” è la storia di una ragazza che ha scoperto il tradimento del fidanzato durante i preparativi del matrimonio. Per riprendersi, decide di andare a stare, per una settimana, nell’appartamento sopra al locale di uno zio e lì conosce un ragazzo, uno dei baristi. Un ragazzo bello, simpatico, che fa gola a molte ragazze e che le dà coraggio e le infonde ottimismo aiutandola a riprendersi la vita che aveva speso per il suo ex fidanzato.

27 gennaio 2014

Letture Pesanti - Harry Potter: le favole moderne che fanno emozionare

A Londra c’era una bimba di nome Joanne Kathleen Rowling detta J K. La piccola scriveva storie sognando di diventare una scrittrice in piena regola e, da adulta, aveva in mente un mondo tutto incantato, una vera e propria realtà parallela. J K lavorava in un bar, la sua non era una vita facile, non c’era molto posto per la fantasia. Durante un viaggio in treno da Manchester a Londra delineò tutti i personaggi di questo suo mondo fantastico, ma non aveva molto tempo per scrivere perché lavorava in un bar. Nelle pause dal lavoro, i tovaglioli di carta del bar diventavano fogli sui quali descriveva storie incantante con un bambino speciale come protagonista. Si rese conto che più scriveva di quel bambino e più quel bambino diventava “suo”. J K capì che voleva dargli una vita speciale e felice. Nonostante tutte le difficoltà e i “blocchi artistici”, provando e riprovando, J K riuscì a trovare la strada giusta! Finalmente, proprio come nelle favole, fu in grado di donare al bambino la felicità tanto desiderata.

Questa non è una storiella inventata, questa è la storia della nascita di un fenomeno mondiale: il fenomeno “Harry Potter”. So già che molti storceranno il naso ma vi invito a rivedere questa storia che, purtroppo, nei film non è sempre stata descritta in tutte le sue sfaccettature. La saga di “Harry Potter” ha segnato la mia intera adolescenza che mi ha fatto sognare e immaginare quel mondo così fantastico, ma così simile alla realtà. Non è stata solamente una storia magica su maghi e streghe, una dolce storia per bambini che piace anche agli adulti, è stata molto di più. E’ stata una storia incredibile che ha visto crescere un bambino seguendolo in tutte le sue fasi fino a vederlo uomo. La saga conta 7 libri, la scrittura è molto scorrevole e semplice nonostante la storia sia molto intricata e ricca di particolari. Verso la fine della storia, specie nell’ultimo libro, a mio parere, la Rowling si è come ripetuta e il racconto può essere risultato monotono ma ciò non ha intaccato assolutamente l’intero contenuto. Purtroppo, quando si prolunga la storia per parecchio tempo, c’è il rischio che essa diventi pesante e noiosa. Dire cosa mi sia piaciuto maggiormente è difficile. “Harry Potter” è una grande storia d’amore: è la forza dell’amore che spinge a fare cose inimmaginabili, a trovare il coraggio, a reagire dinnanzi le difficoltà della vita. I personaggi hanno un proprio carattere, vivono nella storia e sembra di trovarseli davanti mentre si legge. I personaggi sono veramente tanti e ognuno di loro è importante, anche chi ha un ruolo secondario. Ciò che non mi è piaciuto molto nei film è stato proprio lo sviluppo dei personaggio. E’ vero che in un film non si può riportare ogni parola del libro, ma è anche vero che nel film (specie dal quarto capitolo in poi) la storia viene molto romanzata. Vi metto come sono i personaggi più importanti secondo la visione del libro:

Harry Potter: rimasto orfano, vorrebbe una vera famiglia che lo ami e lo accolga. A volte è apatico e litigioso, altre invece è talmente sopraffatto dalla paura di perdere coloro i quali vuole bene tale da risultare impulsivo e pieno di coraggio. Tutto ciò che fa Harry lo fa per istinto di sopravvivenza e per amicizia.

Hermione: è una vera sorpresa perché la Rowling con lei ha voluto mettere in risalto come una ragazzina saputella tutta libri e capelli improponibili possa diventare uno splendore di ragazza, forte e coraggiosa. Hermione ha dovuto compiere scelte difficili, a volte la sua razionalità è l’unica fonte di forza che le permette di sopravvivere in due mondi diversi ma che fanno parte di lei.

Ron: è un personaggio molto chiuso, si sente sempre all’ombra ed inetto per via dei fratelli più grandi e della povertà della sua famiglia. Ad un certo punto, Ron si rende conto quanto possa essere forte e di grande sostegno ad Harry e per Hermione.

 
Ci sono veramente tanti e tanti altri personaggi di cui vorrei parlare, ne avrei per settimane.

Una parola, però, vorrei spenderla per Albus Silente e Severus Piton. Le loro storie sono tra le più commoventi e toccanti e fanno capire come la grandezza di un uomo non dipenda dal suo nome o dalla sua fama ma dalle sue gesta. Purtroppo, nei film, non hanno fatto capire la grandezza di questi due personaggi e questo mi spinge di più a farvi capire cosa celano questi grandissimi eroi! La Rowling è stata parecchio criticata su Albus Silente perché (SPOILER da qui in poi!!!!) lo ha voluto omosessuale. Infatti la sua relazione finita in tragedia, è stata oggetto di una critica secondo me insensata. La critica si basava sul fatto che il personaggio non doveva essere gay perché il libro era destinato per lo più ad un pubblico per bambini. Io, però, non credo che questa critica possa avere fondamento perché questo aspetto dei libri ci fa capire solamente come si è evoluto un personaggio e perché ha compiuto determinate azioni. D’altro canto non c’è alcuna descrizione di scene che possano turbare dei bambini, anzi il libro su questo è piuttosto contenuto sia per grandi che per piccini. Silente è un mentore, un uomo che rivede sempre i suoi errori e un grande stratega. Tutto ciò che fa nasconde sempre una motivazione profonda. Severus Piton, invece, è il personaggio che ho amato di più. Mi aspettavo che nel corso dei libri la sua vita sentimentale potesse evolvere ma non avrei mai pensato raggiungesse i livelli ottenuti. Il suo personaggio rappresenta, in tutto e per tutto, il modo in cui si descrive l’amore nell’intera saga: tormentato, triste, cattivo, inaffidabile, traditore … Piton è il personaggio che vive in continua balia dell’amore che prova per la donna amata da tutta una vita. E’ uno dei miei personaggi preferiti perché ha saputo affrontare i suoi errori, anche se ciò ha comportato la perdita di ogni cosa.

Che posso dirvi più! Spero di non avervi annoiato, c’è molto da dire su “Harry Potter”. Spero di avervi fatto capire, almeno, in generale che non è una storia superficiale. Vi lascio due righe su come inizia la storia del maghetto Harry Potter … Fatto il misfatto!!!

Harry Potter è un bambino di dieci anni che vive con zia Petunia, Zio Vernon e Dudley, loro figlio. Gli zii sono dei veri prepotenti, non lasciano alcuno spazio ad Harry, tutte le attenzioni sono rivolte a Dudley. Harry si sente triste per questo, vorrebbe che mamma e papà fossero lì con lui … Un giorno gli arriva una lettera ma gli zii la distruggono. Cominciano, così, numerosi fatti strani, fatti che comunque circondano la vita di Harry da sempre. Gli zii decidono di andare in un’isola remota per scampare alla sequela di fatti strani ma la notte vengono raggiunti da un uomo possente, enorme, di nome Hagrid. Hagrid, che nonostante l’aspetto è un uomo dolcissimo, dà ad Harry la lettera e il piccolo scopre di essere un mago, come i suoi genitori. Da qui avrà inizio un’avventura che porterà Harry a grandi sacrifici e a grandi lotte, affrontando tutto con grande coraggio e dignità. Ma non sarà da solo! Ci saranno i suoi migliori amici al suo fianco, Ron ed Hermione, conosciuti sul treno per Hoghwarts, la scuola di magia e di stregoneria più famosa al mondo.

 

13 gennaio 2014

Juno - Quando l'adolescenza è problematica

“… Beh, scusa se ho fatto sesso con te. Lo so che non è stata una tua idea …”

Il film di cui vi parlerò oggi è molto particolare, tratta con ironia e leggerezza un tema molto delicato: la gravidanza durante l’adolescenza. Ci sono delle situazioni molto particolari che possono succedere nell’arco della vita, non si sa mai come affrontarle, e quando si trova il modo ci si chiederà continuamente se è la scelta giusta o meno.  L’adolescenza è uno dei momenti più delicati della vita: ci permette di capire chi siamo, le nostre inclinazioni e anche aspirazioni (a volte assurde!). Avere alle spalle qualcuno che può consigliarci e sostenerci è sempre un bene, e vale per tutta la vita. La storia di questo film è molto particolare. E’ il frutto della trasposizione di un racconto, ma stavolta non è un libro bensì un blog. L’autrice del blog si chiama Diablo Cody e ha collaborato moltissimo con gli sceneggiatori, dando quel tocco molto femminile, un po’ alternativo ma anche infantile ed ingenuo come Juno, la protagonista del film. E’ stato presentato al Festival Internazionale del Film di Roma nel 2007, dove ha vinto il premio Marco Aurelio al miglior film.
Che dire di “Juno”? È particolare, in alcune parti del film potrebbe farvi venire i nervi oppure annoiarvi, è un film che prende questo tema senza dare una propria opinione, è come se si volesse far vedere le cose dall’ottica dei ragazzi usando il loro linguaggio e il loro modo di fare. A suo modo è anche una storia d’amore che non riguarda solo i ragazzi, ma tutta la famiglia. Un ruolo di tutto rispetto deve essere dato ai genitori adottivi del bambino di Juno (interpretati da Jennifer Garner e Jason Bateman) raffigurati come i tipici borghesi ma con molte fratture insanabili, che in Juno avranno un’ascendente unico. I genitori di Juno sono stati parecchio criticati, per il loro comportamento piuttosto blando, perché sono stati molto comprensivi nei confronti della figlia. Molti critici hanno visto questa situazione troppo assurda: in un’America in cui si lotta affinché si faccia capire agli adolescenti che il sesso non è un passatempo con programmi e serie tv alquanto ambigue, non è stato visto bene un film del genere, perché non è tutto rosa e fiori. In parte hanno ragione, per un senso il film fa vedere le cose tutto rosa e fiori ma non è così, perché alcune scene sono proprio un simbolo di come sia difficile crescere, specie se si deve diventare di colpo adulti. A mio avviso, ci sono delle scene che smentiscono queste critiche (potrebbero essere uno SPOILER!): la scena della confessione della gravidanza, la decisione della gravidanza ed il pianto di Juno. Il film merita, nonostante i possibili difetti.

La trama in poche righe. Juno (interpretata da Ellen Page), adolescente apatica e sopra le righe, vive in una cittadina con il padre, la matrigna e la sorellastra. Una sera fa sesso con un suo amico di infanzia, Paulie Bleeker (interpretato da Michael Cera), scoprendo due mesi dopo di essere rimasta incinta. Juno è sconcertata, non può tenere il bambino perché non sa proprio come crescerlo e, con l’appoggio della sua amica Leah (interpretata da Olivia Thirlby), decide di abortire. Nel frattempo deve nascondere la cosa ai genitori (J.K. Simmons e Allison Janney), fino al giorno dell’operazione che la porterebbe ad abortire. Juno si sente insicura, è la scelta giusta? Sa che tenendo il bambino tutti vedranno cosa ha combinato e dovrà conviverci fino alla fine. Decide di non farlo, e di dare in adozione il bambino. Le cose non sono mai semplici come sembrano, a partire dal rapporto con Paulie

6 gennaio 2014

Letture Pesanti - Il quaderno di Maya, di Isabelle Allende

Buon 2014! Oggi riprendo il blog inserendovi la recensione di un libro. Negli ultimi mesi ho scoperto Isabelle Allende, e devo dire che questa scrittrice è davvero unica nel suo genere. Sa dare una forte intensità emotiva facendo vivere al lettore tutto lo splendore del racconto. Non usa un linguaggio complesso, il bello di Isabelle Allende sta proprio nella sua semplicità. Sebbene questa scrittrice sia molto prolissa e descrive minuziosamente ciò che svolgono i protagonisti, nonché l’ambiente che li circonda. Infatti, a volte il racconto può sembrare un po’ monotono e pesante per il continuo ripetere del quotidiano dei protagonisti. Ma la monotonia è spezzata con la novità, che fa leggere il libro tutto d’un fiato emozionandosi. I colpi di scena sono davvero delle novità che fanno alzare tantissimo la curiosità del lettore, non sono mai banali e buttati a caso. Isabelle Allende è una scrittrice molto intensa, è bravissima ad inserire elementi storici descrivendo bene le epoche insieme ad usi, costumi, elementi folkloristici e via di seguito.
Il libro di cui voglio parlarvi oggi è “Il quaderno di Maya” scritto dalla Allende nel 2011. È un racconto forte di una ragazza diciannovenne, tale Maya Vidal, che racconta in prima persona in forma di diario la sua storia. Sebbene Maya al momento in cui scrive si trovi in Cile, in particolare nell’isola di Chiloè ospite di un amico della nonna, la sua vita si svolge tra San Francisco e Las Vegas. Dicevo prima che è un racconto forte perché si parla della tossicodipendenza in primis, ma anche dell’abbandono infantile, di genitori assenti, di sbagli. La ragazza è nata da un incontro causale tra il padre aviatore e la madre hostess, infatti quest’ultima l’abbandona quando era ancora neonata, lasciandola tra le braccia del nonno paterno. Maya sentirà sempre questo abbandono, sentendosi frutto di uno sbaglio e arrabbiandosi con i suoi genitori per questo grosso errore. Sebbene i nonni suppliscono quasi in pieno l’assenza dei genitori, non riescono ad aiutarla. Purtroppo per Maya le cose non sono rose e fiori e la sua vita ha una svolta quando muore proprio il nonno. Per Maya, la morte del nonno, rappresenta un momento catastrofico, perché va via la persona che per lei era un’ancora di salvataggio nel mondo in tempesta in cui vive. Da questo momento in poi il baratro: sesso, droga, vagabondaggio …  la vita di Maya non ha più alcuna regolarità fino a quando non finirà in guai seri. Ma la nonna di Maya ha sempre un asso nella manica. È una donna risoluta che ha saputo sopravvivere e scappare dal regime di Pinochet, è riuscita a rifarsi una vita negli Stati Uniti.

Il racconto in molti punti potrebbe richiamare “Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino” per quanto riguarda la parte della tossicodipendenza, ma non è così perché sono inseriti momenti molto più crudi e anche un po’ romanzati. Mi è piaciuto molto la descrizione dello spaccato sociale del mondo buio e cupo di Maya, di come si sia lasciata andare alle amicizie sbagliate, alla droga. Questo racconto fa riflettere molto, non fa però provare pena per questa ragazza come si potrebbe pensare inizialmente ma fa provare rabbia. Ci si arrabbia con i genitori di Maya, ci si dispiace per la morte del nonno, ci si arrabbia con le “amiche” di Maya. Fa riflettere e pensare come possa fare una nonna a crescere un’adolescente problematica come Maya, come si riesce a sopportare il peso dell’irresponsabilità di un figlio. Si parla di responsabilità e di irresponsabilità, fatto con molta maestria e semplicità.