1 aprile 2014

Parliamo di musica - Il Gothic Metal

Il “Gothic Metal” rappresenta uno di quei generi che abbraccia moltissimo l’espressione del pensiero per quanto riguarda il considerare sé stessi. Genere che affonda le radici nel “Goth Rock”, è di origine scandinava e ciò è una delle caratteristiche più incisive. Questo non è un genere qualunque perché i vari artisti hanno portato un contributo del tutto personale, dando quel tocco in più che lo rende ancora più particolare. I pionieri del genere sono stati i Paradise Lost che con l’album “Lost Paradise” (e successivamente l’album “Gothic”), negli anni ‘90 hanno portato una vera e propria novità che ha coinvolto non solo le sonorità del “Doom Metal” ma ha rivoluzionato il panorama dell’epoca. E’ necessario parlare dei Type O Negative. Anche se per molti versi il loro sound si avvicina a quello dei Black Sabbath (è la loro band di ispirazione), la band ha rivoluzionato il “Gothic Metal” con la voce carismatica, profonda e cavernosa di Peter Steele, scomparso nell’aprile del 2010 dettando, così, lo scioglimento del gruppo. Le tematiche provocatorie e spesso ipnotiche, tristi, con lo spettro della morte dietro l’angolo e la lussuria onnipresente, ha portato un elemento che le band a venire ne hanno tenuto conto, ed è stato un’ulteriore ispirazione.
Il “Gothic Metal” o “Gothic” non è un genere per tutti perché non può piacere a primo impatto. Le sue tematiche, i suoi suoni lo rendono davvero unico e inconfondibile, nonostante vi sia la presenza e l’influenza delle “darkband. Le tematiche sono prese soprattutto dalla poesia cimiteriale inglese, la letteratura gotica del Settecento. Per intenderci, quella letteratura che nei propri romanzi parla della ricerca del sublime per far provare al lettore un piacere intenso nel leggere quelle storie, oltre a composizioni vere e proprie dei musicisti di versi incantevoli e aulici. Per me questa è una caratteristica che esprime non solo un pensiero ma soprattutto la personalità che è insita in ogni artista e in ogni musicista. Questo è un genere molto frammentato perché ci sono band che hanno accettato questa “etichetta” (anche se sarebbe improprio parlare di etichetta) di “Gothic band”, mentre altre non l’hanno accettata. E come non considerare ciò come un’espressione della propria personalità, cercare di farla considerare come unica nel suo genere e che non ha alcun bisogno di essere etichettata. Le etichette… è inevitabile, tutti quanti le mettiamo in tutto e in tutti.  Più le odiamo e più le usiamo, è inutile negarlo. Non si è mai liberi del tutto perché c’è sempre qualcosa che vorremo definire, dare un nome. In questo momento vi potreste ribellare a ciò che sto dicendo, disdegnate il mio discorso, non lo condividete. Ancora una volta vi invito a riflettere: non c’è stato un momento nella vostra vita in cui avreste voluto imporvi sulla scena? E nel modo di ribellarvi non c’è stato il pericolo di cadere nella definizione di uno stereotipo? Ho fatto mia la definizione di individuo della Psicologia, che credo che tutti dovremmo tenere a mente: “gli individui sono unici nel loro genere, non esiste al mondo un individuo uguale ad un altro”. Questa è per me la spiegazione di affermazione della personalità che si addice moltissimo alla definizione di questo genere.  Io lo adoro proprio per questo, è un’espressione veramente unica nel suo genere.

Ritornando al discorso, tra le sue caratteristiche musicali si ritrovano innanzitutto l’atmosfera che viene fatta dalle tastiere (peculiarità del genere) e le voci femminili. Per quanto riguarda le voci va fatto un discorso a parte perché ritroviamo la cosiddetta tecnica de “la bella e la bestia” introdotta dai Cradle of Filth e anche dai Theatre of Tragedy: voce pulita a tratti lirica femminile con lo scream, il growl maschile, spesso anche baritono. La voce femminile è piuttosto preminente, infatti la ritroviamo in quasi tutte le “Gothic” band e sono accompagnate da possenti e profonde voci maschili (ad esempio i Tristania). Va citato, inoltre, la tecnica diatatonica, tipica di band come i Leave’s Eyes, che prevede una voce femminile soffusa e delicata con la potenza del vibrato. Prima dicevo che ogni band ha portato un suo contributo: bisogna tenere conto il luogo di provenienza delle band perché il loro bagaglio culturale ha fatto un tutt’uno con questa musica. Tra le band che vengono più ricordate e citate per importanza e per sound ritroviamo: i Within Temptation (di origine olandese), la loro particolarità sta nell’aver messo insieme la tradizionale musica celtica con canti gregoriani, tirando fuori un mix chiamato “Symphonic”, i loro sono temi che prendono spunto dalla tradizione celtica. I Tristania (di origine norvegese), la loro particolarità sta nella voce femminile lirica e la voce maschile che in un primo tempo si alternava nel growl, nel pulito e nel lirico con accenni a canti gregoriani. Dopo l’addio di Morten Veland le cose sono cambiate, specie con l’addio di Vibeke Stene, che ha dettato nella band un vero e proprio cambiamento, per alcuni aspetti, radicale.
I Nightwish (di origine finlandese) che hanno condiviso lo stesso destino dei Tristania dopo l’abbandono di Tarja Turunen dal gruppo (accusatisi poi vicendevolmente della rottura via web), lasciando, così, il loro sound lirico – sinfonico e si sono buttati in un sound più rock con Annette Olzon, cosa che molti dei fan non hanno gradito. Recentemente, anche la Olzon ha detto addio alla band. Non ci resta che aspettare la nuova vocalist! Gli HIM (di origine finlandese) vanno citati per le loro tematiche bellissime sull’amore, infatti il loro stile è stato definito come “Love Metal”. Ora si sono allontanati parecchio dagli inizi, infatti è più un pop rock. I conterranei Lacuna Coil che hanno voce femminile e maschile pulite ed hanno riscosso un notevole successo sia in Europa che in Italia, ma il successo vero e proprio risiede negli Stati Uniti. Gli Evanescence (di origine statunitense), che hanno creato diversi problemi nella loro definizione e per molti aspetti si ispirano ai Lacuna Coil. Per alcuni versi sono “Gothic rock” per altri “Gothic Metal”, anche se la frontwoman Amy Lee ha ammesso che sono “Gothic Metal”.


Ci sarebbero ulteriori band da citare come gli Epica, i Leave’s Eyes, Theatre of Tragedy, i Cadaveria, Cradle of Filth, Moonspell, Sirenia, Paradise Lost, My Dying Bride, ecc. Da ricordare il filo conduttore con il “Black Metal” che, di recente, ha rappresentato un’ulteriore evoluzione del genere.

8 marzo 2014

Letture Pesanti - Bruciata viva, vittima delle leggi degli uomini - Suad

“… Al mio paese nascere donna è una maledizione …”
Libro che mi ha colpito molto per la storia cruda e orribile di questa donna, è fonte di forte riflessione. E’ un libro che deve essere letto non solo per sapere e capire le condizioni in cui vivono le donne del Medio Oriente ma è anche la scoperta di una cultura diversa dalla nostra, una cultura incentrata su un senso della famiglia molto diverso dal nostro. E’ un mondo in cui le tradizioni hanno il sopravvento su tutto e sopravvivono sul nuovo, anche se è vero che vengono riprese per spiegare certe consuetudini, modi di fare e di pensare. 

E’ una storia vera di una ragazza, il cui nome è lo pseudonimo di Suad per motivi di protezione, infatti le ragazze e le donne sopravvissute dalla condanna a morte dettata dalla famiglia vengono inserite in un programma “protezione testimoni”, dato che ci sono stati casi in cui le hanno rintracciate e le hanno uccise. Suad è stata condannata a morte dalla famiglia perché era rimasta incinta al di fuori del matrimonio, il padre del bambino era l’uomo di cui si era innamorata. Il carnefice è stato il cognato che ha tentato di ucciderla dandole fuoco con della benzina e Suad ha passato le pene dell’inferno in ospedale. Le donne sopravvissute al delitto d’onore vengono lasciate a loro stesse perché “tanto sarebbero morte per le ferite riportate”. Suad, in questo stato di salute, ha partorito il bambino e nemmeno se n’è accorta tanto del dolore che stava provando per le ustioni riportate. Per portarla via, la fondazione svizzera SURGIR (che si prende cura di queste donne) ha dovuto mentire alla famiglia, utilizzando come scusa quella di farla morire da un’altra parte. Da qui inizia la rinascita di Suad: viene adottata con il suo bambino da una famiglia europea, finalmente è libera di essere sé stessa e non deve avere paura di ciò che fa, si sposa con un altro uomo che ama ma la paura di essere abbandonata è sempre alta. Nonostante sia analfabeta ha trovato lavoro, ha avuto altri figli oltre al figlio che, ingiustamente, è stato causa della sua condanna a morte. Il suo essere sfigurata la fa vivere in un costante senso di vergogna perché le cicatrici delle ustioni l’hanno talmente sfigurata che anche d’estate deve girare coperta. E’ una sofferenza continua che le crea molto disagio con gli altri.

E’ un libro che io consiglio di leggere a molte mie coetanee (ho 24 anni), ma anche alle loro madri, zie, cugine, sorelle e amiche. Io da molti anni a questa parte la festa della donna ha cominciato a darmi fastidio anche se, essenzialmente, non capivo il perché avessi cominciato a nutrire questo risentimento. Quando ho letto questo libro mi è parso chiaro il perché: la donna, a furia di ribadire le pari opportunità ha perso di vista il motivo della sua battaglia. Ribadire le pari opportunità serve per avere la giustificazione di comportarsi come un uomo, non stare al suo livello e dimostrarsi capace nel lavoro come un uomo. Si è perso di vista il significato vero di pari opportunità, di donna, di femminilità. E’ vero che c’entra moltissimo l’immagine che si dà alla donna, la perfetta bambolina tutta corpo mozzafiato e senza cervello, una donna che deve mostrarsi. Io mi sono chiesta perché.

Perché dobbiamo mostrarci e non dimostrare? La donna è molto giudicata nel suo mostrarsi perché se non rispetta determinati canoni di bellezza e di portamento sono due le etichette che le si danno: la zitella e la puttana. Essere donna è essere libere, essere sé stesse anche se si è madri, zie, casalinghe, lavoratrici. Pari opportunità significa non solo di avere gli stessi diritti e opportunità dell’uomo ma anche dimostrare che la donna va oltre ai soliti stereotipi, non è solo angelo del focolare. C’è un detto famoso che recita “Quando si dice donna si dice danno”: è vero perché danno la vita, l’amore, una spalla forte per sopportare pesi più pressanti dei suoi. A volte la donna piange ma non è debolezza è sfogo, una valvola che permette di sopravvivere e andare avanti. Essere donne è meraviglioso, dobbiamo imparare a sapere, e a ricordarci soprattutto, quanto valiamo. Ognuna deve dimostrare che è stupenda, che le difficoltà passano perché siamo noi le vere forti per natura!


N.B. SURGIR è una fondazione svizzera rivolta alle donne e ai bambini di tutto il mondo, che sono vittime di crimini senza senso, giustificate da tradizioni sempre più insensate. Combatte da molto tempo contro l’ingiustizia che queste donne subiscono. Se ne volete sapere di più potete andare sul sito www.surgir.ch  

3 marzo 2014

Parliamo di Musica - Sisters of Mercy

Oggi riprendo a parlare di musica terminando il mio piccolo viaggio sui gruppi esponenti del dark rock. Vi parlo dei Sisters of Mercy.
I Sisters of Mercy si affacciano sul panorama musicale anni’80 divenendo un’icona del dark rock. I loro brani, insieme a quelli dei Bauhaus, sono stati quelli di maggior punta nelle discoteche dark. Era impossibile non rimanere immobili ai suoni sbarazzini e trascinanti. La band ha subìto diversi cambiamenti, l’unico membro rimasto è stato il solo cantante Andrew Eldricht insieme alla drum machine, la quale è divenuta a sua volta membro con il nome di Doktor Avalanche. I Sisters of Mercy sono stati tra i primi gruppi ad usare la drum machine, è la loro particolarità. Nonostante tutti i problemi e tutti i membri che si sono succeduti nei Sisters, la band, a partire dalla metà degli anni ‘90, non ha più pubblicato alcun album. Questo è dovuto al fatto che i Sisters si sono affermati come band indipendente, non hanno più sottoscritto alcun contratto con le major per protesta contro l’operato della casa discografica alla quale appartenevano. Nei concerti, ultimamente stanno presentando molti inediti, infatti potete trovare tra le nuove edizioni dei loro album dei live, che sono raccolte dei loro brani nuovi presentati ai live.

Dopo aver dato queste notizie, passiamo ad aspetti più importanti. I Sisters nascono come band post – punk, come il dark rock del resto. Sono molto importanti per le band a venire, nonostante siano rimasti nella nicchia dell’underground, hanno gettato le basi del Goth. La voce di Andrew è proprio la tipica voce dark maschile, cavernosa e profonda, melodica e ipnotizzante, che trascina. Come non rimanere inerti di fronte al vortice di “Temple of Love” o “More” o l’ipnotizzante “Marian”. 
I Sisters non si soffermano tanto su un solo tema, anche se ritroviamo sempre l’amore, ma ritroviamo la riflessione su se stessi come “I was wrong”. Ritroviamo temi onirici, come “Neverland”, “Lucretia, my reflection, “Alice” e tante altre. Anche se non hanno più pubblicato album, i nuovi pezzi live sono davvero unici, non solo per presentazione ma anche per il filone che i Sisters hanno sempre seguito.

Sui Sisters of Mercy purtroppo non c’è molto da dire. C’è da dire che vanno citati e non solo nel panorama dark. Vanno ascoltati e riascoltati, non sempre piacciono al primo impatto. Ascoltate i brani come quelli che ho citato, insieme a “Heartland”, “Body electric” e l’album “First and last and always”. Per i pezzi live vi consiglio la raccolta “Bootlegi”.


Qui chiudo il dark rock. La prossima volta ritornerò con il metal goth o gothic. Alla prossima!

24 febbraio 2014

La madre - L'amore di una madre è per sempre

Oggi ritorno con un nuovo film horror. Il film di oggi è piuttosto recente e mi è davvero piaciuto. “La madre” è il lungometraggio del corto “Mamà” di Andy Muschietti, uscito nel 2008. Il film è del 2013 ed è prodotto da Guillermo del Toro
Ma, se devo dirla tutta, il film in alcuni punti più che horror è drammatico. La storia è davvero commovente e forte, mancavano storie del genere nel panorama horror. E’ una storia profonda in cui l’amore sopravvive in un modo straordinario ma non come ce l’aspettiamo. Un amore corrotto dal tempo e dal dolore, dall’odio … un amore amaro, un’ombra rispetto a quello che era un tempo. Erano anni che non si vedeva un horror simile. Dovete sapere che gli horror di un tempo non facevano paura per le scene paurose o terrificanti. È vero che confrontando i film di oggi e i film di ieri gli effetti speciali sono cambiati tanto, alcuni possono anche far ridere e altri sono decisamente splatter. Ciò che mancava nel panorama odierno erano proprio le storie nei film horror. Infatti i vecchi film erano un racconto spaventoso, non tanto per gli effetti, ma per le storie che raccontavano. Pensiamo a “Suspiria” o “Profondo rosso: è la storia a far paura più che gli effetti speciali. Le scene forti ci sono, la presenza del fantasma è palpabile e lo spettatore quasi non vuole vedere questa presenza orrenda. Gli effetto speciali sono ben usati e mai banali, la renderizzazione del fantasma della madre è davvero fatta bene. Gli attori Jessica Chastain e Nikolaj Coster – Waldau (“Il trono di spade”), sebbene abbiano mai fatto film horror, sono stati adatti. Jessica Chastain (“The tree of life”, “Dark shadow”) è stata una rivelazione, è stato interessante scoprire la versatilità di questa attrice. Lo consiglio vivamente! 
La trama: Jeffrey (Nikolay Coster - Waldau) ha appena ucciso la moglie e il socio in affari, compiendo una strage nell’azienda presso la quale lavorava con la moglie. Ritorna a casa e prende le sue figlie, Victoria e Lily (Megan Charpentier, Isabelle Nèlisse), fuggendo senza una meta. Nella fuga ha un incidente e finisce fuori strada, più specificatamente in un bosco. L’uomo con le piccole trova una baracca per ripararsi e, una volta dentro, decide di uccidere le figlie. Poco prima di sparare, Jeffrey viene aggredito e ucciso da una strana figura per salvare Victoria e Lily. Da questo evento passano cinque anni e Luke (sempre Nikolay Coster - Waldau), fratello gemello di Jeffrey, cerca ancora disperatamente le due bambine. Annabel (Jessica Chastain), la compagna di Luke, è piuttosto titubante riguardo la ricerca che reputa impossibile; d’altronde se ciò fa stare meglio Luke lo appoggia incondizionatamente. Il colpo di scena arriva quando i due uomini che Luke aveva assunto trovano la baracca e le due bambine in uno stato selvaggio – animalesco. Da qui iniziano i problemi ma con un grande interrogativo: come hanno fatto Victoria e Lily a sopravvivere da sole nel bosco per cinque anni? Il dottor Dreyfuss (Daniel Kash) cerca di scoprirlo, vuole scoprire chi è la figura che le piccole invocano continuamente con il nome di “Madre”.

Non aggiungo nient’altro, vi rovinerei la bellezza dei colpi di scena!



17 febbraio 2014

Il trono di spade - Quando si gioca al gioco dei troni si vince o si muore

Quando si gioca al gioco dei troni, si vince o si muore!”
E’ una frase tratta da “Il trono di Spade”, saga fantasy che sta contando milioni di fan in tutto il mondo. La serie tv è ispirata all’omonima serie di libri scritta da George R.R. Martin, “Le cronache del ghiaccio e del fuoco”. Oggi mi limiterò a parlarvi della serie tv, visto che ancora non ho avuto modo di completare.
La serie tv, per ora, conta tre stagioni da dieci puntate l’una e cammina di pari passo ai libri: ogni stagione, infatti, si dedica ad un libro. L’idea di creare una serie tv anziché un film ha reso giustizia a questi libri che sarebbero risultati troppo sacrificati in una pellicola cinematografica. Infatti la collana dei libri è iniziata a fine anni ’90, la renderizzazione cinematografica ha avuto da sempre numerosi problemi. Innanzitutto la saga ancora è incompleta! Tutti i fan di Martin sono in attesa della conclusione di questa saga che sta tenendo con il fiato sospeso tutti. Su internet potete trovare numerosi blog e forum su tutte le congetture fatte negli anni dai lettori, che sono stati dei critici molto severi sulla serie tv. Le critiche che sono state avanzate hanno riguardato alcune scene e anche alcuni personaggi, del tutto sconosciuti nelle “Cronache”. Un esempio? La prostituta Ross, nei libri non è presente. Oppure l’omosessualità di Renly Baratheon: nei libri non si accenna mai alla sua omosessualità, Martin dà degli input al lettore per far capire le sfaccettature del personaggio, non è mai del tutto aperto.
Il mondo di Martin è un mondo medievale pieno, molto veritiero e spesso crudo, mai volgare ma con una sottigliezza nei particolari unica. Questo aspetto importantissimo che ha reso famosa la saga è stata riportata solo in parte. Ci sono state scene che non avevano senso, a mio parere non c’entrano molto con la saga. Alcune di queste scene mi hanno dato fastidio perché non hanno inciso moltissimo sulla trama, inoltre hanno modificato anche alcuni aspetti. Alcune sottigliezze e particolari non sono stati riportati, provocando in questo modo sbalzi di trama e confusione negli spettatori. Nonostante ciò, misteri, intrighi, guerre e altre vicende non annoiano mai: questa è una saga che merita in tv così come nella lettura. I colpi di scena sono all’ordine del giorno e il mondo fantastico in cui si svolge la vicenda è descritto in modo molto realistico: i costumi e i personaggi sono curati nei minimi particolari e riescono a coinvolgere lo spettatore rendendolo partecipe. I protagonisti, nella serie tv, hanno anni in più rispetto ai libri. Questa è stata una scelta, per me, abbastanza giusta per via dei risvolti.
Non mi resta che accennarvi un po’ di trama! Il trono di spade forgiato dai Targaryen vede tutte le spade dei nemici fuse a forma di trono. E’ un trono ambito e, nel gioco dei troni, ogni azione è concessa pur di arrivare ad ottenerlo. La storia inizia con la morte del Lord Primo Cavaliere John Arryn e l’arrivo a Grande Inverno del re Robert Baratheon (Mark Addy), detto l’usurpatore. Robert chiede all’amico fidato Eddard Stark (Sean Bean) di prendere il posto di John e di favorire le nozza tra suo figlio Joffrey (Jack Gleeson) e la figlia maggiore di Eddard, Sansa (Sophie Turner). Il lord non ha molta voglia di andarci, ma un incidente quasi mortale capitato a uno dei suoi figli minori, gli farà prendere la decisione di andare verso Approdo del Re, la capitale del regno. Purtroppo gli intrighi di palazzo sono dietro l’angolo e Eddard tenterà di difendere fino in fondo i principi di giustizia e di fedeltà, anche dopo la morte del caro amico Robert. Questa difesa estrema dei princìpi lo porterà ad uno scontro con Joffrey. Ned, purtroppo, subirà le pesanti conseguenze destinate a chi non riconosce Joffrey come legittimo erede e da qui inizierà la guerra! Si vedrà lo scontro tra la famiglia Stark e quella dei Lannister (nome della casata a cui appartiene la madre di Joffrey, Cercei (Lena Headney)) che detiene il potere alle spalle del figlio). 
Nel frattempo, al di la del mare stretto, gli ultimi eredi rimasti della famiglia Targaryen vogliono ritornare al luogo che gli spetta di diritto. Viserys (Harry Lloyd) decide di vendere la sorella minore Danaerys (Emilia Clarke) al barbaro dothrako Khal Drogo (Jason Momoa) per poter avere l’esercito. Ma l’avarizia e l’ira di Viserys lo porteranno alla morte mentre Danaerys porterà avanti il desiderio di tornare a casa e, con l’aiuto del suo sposo, otterrà il rispetto del suo nuovo popolo dimostrando di avere il sangue di drago che scorre nelle proprie vene.
Al di là della barriera (luogo misterioso e pieno di insidie), invece, si sono risvegliati gli Estranei, creature leggendarie e altamente letali. Jon Snow (Kit Harington), figlio bastardo di Eddard Stark, si è arruolato nei Guardiani della Notte, i guardiani che vigilano sulla barriera. Egli si renderà conto che ciò che la barriera cela è qualcosa di veramente mostruoso e dovrà mettercela tutta per fermare l’incombente minaccia.


A chi volesse leggere i libri devo dire che l’edizione italiana ha suddiviso ogni edizione originale in due libri. La serie è arrivata alla prima parte del terzo volume, “Tempesta di spade”, in Italia pubblicata con i volumi “Tempesta di Spade”, “I Fiumi della Guerra” e “Il portale delle tenebre”. Per chi non volesse uscire pazzo come me, sta uscendo una nuova edizione che riporta i volumi riuniti e sono identici all’edizione originale e sono in “pelle di drago” con uno stemma di una delle casate protagoniste. Buona Lettura e alla prossima con “Il Trono di Spade”! Per chi aspetta la quarta stagione: per marzo dovrebbe andare in onda, almeno negli Stati Uniti. Non so se da noi arriverà fra qualche mese o lo faranno in contemporanea. Su internet troverete tutte le informazioni!

 Buona Lettura e Buona visione con “Il Trono di Spade”!

13 febbraio 2014

L'ultimo bacio - L'amore è una cosa seria

“ ...  E con sguardo severo biascichi un malinconico Modugno, di quei violini suonati dal vento. L’ultimo bacio, mia dolce bambina, brucia sul viso come gocce di limone. L’eroico coraggio di un feroce addio, ma sono lacrime mentre fuori piove ..” 
Domani è San Valentino, la festa degli innamorati! Molti di voi diranno “Che barba” (per non dire altro, mi autocensuro). Io oggi voglio parlarvi di un film “d’amore” ma ponendovi una riflessione. Come festa quella di San Valentino è tra le più dolci dell’anno, perché credo che si debba dare omaggio a tutte le forme d’amore. L’amicizia, l’affetto per i familiari, l’amore ha mille modi di esprimersi! Con il film di oggi voglio concentrarmi sulle dinamiche amorose ma anche amicali. Sia quando finisce un amore che quando finisce un’amicizia le conseguenze sono dolorose e pesanti… Il film di oggi riguarda un regista italiano, che è amato / odiato: Gabriele Muccino. Il film è “L’ultimo bacio”, datato 2001, ha rivelato diversi talenti come Giovanna Mezzogiorno, Stefano Accorsi e altri. Il film ci espone diversi rapporti e diverse dinamiche, tutte intrecciate tra loro senza creare la minima confusione o annoiare lo spettatore. Muccino ha fatto anche il sequel dopo quasi dieci anni, “Baciami ancora” e seguiamo i protagonisti nella loro metamorfosi. Infatti i protagonisti sono in continua metamorfosi, sono sempre alla ricerca di un qualcosa che muta continuamente con l’età che avanza. Vediamo protagonisti che non accettano la realtà come Paolo o Alberto, i genitori di Giulia che si rendono conto dei loro sbagli nella loro vita di coppia e via di seguito. Il film riporta tante storie ma tutte collegate con loro ponendoci come “soluzione” finale del problema che la vita è una vera è propria salita e discesa e che bisogna sempre saper attrezzarsi a tutti gli ostacoli che essa ci pone. Ma a volte gli ostacoli siamo proprio noi stessi.
Se solo fossimo meno egoisti ed accettassimo la realtà per quello che è avremmo meno problemi, credetemi. Eppure io sono una che si fa molti problemi, però da quello che ho capito, per mia esperienza, è che si deve crescere prima o poi. Il non accettare gli eventi della vita non può portare mai a nulla di buono, specie se ci sono altri che dipendono da noi. In questo caso l’amore è importante, dimostrarlo è difficile. E’ semplice dire “ti amo”, più complesso è dimostrarlo e mantenerlo nel tempo. Il matrimonio non è una tomba ma non è nemmeno una passeggiata. Prendere un impegno e mantenerlo, non è mai facile, soprattutto a curarlo. Bisogna essere sempre disposti ad accettare gli eventi della vita. In fondo gli eventi succedono sempre per una ragione.
La trama: Carlo (Stefano Accorsi) e i suoi amici Adriano (Giorgio Pasotti), Paolo (Claudio Santamaria), Alberto (Marco Cocci) e Marco (Pierfrancesco Favino) vivono una crisi di mezz’età. In tre non accettano di avere trent’anni e tanto meno di avere determinate responsabilità. Carlo non si aspettava la gravidanza della fidanzata Giulia (Giovanna Mezzogiorno), che pretende il matrimonio ed una casa tutta loro. Adriano mette in crisi il matrimonio con Livia (Sabrina Impacciatore) per via della sua voglia di fuga. Paolo non accetta la malattia terminale del padre e la fine della relazione con la fidanzata Arianna, gettandosi così in una profonda crisi con sé stesso e di rifiuto della realtà. Alberto non riesce ad avere un rapporto stabile perché ancora eterno adolescente e non ha intenzione di crescere. Tutto uscirà fuori dal matrimonio di Marco, che farà riflettere ogni protagonista sulla sua vita. Le vite dei protagonisti, così complicate da loro stessi, si complicheranno ancor di più per la sindrome di Peter Pan latente in ognuno di loro, portando conseguenze più o meno indissolubili che li faranno riflettere e cambiare le loro vite per sempre.


Buon San Valentino a chi ama qualcuno, a chi ama gli animali, a chi ama i libri, a chi ama lo studio, a chi ama il suo lavoro, a chi ama la sua famiglia, a chi ama il mondo, a chi ama la musica, a chi ama cantare, a chi ama cucinare, a chi ama la spensieratezza o la serietà, a chi crede che il sesso di una persona non è un ostacolo, a chi ama Dio o Buddha o Allah o chi altro voglia, a chi combatte per la vita più che mai. Ma soprattutto Buon San Valentino a chi ama la vita per quello che è: un dono meraviglioso!

3 febbraio 2014

Letture Pesanti - Ricordi di un vicolo cieco di Banana Yoshimoto

… Quelle lacrime calde, che continuavano a scorrere, lavarono via il veleno che avevo dentro di me, e sentivo che finalmente la mia vita poteva cominciare davvero, avevo questa sensazione …

Oggi voglio parlarvi di un libro che mi ha colpito profondamente perché è stato uno dei pochi che mi ha fatto entrare in un mondo diverso dal mio e me lo ha fatto amare. Nonostante lo abbia letto qualche anno fa, lo ricordo ancora. Banana Yoshimoto è un’autrice tutta da scoprire e, anche se scrive in modo molto semplice, sa arrivare dritta al cuore. Questo libro è stato il primo che ho letto di quest’autrice: mi è stato regalato per Natale da una delle mie migliori amiche, dicendomi che era un libro che mi mancava. Quando mi sono ritrovata a leggerlo, la prima cosa che mi sono chiesta è stata: “Cosa dovrò aspettarmi da una che si chiama Banana?”. E’ proprio vero che, spesso, il pregiudizio o le cose scontate fanno chiudere gli occhi! Però ero troppo curiosa e si sa la curiosità è donna!

E’ un’autrice giapponese e, anche se i suoi temi sembrano scontati e semplici, sono una vera meraviglia. Ama descrivere la società giapponese e vedere come essa sia ,nelle sue sfaccettature, è stata una sorpresa inaspettata. E’ una società fatta non solo di lavoro folle per tutto il giorno tutti i giorni, ma è una società in cui i giovani amano i valori tradizionali e ci tengono molto ad inserirli nel contesto moderno in cui vivono. I giovani studiano, lavorano per poi fare esperienze, il più possibile all’estero, per poi sempre tornare a casa e rispettare fino in fondo la propria famiglia aiutandola, specie se la famiglia ha un’attività imprenditoriale o ristoratoria. Non so cosa mi abbia sorpreso, forse il loro senso del dovere, del lavoro … ma poi ho pensato: tutto il mondo è paese. Sapete perché ho pensato questo? Perché, in fin dei conti, anche noi giovani dell’occidente teniamo alla famiglia, lavoriamo presto per aiutare i nostri genitori e per permetterci esperienze all’estero, quindi tutte queste differenze non esistono, siamo tutti uguali sugli aspetti fondamentali della vita. Il libro contiene 5 mini – racconti in cui si narrano storie assolutamente non banali, forti ed è impossibile non rivedersi in almeno in una delle storie. Per me è un po’ difficile parlarne perché questi racconti sono riusciti a descrivere il mio stato d’animo in determinati momenti con tutte le sue sfaccettature. Leggerli è stato come leggere se stessi, leggere quelle cose che celiamo e nascondiamo per non farle sapere a nessuno, non perché non abbiamo voglia di parlarne ma perché consideriamo le parole futili, evanescenti, prive di senso. Ci sono emozioni difficili da descrivere e le parole, a volte, non bastano o sono superflue. Inizialmente, dopo la lettura breve ed intensa del libro, non riuscivo a parlarne, non l’ho più riletto. Non mi è mai capitato di non rileggere un libro, tranne una volta, con uno di Paulo Coelho che raccontava di un viaggio introspettivo – spirituale, quale “Il viaggio di Santiago”. Non riuscivo ad esternare nulla perché, ora lo capisco, negavo molte cose di me stessa, negavo appunto “quelle parole”, le negavo a me stessa … Solo ora riesco a parlarne, sono più matura e so che significato hanno veramente quelle parole e non devo più negarmi nulla.

Le parole … Forse è un insegnamento celato quello che Banana ha voluto dire in questo suo libro. Nel descrivere i modi di vivere, gli stili di vita, le tradizioni insieme al vecchio e al moderno, tra presente e futuro non dimenticando il passato, si modella la propria vita attraverso poche, forti e sane parole. Troppe parole fanno male, troppe parole sono superflue, troppe parole sono ridicole, insulse e senza significato.

I cinque racconti:

1.    La casa dei fantasmi” è una storia d’amore raccontata tra passato, presente e futuro in modo alquanto originale. E’ la storia di due ragazzi che, dai tempi dell’università, vivono con intensità una storia d’amore durata pochi giorni e che porteranno nel cuore per tutta la vita, fino a farla rivivere quando si rincontreranno da adulti capendo che quei fantasmi avevano predetto il loro futuro.

2.    Mammaa!” racconta come cambia la vita di una ragazza che subisce l’attentato (non riuscito) da parte di un collega che voleva vendicarsi dell’azienda per la quale lei lavora. Da quel momento la ragazza comincia a riflettere a fondo sulla sua vita.

3.    La luce che c’è dentro le persone” è una storia molto triste in cui la protagonista, una scrittrice affermata, ricorda il suo migliore (e unico) amico d’infanzia morto tragicamente e di come senta ogni giorno il vuoto che lui ha lasciato.

4.    La felicità di Tomo – chan” è una storia un po’ particolare in cui la protagonista, molto timida, ingenua, è sempre in armonia con se stessa. È innamorata di un uomo che è anche un suo collega e al quale non sa come avvicinarcisi. La protagonista ha un terribile segreto che con il passare del tempo è divenuto un peso che ha deciso di portare spontaneamente. Nonostante tutto, la ragazza è sempre osservata non da qualcuno ma da una presenza, che le è sempre stata accanto e lo sarà sempre, dandole forza per affrontare le difficoltà della vita.

5.    Ricordi di un vicolo cieco” è la storia di una ragazza che ha scoperto il tradimento del fidanzato durante i preparativi del matrimonio. Per riprendersi, decide di andare a stare, per una settimana, nell’appartamento sopra al locale di uno zio e lì conosce un ragazzo, uno dei baristi. Un ragazzo bello, simpatico, che fa gola a molte ragazze e che le dà coraggio e le infonde ottimismo aiutandola a riprendersi la vita che aveva speso per il suo ex fidanzato.