13 febbraio 2014

L'ultimo bacio - L'amore è una cosa seria

“ ...  E con sguardo severo biascichi un malinconico Modugno, di quei violini suonati dal vento. L’ultimo bacio, mia dolce bambina, brucia sul viso come gocce di limone. L’eroico coraggio di un feroce addio, ma sono lacrime mentre fuori piove ..” 
Domani è San Valentino, la festa degli innamorati! Molti di voi diranno “Che barba” (per non dire altro, mi autocensuro). Io oggi voglio parlarvi di un film “d’amore” ma ponendovi una riflessione. Come festa quella di San Valentino è tra le più dolci dell’anno, perché credo che si debba dare omaggio a tutte le forme d’amore. L’amicizia, l’affetto per i familiari, l’amore ha mille modi di esprimersi! Con il film di oggi voglio concentrarmi sulle dinamiche amorose ma anche amicali. Sia quando finisce un amore che quando finisce un’amicizia le conseguenze sono dolorose e pesanti… Il film di oggi riguarda un regista italiano, che è amato / odiato: Gabriele Muccino. Il film è “L’ultimo bacio”, datato 2001, ha rivelato diversi talenti come Giovanna Mezzogiorno, Stefano Accorsi e altri. Il film ci espone diversi rapporti e diverse dinamiche, tutte intrecciate tra loro senza creare la minima confusione o annoiare lo spettatore. Muccino ha fatto anche il sequel dopo quasi dieci anni, “Baciami ancora” e seguiamo i protagonisti nella loro metamorfosi. Infatti i protagonisti sono in continua metamorfosi, sono sempre alla ricerca di un qualcosa che muta continuamente con l’età che avanza. Vediamo protagonisti che non accettano la realtà come Paolo o Alberto, i genitori di Giulia che si rendono conto dei loro sbagli nella loro vita di coppia e via di seguito. Il film riporta tante storie ma tutte collegate con loro ponendoci come “soluzione” finale del problema che la vita è una vera è propria salita e discesa e che bisogna sempre saper attrezzarsi a tutti gli ostacoli che essa ci pone. Ma a volte gli ostacoli siamo proprio noi stessi.
Se solo fossimo meno egoisti ed accettassimo la realtà per quello che è avremmo meno problemi, credetemi. Eppure io sono una che si fa molti problemi, però da quello che ho capito, per mia esperienza, è che si deve crescere prima o poi. Il non accettare gli eventi della vita non può portare mai a nulla di buono, specie se ci sono altri che dipendono da noi. In questo caso l’amore è importante, dimostrarlo è difficile. E’ semplice dire “ti amo”, più complesso è dimostrarlo e mantenerlo nel tempo. Il matrimonio non è una tomba ma non è nemmeno una passeggiata. Prendere un impegno e mantenerlo, non è mai facile, soprattutto a curarlo. Bisogna essere sempre disposti ad accettare gli eventi della vita. In fondo gli eventi succedono sempre per una ragione.
La trama: Carlo (Stefano Accorsi) e i suoi amici Adriano (Giorgio Pasotti), Paolo (Claudio Santamaria), Alberto (Marco Cocci) e Marco (Pierfrancesco Favino) vivono una crisi di mezz’età. In tre non accettano di avere trent’anni e tanto meno di avere determinate responsabilità. Carlo non si aspettava la gravidanza della fidanzata Giulia (Giovanna Mezzogiorno), che pretende il matrimonio ed una casa tutta loro. Adriano mette in crisi il matrimonio con Livia (Sabrina Impacciatore) per via della sua voglia di fuga. Paolo non accetta la malattia terminale del padre e la fine della relazione con la fidanzata Arianna, gettandosi così in una profonda crisi con sé stesso e di rifiuto della realtà. Alberto non riesce ad avere un rapporto stabile perché ancora eterno adolescente e non ha intenzione di crescere. Tutto uscirà fuori dal matrimonio di Marco, che farà riflettere ogni protagonista sulla sua vita. Le vite dei protagonisti, così complicate da loro stessi, si complicheranno ancor di più per la sindrome di Peter Pan latente in ognuno di loro, portando conseguenze più o meno indissolubili che li faranno riflettere e cambiare le loro vite per sempre.


Buon San Valentino a chi ama qualcuno, a chi ama gli animali, a chi ama i libri, a chi ama lo studio, a chi ama il suo lavoro, a chi ama la sua famiglia, a chi ama il mondo, a chi ama la musica, a chi ama cantare, a chi ama cucinare, a chi ama la spensieratezza o la serietà, a chi crede che il sesso di una persona non è un ostacolo, a chi ama Dio o Buddha o Allah o chi altro voglia, a chi combatte per la vita più che mai. Ma soprattutto Buon San Valentino a chi ama la vita per quello che è: un dono meraviglioso!

3 febbraio 2014

Letture Pesanti - Ricordi di un vicolo cieco di Banana Yoshimoto

… Quelle lacrime calde, che continuavano a scorrere, lavarono via il veleno che avevo dentro di me, e sentivo che finalmente la mia vita poteva cominciare davvero, avevo questa sensazione …

Oggi voglio parlarvi di un libro che mi ha colpito profondamente perché è stato uno dei pochi che mi ha fatto entrare in un mondo diverso dal mio e me lo ha fatto amare. Nonostante lo abbia letto qualche anno fa, lo ricordo ancora. Banana Yoshimoto è un’autrice tutta da scoprire e, anche se scrive in modo molto semplice, sa arrivare dritta al cuore. Questo libro è stato il primo che ho letto di quest’autrice: mi è stato regalato per Natale da una delle mie migliori amiche, dicendomi che era un libro che mi mancava. Quando mi sono ritrovata a leggerlo, la prima cosa che mi sono chiesta è stata: “Cosa dovrò aspettarmi da una che si chiama Banana?”. E’ proprio vero che, spesso, il pregiudizio o le cose scontate fanno chiudere gli occhi! Però ero troppo curiosa e si sa la curiosità è donna!

E’ un’autrice giapponese e, anche se i suoi temi sembrano scontati e semplici, sono una vera meraviglia. Ama descrivere la società giapponese e vedere come essa sia ,nelle sue sfaccettature, è stata una sorpresa inaspettata. E’ una società fatta non solo di lavoro folle per tutto il giorno tutti i giorni, ma è una società in cui i giovani amano i valori tradizionali e ci tengono molto ad inserirli nel contesto moderno in cui vivono. I giovani studiano, lavorano per poi fare esperienze, il più possibile all’estero, per poi sempre tornare a casa e rispettare fino in fondo la propria famiglia aiutandola, specie se la famiglia ha un’attività imprenditoriale o ristoratoria. Non so cosa mi abbia sorpreso, forse il loro senso del dovere, del lavoro … ma poi ho pensato: tutto il mondo è paese. Sapete perché ho pensato questo? Perché, in fin dei conti, anche noi giovani dell’occidente teniamo alla famiglia, lavoriamo presto per aiutare i nostri genitori e per permetterci esperienze all’estero, quindi tutte queste differenze non esistono, siamo tutti uguali sugli aspetti fondamentali della vita. Il libro contiene 5 mini – racconti in cui si narrano storie assolutamente non banali, forti ed è impossibile non rivedersi in almeno in una delle storie. Per me è un po’ difficile parlarne perché questi racconti sono riusciti a descrivere il mio stato d’animo in determinati momenti con tutte le sue sfaccettature. Leggerli è stato come leggere se stessi, leggere quelle cose che celiamo e nascondiamo per non farle sapere a nessuno, non perché non abbiamo voglia di parlarne ma perché consideriamo le parole futili, evanescenti, prive di senso. Ci sono emozioni difficili da descrivere e le parole, a volte, non bastano o sono superflue. Inizialmente, dopo la lettura breve ed intensa del libro, non riuscivo a parlarne, non l’ho più riletto. Non mi è mai capitato di non rileggere un libro, tranne una volta, con uno di Paulo Coelho che raccontava di un viaggio introspettivo – spirituale, quale “Il viaggio di Santiago”. Non riuscivo ad esternare nulla perché, ora lo capisco, negavo molte cose di me stessa, negavo appunto “quelle parole”, le negavo a me stessa … Solo ora riesco a parlarne, sono più matura e so che significato hanno veramente quelle parole e non devo più negarmi nulla.

Le parole … Forse è un insegnamento celato quello che Banana ha voluto dire in questo suo libro. Nel descrivere i modi di vivere, gli stili di vita, le tradizioni insieme al vecchio e al moderno, tra presente e futuro non dimenticando il passato, si modella la propria vita attraverso poche, forti e sane parole. Troppe parole fanno male, troppe parole sono superflue, troppe parole sono ridicole, insulse e senza significato.

I cinque racconti:

1.    La casa dei fantasmi” è una storia d’amore raccontata tra passato, presente e futuro in modo alquanto originale. E’ la storia di due ragazzi che, dai tempi dell’università, vivono con intensità una storia d’amore durata pochi giorni e che porteranno nel cuore per tutta la vita, fino a farla rivivere quando si rincontreranno da adulti capendo che quei fantasmi avevano predetto il loro futuro.

2.    Mammaa!” racconta come cambia la vita di una ragazza che subisce l’attentato (non riuscito) da parte di un collega che voleva vendicarsi dell’azienda per la quale lei lavora. Da quel momento la ragazza comincia a riflettere a fondo sulla sua vita.

3.    La luce che c’è dentro le persone” è una storia molto triste in cui la protagonista, una scrittrice affermata, ricorda il suo migliore (e unico) amico d’infanzia morto tragicamente e di come senta ogni giorno il vuoto che lui ha lasciato.

4.    La felicità di Tomo – chan” è una storia un po’ particolare in cui la protagonista, molto timida, ingenua, è sempre in armonia con se stessa. È innamorata di un uomo che è anche un suo collega e al quale non sa come avvicinarcisi. La protagonista ha un terribile segreto che con il passare del tempo è divenuto un peso che ha deciso di portare spontaneamente. Nonostante tutto, la ragazza è sempre osservata non da qualcuno ma da una presenza, che le è sempre stata accanto e lo sarà sempre, dandole forza per affrontare le difficoltà della vita.

5.    Ricordi di un vicolo cieco” è la storia di una ragazza che ha scoperto il tradimento del fidanzato durante i preparativi del matrimonio. Per riprendersi, decide di andare a stare, per una settimana, nell’appartamento sopra al locale di uno zio e lì conosce un ragazzo, uno dei baristi. Un ragazzo bello, simpatico, che fa gola a molte ragazze e che le dà coraggio e le infonde ottimismo aiutandola a riprendersi la vita che aveva speso per il suo ex fidanzato.

27 gennaio 2014

Letture Pesanti - Harry Potter: le favole moderne che fanno emozionare

A Londra c’era una bimba di nome Joanne Kathleen Rowling detta J K. La piccola scriveva storie sognando di diventare una scrittrice in piena regola e, da adulta, aveva in mente un mondo tutto incantato, una vera e propria realtà parallela. J K lavorava in un bar, la sua non era una vita facile, non c’era molto posto per la fantasia. Durante un viaggio in treno da Manchester a Londra delineò tutti i personaggi di questo suo mondo fantastico, ma non aveva molto tempo per scrivere perché lavorava in un bar. Nelle pause dal lavoro, i tovaglioli di carta del bar diventavano fogli sui quali descriveva storie incantante con un bambino speciale come protagonista. Si rese conto che più scriveva di quel bambino e più quel bambino diventava “suo”. J K capì che voleva dargli una vita speciale e felice. Nonostante tutte le difficoltà e i “blocchi artistici”, provando e riprovando, J K riuscì a trovare la strada giusta! Finalmente, proprio come nelle favole, fu in grado di donare al bambino la felicità tanto desiderata.

Questa non è una storiella inventata, questa è la storia della nascita di un fenomeno mondiale: il fenomeno “Harry Potter”. So già che molti storceranno il naso ma vi invito a rivedere questa storia che, purtroppo, nei film non è sempre stata descritta in tutte le sue sfaccettature. La saga di “Harry Potter” ha segnato la mia intera adolescenza che mi ha fatto sognare e immaginare quel mondo così fantastico, ma così simile alla realtà. Non è stata solamente una storia magica su maghi e streghe, una dolce storia per bambini che piace anche agli adulti, è stata molto di più. E’ stata una storia incredibile che ha visto crescere un bambino seguendolo in tutte le sue fasi fino a vederlo uomo. La saga conta 7 libri, la scrittura è molto scorrevole e semplice nonostante la storia sia molto intricata e ricca di particolari. Verso la fine della storia, specie nell’ultimo libro, a mio parere, la Rowling si è come ripetuta e il racconto può essere risultato monotono ma ciò non ha intaccato assolutamente l’intero contenuto. Purtroppo, quando si prolunga la storia per parecchio tempo, c’è il rischio che essa diventi pesante e noiosa. Dire cosa mi sia piaciuto maggiormente è difficile. “Harry Potter” è una grande storia d’amore: è la forza dell’amore che spinge a fare cose inimmaginabili, a trovare il coraggio, a reagire dinnanzi le difficoltà della vita. I personaggi hanno un proprio carattere, vivono nella storia e sembra di trovarseli davanti mentre si legge. I personaggi sono veramente tanti e ognuno di loro è importante, anche chi ha un ruolo secondario. Ciò che non mi è piaciuto molto nei film è stato proprio lo sviluppo dei personaggio. E’ vero che in un film non si può riportare ogni parola del libro, ma è anche vero che nel film (specie dal quarto capitolo in poi) la storia viene molto romanzata. Vi metto come sono i personaggi più importanti secondo la visione del libro:

Harry Potter: rimasto orfano, vorrebbe una vera famiglia che lo ami e lo accolga. A volte è apatico e litigioso, altre invece è talmente sopraffatto dalla paura di perdere coloro i quali vuole bene tale da risultare impulsivo e pieno di coraggio. Tutto ciò che fa Harry lo fa per istinto di sopravvivenza e per amicizia.

Hermione: è una vera sorpresa perché la Rowling con lei ha voluto mettere in risalto come una ragazzina saputella tutta libri e capelli improponibili possa diventare uno splendore di ragazza, forte e coraggiosa. Hermione ha dovuto compiere scelte difficili, a volte la sua razionalità è l’unica fonte di forza che le permette di sopravvivere in due mondi diversi ma che fanno parte di lei.

Ron: è un personaggio molto chiuso, si sente sempre all’ombra ed inetto per via dei fratelli più grandi e della povertà della sua famiglia. Ad un certo punto, Ron si rende conto quanto possa essere forte e di grande sostegno ad Harry e per Hermione.

 
Ci sono veramente tanti e tanti altri personaggi di cui vorrei parlare, ne avrei per settimane.

Una parola, però, vorrei spenderla per Albus Silente e Severus Piton. Le loro storie sono tra le più commoventi e toccanti e fanno capire come la grandezza di un uomo non dipenda dal suo nome o dalla sua fama ma dalle sue gesta. Purtroppo, nei film, non hanno fatto capire la grandezza di questi due personaggi e questo mi spinge di più a farvi capire cosa celano questi grandissimi eroi! La Rowling è stata parecchio criticata su Albus Silente perché (SPOILER da qui in poi!!!!) lo ha voluto omosessuale. Infatti la sua relazione finita in tragedia, è stata oggetto di una critica secondo me insensata. La critica si basava sul fatto che il personaggio non doveva essere gay perché il libro era destinato per lo più ad un pubblico per bambini. Io, però, non credo che questa critica possa avere fondamento perché questo aspetto dei libri ci fa capire solamente come si è evoluto un personaggio e perché ha compiuto determinate azioni. D’altro canto non c’è alcuna descrizione di scene che possano turbare dei bambini, anzi il libro su questo è piuttosto contenuto sia per grandi che per piccini. Silente è un mentore, un uomo che rivede sempre i suoi errori e un grande stratega. Tutto ciò che fa nasconde sempre una motivazione profonda. Severus Piton, invece, è il personaggio che ho amato di più. Mi aspettavo che nel corso dei libri la sua vita sentimentale potesse evolvere ma non avrei mai pensato raggiungesse i livelli ottenuti. Il suo personaggio rappresenta, in tutto e per tutto, il modo in cui si descrive l’amore nell’intera saga: tormentato, triste, cattivo, inaffidabile, traditore … Piton è il personaggio che vive in continua balia dell’amore che prova per la donna amata da tutta una vita. E’ uno dei miei personaggi preferiti perché ha saputo affrontare i suoi errori, anche se ciò ha comportato la perdita di ogni cosa.

Che posso dirvi più! Spero di non avervi annoiato, c’è molto da dire su “Harry Potter”. Spero di avervi fatto capire, almeno, in generale che non è una storia superficiale. Vi lascio due righe su come inizia la storia del maghetto Harry Potter … Fatto il misfatto!!!

Harry Potter è un bambino di dieci anni che vive con zia Petunia, Zio Vernon e Dudley, loro figlio. Gli zii sono dei veri prepotenti, non lasciano alcuno spazio ad Harry, tutte le attenzioni sono rivolte a Dudley. Harry si sente triste per questo, vorrebbe che mamma e papà fossero lì con lui … Un giorno gli arriva una lettera ma gli zii la distruggono. Cominciano, così, numerosi fatti strani, fatti che comunque circondano la vita di Harry da sempre. Gli zii decidono di andare in un’isola remota per scampare alla sequela di fatti strani ma la notte vengono raggiunti da un uomo possente, enorme, di nome Hagrid. Hagrid, che nonostante l’aspetto è un uomo dolcissimo, dà ad Harry la lettera e il piccolo scopre di essere un mago, come i suoi genitori. Da qui avrà inizio un’avventura che porterà Harry a grandi sacrifici e a grandi lotte, affrontando tutto con grande coraggio e dignità. Ma non sarà da solo! Ci saranno i suoi migliori amici al suo fianco, Ron ed Hermione, conosciuti sul treno per Hoghwarts, la scuola di magia e di stregoneria più famosa al mondo.

 

13 gennaio 2014

Juno - Quando l'adolescenza è problematica

“… Beh, scusa se ho fatto sesso con te. Lo so che non è stata una tua idea …”

Il film di cui vi parlerò oggi è molto particolare, tratta con ironia e leggerezza un tema molto delicato: la gravidanza durante l’adolescenza. Ci sono delle situazioni molto particolari che possono succedere nell’arco della vita, non si sa mai come affrontarle, e quando si trova il modo ci si chiederà continuamente se è la scelta giusta o meno.  L’adolescenza è uno dei momenti più delicati della vita: ci permette di capire chi siamo, le nostre inclinazioni e anche aspirazioni (a volte assurde!). Avere alle spalle qualcuno che può consigliarci e sostenerci è sempre un bene, e vale per tutta la vita. La storia di questo film è molto particolare. E’ il frutto della trasposizione di un racconto, ma stavolta non è un libro bensì un blog. L’autrice del blog si chiama Diablo Cody e ha collaborato moltissimo con gli sceneggiatori, dando quel tocco molto femminile, un po’ alternativo ma anche infantile ed ingenuo come Juno, la protagonista del film. E’ stato presentato al Festival Internazionale del Film di Roma nel 2007, dove ha vinto il premio Marco Aurelio al miglior film.
Che dire di “Juno”? È particolare, in alcune parti del film potrebbe farvi venire i nervi oppure annoiarvi, è un film che prende questo tema senza dare una propria opinione, è come se si volesse far vedere le cose dall’ottica dei ragazzi usando il loro linguaggio e il loro modo di fare. A suo modo è anche una storia d’amore che non riguarda solo i ragazzi, ma tutta la famiglia. Un ruolo di tutto rispetto deve essere dato ai genitori adottivi del bambino di Juno (interpretati da Jennifer Garner e Jason Bateman) raffigurati come i tipici borghesi ma con molte fratture insanabili, che in Juno avranno un’ascendente unico. I genitori di Juno sono stati parecchio criticati, per il loro comportamento piuttosto blando, perché sono stati molto comprensivi nei confronti della figlia. Molti critici hanno visto questa situazione troppo assurda: in un’America in cui si lotta affinché si faccia capire agli adolescenti che il sesso non è un passatempo con programmi e serie tv alquanto ambigue, non è stato visto bene un film del genere, perché non è tutto rosa e fiori. In parte hanno ragione, per un senso il film fa vedere le cose tutto rosa e fiori ma non è così, perché alcune scene sono proprio un simbolo di come sia difficile crescere, specie se si deve diventare di colpo adulti. A mio avviso, ci sono delle scene che smentiscono queste critiche (potrebbero essere uno SPOILER!): la scena della confessione della gravidanza, la decisione della gravidanza ed il pianto di Juno. Il film merita, nonostante i possibili difetti.

La trama in poche righe. Juno (interpretata da Ellen Page), adolescente apatica e sopra le righe, vive in una cittadina con il padre, la matrigna e la sorellastra. Una sera fa sesso con un suo amico di infanzia, Paulie Bleeker (interpretato da Michael Cera), scoprendo due mesi dopo di essere rimasta incinta. Juno è sconcertata, non può tenere il bambino perché non sa proprio come crescerlo e, con l’appoggio della sua amica Leah (interpretata da Olivia Thirlby), decide di abortire. Nel frattempo deve nascondere la cosa ai genitori (J.K. Simmons e Allison Janney), fino al giorno dell’operazione che la porterebbe ad abortire. Juno si sente insicura, è la scelta giusta? Sa che tenendo il bambino tutti vedranno cosa ha combinato e dovrà conviverci fino alla fine. Decide di non farlo, e di dare in adozione il bambino. Le cose non sono mai semplici come sembrano, a partire dal rapporto con Paulie

6 gennaio 2014

Letture Pesanti - Il quaderno di Maya, di Isabelle Allende

Buon 2014! Oggi riprendo il blog inserendovi la recensione di un libro. Negli ultimi mesi ho scoperto Isabelle Allende, e devo dire che questa scrittrice è davvero unica nel suo genere. Sa dare una forte intensità emotiva facendo vivere al lettore tutto lo splendore del racconto. Non usa un linguaggio complesso, il bello di Isabelle Allende sta proprio nella sua semplicità. Sebbene questa scrittrice sia molto prolissa e descrive minuziosamente ciò che svolgono i protagonisti, nonché l’ambiente che li circonda. Infatti, a volte il racconto può sembrare un po’ monotono e pesante per il continuo ripetere del quotidiano dei protagonisti. Ma la monotonia è spezzata con la novità, che fa leggere il libro tutto d’un fiato emozionandosi. I colpi di scena sono davvero delle novità che fanno alzare tantissimo la curiosità del lettore, non sono mai banali e buttati a caso. Isabelle Allende è una scrittrice molto intensa, è bravissima ad inserire elementi storici descrivendo bene le epoche insieme ad usi, costumi, elementi folkloristici e via di seguito.
Il libro di cui voglio parlarvi oggi è “Il quaderno di Maya” scritto dalla Allende nel 2011. È un racconto forte di una ragazza diciannovenne, tale Maya Vidal, che racconta in prima persona in forma di diario la sua storia. Sebbene Maya al momento in cui scrive si trovi in Cile, in particolare nell’isola di Chiloè ospite di un amico della nonna, la sua vita si svolge tra San Francisco e Las Vegas. Dicevo prima che è un racconto forte perché si parla della tossicodipendenza in primis, ma anche dell’abbandono infantile, di genitori assenti, di sbagli. La ragazza è nata da un incontro causale tra il padre aviatore e la madre hostess, infatti quest’ultima l’abbandona quando era ancora neonata, lasciandola tra le braccia del nonno paterno. Maya sentirà sempre questo abbandono, sentendosi frutto di uno sbaglio e arrabbiandosi con i suoi genitori per questo grosso errore. Sebbene i nonni suppliscono quasi in pieno l’assenza dei genitori, non riescono ad aiutarla. Purtroppo per Maya le cose non sono rose e fiori e la sua vita ha una svolta quando muore proprio il nonno. Per Maya, la morte del nonno, rappresenta un momento catastrofico, perché va via la persona che per lei era un’ancora di salvataggio nel mondo in tempesta in cui vive. Da questo momento in poi il baratro: sesso, droga, vagabondaggio …  la vita di Maya non ha più alcuna regolarità fino a quando non finirà in guai seri. Ma la nonna di Maya ha sempre un asso nella manica. È una donna risoluta che ha saputo sopravvivere e scappare dal regime di Pinochet, è riuscita a rifarsi una vita negli Stati Uniti.

Il racconto in molti punti potrebbe richiamare “Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino” per quanto riguarda la parte della tossicodipendenza, ma non è così perché sono inseriti momenti molto più crudi e anche un po’ romanzati. Mi è piaciuto molto la descrizione dello spaccato sociale del mondo buio e cupo di Maya, di come si sia lasciata andare alle amicizie sbagliate, alla droga. Questo racconto fa riflettere molto, non fa però provare pena per questa ragazza come si potrebbe pensare inizialmente ma fa provare rabbia. Ci si arrabbia con i genitori di Maya, ci si dispiace per la morte del nonno, ci si arrabbia con le “amiche” di Maya. Fa riflettere e pensare come possa fare una nonna a crescere un’adolescente problematica come Maya, come si riesce a sopportare il peso dell’irresponsabilità di un figlio. Si parla di responsabilità e di irresponsabilità, fatto con molta maestria e semplicità.

 

29 dicembre 2013

Once upon a time - Le favole sono reali!

Le favole sono racconti di avventure fantastiche, meravigliose, che attraggono sia grandi che piccini. Fanno immaginare scenari bellissimi perché la fantasia prende vita, è quasi impossibile fermarsi. E se il mondo delle favole incrociasse il mondo reale? Se le persone con cui parliamo in realtà sono i personaggi delle favole? Oggi vi parlo di “C’era una volta – Once upon a time”, serial tv che sta spopolando.

La serie tv statunitense per il momento conta quasi tre stagioni. In Italia, ancora, la terza stagione è inedita, mentre negli Stati Uniti è in corso. Questa serie tv mi piace tantissimo, è riuscita a dare equilibrio agli elementi fantastici con quelli reali. I creatori della serie tv sono Adam Horowitz ed Edward Kitsis, che avevano concepito la serie già da molto tempo prima di unirsi alla produzione di “Lost”. Infatti in “Once upon a time” ritroviamo i tipici flashback e flashforward di “Lost”. Anche se la serie, almeno fino a metà della seconda stagione, risulta un tantino caotica, perdere anche un solo dialogo significa perdere l’intero filo della storia. I flash nel mondo delle favole aiutano tantissimo a capire, ma questo cross over continuo tra futuro e passato spesso fanno confondere. Il mondo fantastico è stato reso molto bene, sia per quanto riguarda le storie che per gli effetti speciali. Per quanto riguarda le location, il mondo fantastico è un po’ penalizzato, il più delle volte si nota che è fatto con la computer grafica. Per il resto, le location all’aperto come le foreste o il mare aperto sono davvero ben rese. Per le favole il discorso è un po’ articolato.
Le favole sono prese sia dalla tradizione che dal mondo Disney, come ad esempio Mulan, Biancaneve. Anche se gli autori hanno preso anche da altre storie come Frankeinstein o Robin Hood, hanno voluto rendere più vario questo mondo collegandolo ad altri. I personaggi della serie sono tanti, come anche in “Lost” del resto. Quasi tutti i protagonisti hanno la loro vita nel mondo delle favole e hanno, quindi, due identità.  Descriverli tutti, al momento, rende tutto ingarbugliato e posso dare spoiler a chi non ha ancora visto la serie. Per ora mi limito a descrivere grosso modo la storia nelle stagioni, dandovi qualche assaggio della terza. Nella trama vi riporto entrambi i nomi dei personaggi, così da capire il doppio ruolo degli attori. Attenzione SPOILER!!

La trama: Regina/ Sindaco Mills (Lana Parrilla), per vendicarsi di Biancaneve /Mary Margaret (Ginnifer Goodwin) e del Principe James “Azzurro”/ David Nolan (Josh Dallas), decide di gettare un sortilegio sul mondo delle favole. Questo sortilegio porta i protagonisti delle favole nel mondo reale, più specificatamente nella cittadina fantasiosa di Storybrook. Regina, in questo modo, può vivere il suo lieto fine mentre gli altri non possono. Infatti, gli altri personaggi non solo non hanno alcun ricordo della loro vita nelle favole ma conducono vite differenti. La magia a Storybrok non esiste, infatti Regina ha fatto in modo tale che gli altri non possano avvantaggiarsene. Solo Henry (Jared S. Gilmore), il figlio adottivo di Regina, capisce che c’è un collegamento tra il mondo delle favole e quello reale. Per questo si fa aiutare dalla sua madre naturale, Emma Swan (Jennifer Morrison) per svelare il mistero.
Nella seconda stagione il sortilegio è spezzato, la magia è tornata e i protagonisti hanno riacquistato la memoria. Storybrook viene scoperta al mondo esterno e quindi tutti i protagonisti devono cercare di celare nuovamente la città. Nel frattempo, alcuni protagonisti come Emma e Mary Margaret ritornano nel mondo delle favole per salvarlo. Nella terza stagione ritroviamo nuovamente Emma nel mondo delle favole, più precisamente nell’isola che non c’è insieme a Regina per salvare Henry dalle grinfie dei bambini sperduti.

Questa è l’ultima recensione dell’anno. Vi voglio ringraziare per l’attenzione mostratami e per il seguito. Vi invito ad iscrivervi sulla pagina facebook del blog scrivendo nella ricerca Nato da un desiderio. In questo modo siete sempre aggiornati su ciò che faccio e potete leggere gli articoli tramite i link. Vi auguro un Felice Anno Nuovo e che il vostro lieto fine si avveri!! All’anno prossimo con nuove recensioni! Enjoy!

22 dicembre 2013

Nightmare before Christmas - Una favola dark dal sapore natalizio


È arrivato il Natale! L’aria è frizzantina, l’albero luccica in salotto, i regali sono già stati fatti. Tutti coperti con sciarpe, cappelli, guanti andiamo in giro per sbrigare le ultime cose, tutto è pronto per una delle feste più belle dell’anno. Arriva la mattina di Natale e la prima cosa che si fa è scartare i regali. I bambini sono professionisti in questo, fantasticano su questo giorno già da mesi, immaginando avventure fantastiche per arrivare a scartare il dono tanto desiderato. E noi adulti immaginiamo ancora la magia del Natale? Purtroppo il Natale non è facile per molti di noi, la magia non la sentiamo più. Ma il cinema viene in nostro aiuto. La magica fabbrica dei sogni ha il potere di farci sentire meno soli, e per Natale ci fa ricordare quanto magica sia questa festa. Oggi voglio parlarvi di “Nightmare before Christmas”, opera di Tim Burton ma diretto da Henry Selick nel 1993. Per me è uno dei classici di Natale che non si possono non citare. Tim Burton, con questo film, ha tirato fuori il suo lato fanciullesco fatto di dolcezza e di avventure fantastiche. Anche se ritroviamo sempre lo stile dark tipico dei film di Tim Burton, si sposa benissimo con questa romantica storia natalizia. La voce di Jack Skeletron, nella traduzione italiana, è prestata nientepopodimeno che da Renato Zero!
 
 
Ciò aggiunge ancor più magia a questo film che, già di per sé, è magico. Il film ha una trama abbastanza semplice, lineare, ma ciò che lo rende unico non è tanto la storia ma le animazioni, le sfaccettature dei vari personaggi. Tutto è dato da un funzionamento ed un incastro unico, originale che colpisce al cuore grandi e piccini. “Nightmare before Christmas” è un film dolce, non ci sono scene violente ma nemmeno smielate, è un equilibrio perfetto di suspense ed amore. I personaggi sono ben delineati, i monologhi sono molto originali e sono tutti adattati perfettamente. I personaggi sono ben resi anche nell’animazione, anche se magari può essere un’animazione un po’ grottesca rispetto ad oggi, per l’epoca è stato un grandissimo risultato. Tutto è stato realizzato in stop motion, Tim Burton ha usato molto questa
tecnica in altri film, se ci fate caso. Il film è una parodia del poema “The night before Christmas”. Ciò che mi colpisce più di questo film è il suo messaggio. Nella sua semplicità insegna che la presenza di noi è importante, le persone che ci stanno accanto sono quelle cui dobbiamo avere più riguardo. Dobbiamo pensare che il lavoro che svolgiamo per qualcuno è davvero importante e che aspetta noi per avere quella magia della vita. Anche se ciò significa aspettare.

 
 La trama: Nel Paese di Halloween si festeggia sempre la festa più spaventosa dell’anno. A condurre i divertimenti è Jack Skeletron, il re della festa di Halloween. Ma Jack è stanco ed annoiato. La festa di Halloween non lo diverte più, vorrebbe qualcosa di diverso, che non sia scontato. Un giorno, mentre girovagava per la foresta, si ritrova in un punto mai visto. Ci sono degli alberi che Jack non aveva mai visto: sono gli “Alberi delle Feste più Liete”. Ogni albero ha una porta che conduce in un mondo in cui si festeggia una determinata festa. Jack sceglie la porta ad albero di Natale e viene catapultato nel mondo di Babbo Natale. Osservando Babbo Natale all’opera, Jack viene assorbito completamente dallo spirito natalizio. Ne diverrà così ossessionato che farà del Natale una visione distorta fino alla decisione più improbabile: diventare lui stesso Babbo Natale e prendere il suo posto. Ma le cose non andranno nel verso giusto, ma ad aiutarlo ci sono la dolcissima Sally, il trio composto da Vado, Vedo e Prendo ed il cane Zero.

Non mi resta che augurarvi Buon Natale e buone feste a tutti voi, nessuno escluso!!