5 novembre 2013

Parliamo di musica - Bauhaus

Gruppo di definizione post- punk, compare sulle scene musicali degli anni ’80 e si inserisce nel quadro del “Gothic Rock” insieme a Cure, Siouxie and the Banshees e Joy Division (New Order oggi) . Il loro sound ha molti punti in comune soprattutto con i Cure, infatti si denotano moltissime assonanze nell’uso delle tastiere, i suoni profondi di basso e stridulo forte delle chitarre dando quella scossa di energia che non guasta. Il loro nome deriva dal movimento culturale tedesco “Bauhaus” , la scuola d’arte nata nel 1919.
I Bauhaus sono sempre un gruppo che mi hanno attratto. Sebbene io preferisca di gran lunga i Cure, i Bauhaus non sono da evitare, anzi. Il loro suono psichedelico ha dato quel tocco in più ad un genere che ne aveva bisogno, un tocco necessario secondo me. Nei cantanti e nelle band a venire (ad esempio Bjork e Placebo) si sente parecchio il suono psichedelico e a me viene in mente proprio questo gruppo. Nonostante la loro storia sia piuttosto movimentata (si sono sciolti e ricomposti dopo ben 15 anni!) hanno un’espressione profonda, vanno ad analizzare una parte che i Cure non sempre fanno e questa è la loro particolarità. Mentre i Cure vanno a cogliere le sfumature di ogni parola delle loro canzoni tramutando i silenzi in melodie indimenticabili, i Bauhaus vanno ad analizzare i suoni, è un lavoro al contrario, si focalizzano di più sul suono che sulle parole. Ora so che in questo momento vi ho piuttosto confusi, penserete che bene o male tutti fanno così, che ci sono molti artisti che scrivono testi senza senso ma la melodia è meravigliosa ma vi invito, come sempre, a riflettere e ad ascoltare. I Bauhaus hanno scritto dei testi unici, incredibili, profondi e la melodia è parte integrante di questo lavoro ma per capire il loro pensiero vanno considerati separati: da una parte il testo, da una parte la melodia. Il testo è un’espressione varia, va dall’analisi introspettiva di sentimenti, di individui, di inni, di cover (come quella di David Bowie, di cui si sente molto l’influenza), contengono le pietre miliari che hanno fatto il “Gothic Rock”. Canzoni come “Ziggy Stardust” denotano il rispetto e l’ammirazione verso David Bowie facendo la cover della sua stessa canzone. L’intero album “Burning from the inside” rappresenta una profondità unica (anche se per suoni sono un po’ scostanti rispetto all’inizio) ma ascoltando “She’s in parties” non si può non immaginare di come vadano ad analizzare una “lei ai party”, cercando di carpirne ogni concetto racchiuso in ogni sua parte e, pertanto, importante e misterioso. La melodia è un’altra espressione che è diversa dal testo ma crea un tutt’uno allo stesso tempo. E’ una melodia a volte cupa, a volte malinconica, a volte misteriosa. Esempi possono essere le canzoni “The sanity assassins” in cui c’è un’alternare di basso e chitarre ipnotico, oppure “Bela Lugosi’s dead” che rappresenta, secondo me, l’esempio più lampante dell’espressione dei Bauhaus: “Bela Lugosi è morto. Non morto, non morto, non morto…” : la ripetizione del testo e del ritmo che prende, che trascina. Come poi non citare “The Three Shadows” che si divide in tre parti denotando come ad ogni ombra spetti non solo un testo ma anche un suo ritmo, si sente come la descrizione faccia parte dell’espressione del mondo di ogni protagonista della parte. Chi ascolta i Cure le assonanze le noterà sicuramente come anche le differenze. Mentre nei Cure c’è sempre un senso di smarrimento, di dolore interiore che tace e grida a seconda del momento (come nei testi e nella melodia) nei Bauhaus questo non sempre non sussiste, c’è un senso di mistero ma di continua ricerca, c’è una sorta di traccia positiva e che si è imposta nel tempo nella melodia lasciando le tracce cupe degli inizi e del successivo sviluppo negli anni ’80 e parte dei ’90.

I Bauhaus sono un gruppo che mi colpiscono sempre di più ogni volta che li ascolto. Sono una continua scoperta perché c’è sempre un particolare che mi è sfuggito nell’ascolto precedente, infatti mentre scrivo ho come la sensazione che non sto dicendo tutto, sono veramente incredibili da questo punto di vista. Li ammiro perché hanno sempre saputo reinventarsi, hanno sempre mantenuto quell’espressione mettendo fuori i problemi del gruppo. Sono unici. Anche se non prenderanno mai il posto che ho nel cuore per i Cure, i Bauhaus meritano, però, un po’ di spazio. Fatelo anche voi, non ve ne pentirete.

Consiglio di ascoltare: l’album “Burning from the inside”, “Bela Lugosi’s dead”, Ziggy Stardust”, l’album “Sky’s gone out”, “The sanity assassins”, “Who killed Mr. Moonlight”, ”Kingdom’s coming”, “The three Shadows Part 1, 2, 3”, “The passion of lovers”, “Spirit”, “Hollow Hills”.

3 novembre 2013

Dead Like Me – Opportunità ultraterrene

Vi siete mai chiesti se ci sia una vita dopo la morte? Vi siete chiesti se vi reincarnate o andate a zonzo come spettri? Sì, lo so, non è un discorso allegro quello che faccio ma se mettete un pizzico di ironia, un po’ di battute ad effetto e una trama geniale vi assicuro che viene fuori una grande serie tv.

Oggi vi parlo di “Dead Like Me”, potete trovarla anche come “Un’altra vita” o in DVD come “La vita dopo la morte”. E’ una serie del 2003 che conta purtroppo due stagioni, infatti, non è stata più confermata. Anche se ha visto attori nuovi non si può non citare la presenza di Mandy Patinkin nel ruolo di Rube Sofer e ha visto una principiante Ellen Muth nel ruolo principale di Georgia Lass rivestito con grande perspicacia. “Dead Like Me” non tratta di un semplice argomento, quale quello della morte, ma lo affronta con grande serietà, anche con qualche battuta divertente ma sempre ad effetto.
Questa serie ha gettato via la scaramanzia, la superstizione e ha portato a galla un tema di cui si preferisce non parlare o non affrontarlo proprio. La serie non riguarda solo l’evento morte ma anche il dopo evento morte. Come fanno i superstiti ad affrontare la perdita? E’ giusto che ognuno di noi elabori il lutto a modo proprio o è anche giusto farsi aiutare da qualcuno? Si calmerà mai il dolore della perdita? Ci sarà una seconda opportunità per il sopravvissuto e per la persona morta? Sono domande che sia i vivi che i morti nella serie si porranno continuamente e che, a volte, non ci sia risposta o la risposta avuta non piaccia per niente. Proprio sulle seconde opportunità si concentra anche la serie, perché si cerca di capire se c’è sempre una seconda opportunità non solo per i vivi ma anche per i morti. Riguardare le cose che non ci piacciono oppure essere costretti a farle ci possono permettere di vederle sotto un’altra prospettiva, una luce diversa che ci fanno riflettere per poter andare avanti come persone migliori.
La trama: Georgia Lass, detta George, ha lasciato il college nel primo anno di corso e la madre, Joy Lass (Cynthia Stevenson) non ha preso bene la cosa. Una mattina irrompe nella camera di George dicendole che era ora di trovarsi un lavoro per guadagnare e andare via di casa. George ha fatto domanda presso l’ufficio “Happy Time” e il capo, Dolores Herbig (Christine Willes), la assume anche se piuttosto seccata dai modi poco carini della ragazza. Alla pausa pranzo George esce fuori dall’ufficio e viene avvicinata da un uomo che le chiede se si Chiama Georgia Lass e lei risponde di sì. Non si accorge che l’uomo le fa una strana carezza ai capelli, come se le avesse messo qualcosa. Poco dopo arriva addosso a George una tavoletta del water incandescente di una navetta spaziale che la colpisce in pieno uccidendola sul colpo. Ma George è ancora lì,
vede tutto e vede anche sé stessa. Si avvicinano due persone, le uniche che possano vederla: Betty Rhomer (Rebecca Gayheart) e Rube Sofer. I due le spiegano che l’uomo che la cercava poco prima della sua morte era un “non morto”, cioè un'assistente della morte e che adesso lo è diventata anche lei poiché è stata l’ultima anima dell’uomo. Infatti non si sa quante anime devono riscuotere gli assistenti della morte, lo sapranno solo quando riscuotono l’ultima anima e potranno procedere oltre. Per il resto, dovranno vivere come esseri umani anche se hanno un altro aspetto per i vivi, devono mantenersi con impieghi diurni e devono “sempre” rispettare ora e luogo della morte, senza interferire in alcun modo.

Accetterà George questa sua “nuova vita” e nuovo lavoro a tempo indeterminato? Non resta che scoprirlo!

Buona visione!

2 novembre 2013

Prison Break: Quando la fuga è l'unico modo per sopravvivere

C’è un genere che, credo ci stia nel poliziesco ma nel thriller in generale, che si chiama “Fantapolitico”. Non è un genere semplice perché il rischio di cadere in una fandonia colossale senza capo e coda è davvero dietro l’angolo. I pionieri di questo genere, lo riconosco, sono stati gli americani. E quando sbagliano diventa veramente “un’americanata”! Scherzo, anche se stavolta ci sono andata pesante. “Prison break” è stato un serial incredibile, fa stare con fiato in sospeso per puntate,
i nervi a fior di pelle e si fanno una serie di congetture su come Michael (il protagonista) possa trovare una soluzione in situazioni allucinanti. Adoro questa serie tv. Non è mai stata banale e nonostante l’alta tensione non è stata noiosa. Sono in tutto quattro stagioni e secondo me è stato un bene perché, se fosse continuata, si sarebbe persa la bellezza di questa serie tv.

Ci sono temi molto attuali, che sono spesso crudi e vengono sbattuti in faccia allo spettatore con tutta la loro forza. Sono i temi della pena di morte, l’attesa prima della pena, di come un uomo in carcere si distrugga e possa perdere sé stesso, di come ci siano uomini veramente con il marcio dentro da fare paura. Ma c’è anche spazio per l’amore e con le sue sfaccettature, i sentimenti che entrano in gioco quando non dovrebbero. Mi ha fatto riflettere molto questa serie tv perché mi sono chiesta come sia difficile vivere in un carcere, scontare una pena, avere un marchio d’infamia addosso per tutta la vita. Ho visitato un carcere l’anno scorso per un esame che dovevo sostenere all’università, si trattava di procedura penale. Il mio professore ha tenuto moltissimo che lo facessimo perché dovevamo renderci conto che, un giorno, noi futuri professionisti e magistrati, dovevamo sapere
dove la gente potesse finire. E’ stato un grande insegnamento, è stata una di quelle esperienze che non si definiscono in positivo o in negativo, ma si definiscono esperienze perché non servono le parole per quello che hai dentro.

Un altro tema affrontato è lo scontare dei propri errori. Questo è stata una delle conferme di un pensiero che ho sempre avuto. Quando si sta compiendo qualcosa che non si deve fare si va avanti anche sapendo che si sbaglia, sapendo che prima o poi le conseguenze si pagano … e proprio qui che l’errore ha il suo punto nevralgico: non considerare a fondo le conseguenze. A volte si pensa che, commettendo di prima persona l’errore le conseguenze saranno rivolte a chi l’ha commesso ma non è così, ci finiscono
spesso e volentieri gli altri in mezzo, perché la vita insegna continuamente e ti castiga pesantemente.

La trama.
Michael è un ingegnere ed è un uomo in piena carriera, brillante e molto intelligente. Non si può dire lo stesso di suo fratello Lincoln che, tra problemi di droga, delinquenza e l’aver abbandonato la donna madre di suo figlio, non riesce a rigare dritto. Lincoln viene arrestato per un crimine, a suo dire, non commesso: avrebbe ucciso il fratello del vice presidente degli Stati Uniti. Lincoln cerca di convincere tutti della sua innocenza, che è stato incastrato e che qualcuno lo voleva lì per addossargli la colpa. Michael, dopo diversi mesi, decide di farsi rinchiudere anche lui nella prigione di Fox River dove sta il fratello, in modo tale che può farlo evadere perché Lincoln è stato condannato alla pena capitale e ha poco tempo per farlo evadere. Lincoln gli chiede come farà e Michael gli rivela che si è tatuato, con disegni astratti e gotici, la mappa della prigione su tutto il torace e le braccia. Purtroppo il carcere non è il luogo più ospitale e per farsi aiutare Michael è costretto a chiedere favori e ad acconsentire di portare via altri dal carcere: il suo compagno di cella (e suo migliore amico per tutta la serie) Fernando Sucre, che vuole evadere solo per crescere il bambino che aspetta la sua ragazza; Theodore Bagwell detto T- Bag, uno stupratore / pedofilo che dovrà portarsi dietro altrimenti spifferava ai secondini il piano di Michael; Benjamin Miles detto C – Note, capo di una gang di colore incastrato per far favore ad un’altra
gang; David Tweener Apolskis; John Abruzzi, mafioso di origine italiana; Charles “Haywire” Patoshik. Michael nel carcere conosce la dottoressa Sara Tancredi, figlia del senatore Tancredi, che si dedica ai malati più bisognosi dopo il suo passato turbolento. Inizialmente Michael vuole soggiogare Sara con un flirt, ma sarà bloccato quando scopre di provare qualcosa per lei e le cose si complicheranno ancora di più quando anche lei prova lo stesso. Quando l’avvocato di Lincoln, Veronica Donovan, scopre che veramente c’è un complotto, come ha sempre sostenuto Lincoln, capisce che la loro vita sarà un’eterna fuga e che dovranno sempre guardarsi le spalle. Per questo Michael stabilisce un patto con gli altri detenuti: quando saranno fuori ognuno dovrà guardarsi le spalle per conto proprio …

Non aggiungo altro perché ci vorranno pagine e pagine oltre a togliervi il gusto e la curiosità di vederlo!

Parliamo di musica - Dark Rock

Uno dei generi che preferisco e che amo alla follia è sicuramente il “Gothic Rock” o “Dark Rock”. E’ un genere molto profondo, sensibile, che scava all’interno di un soggetto rivelando quelle sensazioni, emozioni che un individuo tende sempre un po’ a nascondere. E’ un genere che, solitamente, tende ad essere snobbato non solo da chi non ascolta rock ma anche tra i vari ascoltatori del genere perché può sembrare molto ripetitivo, ma bisogna concentrarsi soprattutto sulle parole, i testi, ciò che gli artisti di questo genere vogliono esprimere: è un pensiero molto particolare, molto aulico per alcuni aspetti.

Per comprenderlo meglio bisogna dire, innanzitutto, che va fatta una differenza tra il “Goth rock” inglese e quello scandinavo: il “Goth rock” o “Dark rock” nasce in Gran Bretagna negli anni ’80, mentre il “Gothic Metal” nasce in Scandinavia negli anni ’90. Il termine “Gothic” è stato usato per la prima volta dalle riviste di musica inglesi per definire il modo di ballare di Andy Sex Gang degli Sex Gang Children, precisamente è stato usato il termine “gothic pixie”, mentre in Scandinavia “Gothic” si riferisce a quel genere musicale che prende ispirazione dalla letteratura gotica del Settecento, la poesia cimiteriale inglese, i temi prevalenti sono la morte e l’amore.

A mio avviso questo è un genere che scava nel profondo, è complesso e spesso può sembrare ripetitivo ma è un’espressione unica. Non ho trovato altro genere che esprimesse tutte le sfaccettature dell’amore come fa questo genere, oltre a quegli aspetti della personalità che continuamente celiamo. Mi domanderete perché e io vi rispondo che, innanzitutto, l’amore non è rose e fiori, non è due cuori e una capanna; ancora voi mi potreste dire “a questo ci eravamo arrivati” e io vi dico: ascoltate! Amore significa sentimento, sofferenza, ossessione, nessuna corrispondenza, tristezza. E’ una vera creatura che va curata, è delicata e va soprattutto rispettata. L’amore è un tema dominante certo, ma ci sono altri temi che sono espressi come la rivelazione degli aspetti più oscuri della personalità individuale, le paure e tutti quegli aspetti sia positivi e sia negativi che tendiamo sempre a celare di fronte gli altri. Questa è sostanzialmente la differenza tra il “Dark Rock” e il “Gothic Rock” (oltre alle differenze di tematica). Credo che sia, essenzialmente, questo il motivo per cui mi piace questo genere, in fondo non ci conosciamo mai fino in fondo, neghiamo agli altri di arrivare in posti nascosti del nostro carattere, perfino a noi stessi
e ci mettiamo a fingere. Sì, tutti siamo colpevoli di fingere, in un modo o nell’altro, per innocenza o/e per necessità. Voi mi direste “che significa mentire per innocenza? E per necessità”. Vi rispondo subito! Mai detto una bugia a fin di bene? Mai mentito per il bene di una persona? Ho detto due cose molto simili ma diversissime allo stesso tempo. La bugia, se si fa una riflessione, nasce nell’infanzia, per giustificarci con gli adulti, è la prima espressione del pensiero che avviene per difesa. Mentire per il bene di una persona significa due cose: amore o odio profondo. E’ pur sempre un’espressione del pensiero forte, non c’è nulla da dire, ma significa prendere una decisione che può cambiare veramente l’esistenza di una persona, è un mettere in gioco una posta molto alta. Questo racchiude il genere, ti mette davanti ad uno specchio in cui non puoi proprio distogliere lo sguardo.

Ritornando ad un discorso più pratico e musicalmente corretto, il “Goth” è di origine post-punk, si afferma in quella scena musicale in cui si era creato un piccolo vuoto, è un genere che solo dopo ha usato moltissimo le tastiere per l’effetto atmosfera (infatti il “Gothic scandinavo” ne fa ampio uso, è parte caratterizzante del genere), spesso cupe e malinconiche. Le band principali che si sono affermate nella scena inglese sono i Bauhaus, Joy Division (noti oggi come New Order),
Cure, Siouxie and the Banshees. Anche se alcune si sono sciolte e riformate nel corso del tempo hanno avuto una notevole influenza nel mondo musicale a seguire come i Placebo, Bjork, Smashing Pumpkins, Nine Ich Nails e vari.

Nel corso del tempo si è unito l’ “Heavy Metal” e da qui vi sono punti in comune con l’ “Industrial metal” e l’ “Industrial Rock”. Bisogna anche ricordare il “Shoegaze”, che ha come capostipiti i “My Bloody Valentine” e “Fields of Nephilm”.

Va anche ricordato che un ruolo essenziale lo ricopre la moda, infatti si riconoscono subito chi è un “dark rocker”. I vestiti sono sulle tonalità scure come il nero, il viola, il blu, si usano le calze a rete o scurissime, gonne o
pantaloni attillati, possono essere di pelle con balze, merletti e pizzi (quest’ultimi specie nel “Gothic scandinavo”) hanno influenzato tantissimo anche altri campi, come il disegno ed il cinema: un esempio sono Victoria Frances e Tim Burton.

30 ottobre 2013

PSYCO – di Alfred Hitchcock: La paura è servita

Il film che tratterò oggi è uno dei capolavori del cinema internazionale. Il regista Alfred Hitchcock è stato il pioniere del genere horror – thriller che crea paura mettendo in risalto l’aspetto psicologico. Tutti i film di Hitchcock hanno un aspetto reale che incute nello spettatore un senso di inquietudine e di ansia. Ciò che colpisce, però, è la paura con la p maiuscola
che proviene da situazioni che possono realmente accadere ad ognuno di noi. Il film di oggi è “Psycho”, pellicola del 1960 in bianco e nero diventata un vero cult e candidato a ben quattro Oscar. La storia ruota attorno ad un mistero che lo spettatore cercherà di capire insieme ai protagonisti, seguendo la voce interiore degli stessi che segnala il loro senso di colpa. I colpi di scena sono continui e, nonostante l’anzianità della pellicola, non sono scontati così come non lo so anche gli effetti speciali. Infatti, nonostante all’epoca non ci fosse la tecnologia per creare chissà quali effetti, bisogna dire che Hitchcock è stato in grado di giocare sull’effetto sorpresa facendo riprese da angolazioni diverse, primi piani e via di seguito, “sorprendendo” lo spettatore nella tranquillità della visione del film. Alla fine lo spettatore avrà la soluzione dell’enigma che lo porterà, come in ogni film di Hitchcock, a riflettere sul tema trattato nell’intera pellicola. La storia è tratta da un romanzo del 1959 che riportava fatti accaduti realmente: l’omicida del film è proprio Ed Gein, protagonista del romanzo realmente esistito.
Altra cosa da dire è che Hitchcock amava tantissimo fare da comparsa in ogni suo film: vi invito ad indovinare in quale scena del film di oggi si vede questo grandissimo regista! La trama: Marion Crane (Janet Leigh) fa la segretaria presso un’agenzia immobiliare e conduce una vita monotona, se non fosse per la relazione segreta con il proprietario di una ferramenta. Stanca di questa sua vita, ruba una grossa somma di denaro appartenente ad un facoltoso cliente e scappa. Durante il viaggio, colmo di sensi di colpa, viene sorpresa dalla pioggia e sbaglia uscita sull’autostrada finendo in un motel desolato. Il “Bates Motel” è un luogo un po’ inquietante: una villa vittoriana si erge proprio alle spalle del motel e lì si vede una donna intenta a fare su e giù per le stanze. Marion, accolta dal figlio della
donna Normann Bates (Anthony Perkins), nota come la convivenza tra madre e figlio non sia delle migliori. Infatti i due litigano furiosamente dopo che Normann aveva invitato Marion a cena, e così, Marion, decide che il giorno dopo sarebbe tornata a casa a rimediare ai guai da lei combinati. Prima di dormire decide di fare una doccia ma la ragazza viene aggredita e uccisa a coltellate dalla signora Bates (sembra). Normann arriva troppo tardi e non ha altra scelta che occultare il corpo di Marion e pulire la stanza. Purtroppo, la morte di Marion, è solo la punta dell’iceberg del segreto del Bates Motel: tanti altri misteri si nascondono tra le mura di quel motel.. quello che posso dirvi è solo di fare attenzione alla vostra prossima doccia!!!

THE WALKING DEAD – CHE SUCCEDEREBBE SE VENISSE LA FINE DEL MONDO??

Da quando vedo The walking dead penso sempre che cosa succederebbe se veramente arrivasse la fine del mondo. Penso ad un luogo sicuro, le provviste da recuperare, le armi … e soprattutto le persone. Questo serial porta a galla il lato oscuro dei sopravvissuti, come riescano a cambiare radicalmente, un po’ per forza maggiore, un po’ per proprio istinto naturale di sopravvivenza deviato dagli avvenimenti orrendi. Mi sono sempre chiesta, vedendo un film horror che aveva come protagonisti gli zombie,
cosa sarebbe successo se i protagonisti fossero sopravvissuti e avessero incontrato altre persone. The walking dead mi ha accontentata e, nonostante la serie abbia avuto un po’ di alti e bassi ( ci sono delle puntate veramente noiose e pesanti) devo dire che ha mantenuto standard alti. Innanzitutto, il make - up è veramente bello, gli zombie sono tutti controfigure e comparse, anche quelli tagliati a metà o senza gli arti. Gli effetti speciali sono fatti bene e fanno sembrare le scene abbastanza realistiche. Il che è tutto dire, non avete idea di che film ( e filmacci!) ci sono in giro spacciati per horror con gli zombie … The walking dead è tratto dal fumetto omonimo di Robert Kirkman ed illustrato da Tony Moore e Charlie Adlard. Il fumetto è stato trasportato in tv dal regista Frank Darabont e la serie, per ora, conta tre stagioni ed è stata confermata la quarta. E’ piuttosto breve come serie, la prima stagione conta solo sei puntate, mentre la seconda tredici. Solo questa terza stagione ne ha contate un po’ di più, sedici. I numerosi cambiamenti avvenuti nella serie sono
stati dovuti anche a varie modifiche nello staff produttivo, ultimo dei quali ha visto Glen Mazzara abbandonare il gruppo e credo che noteremo la mancanza nella quarta stagione. La serie si discosta parecchio dal fumetto, e vi elenco un paio di punti [possibili SPOILER per chiunque volesse iniziare a leggere il fumetto solo adesso!]: - l’ambientazione dark: nel fumetto l’intera situazione è piuttosto cupa, non è molto monotona e pesante come in alcune puntate della serie, infatti nella terza stagione le cose sono cambiate per essere un po’ più fedeli al fumetto; - la morte di Dave: Dave è un personaggio un po’ secondario e che i protagonisti ascoltano e non ascoltano, muore alla fattoria dilaniato da uno zombie. La critica fatta dai fan del fumetto è stato proprio per il ruolo che gli hanno dato nella serie troppo di nicchia, mentre nel fumetto è esattamente il contrario. Tra l’altro Dave, a quanto pare, non doveva morire nella fattoria ma un po’ più in là nella catena degli eventi; - relazione tra Shane e Lori: la relazione, sembrerebbe, parecchio censurata. Il successo che ha avuto The walking dead è stato incredibile. Poco dopo la prima messa in onda è stata rilasciata su internet una web series sul primo zombie che
Rick incontra: la “Bicycle girl” o Hanna. Questa mini serie racconta come sia diventata zombie Hanna e gli eventi fin quando viene uccisa da Rick all’inizio della serie. La trama in poche righe. Rick Grimes, sceriffo di una località vicino Atlanta, si risveglia da un coma di diverse settimane in un ospedale deserto. Uscendo dall’ospedale trova un mondo molto cambiato, ritorna a casa ed è disperato … non c’è più nessuno, nemmeno sua moglie e suo figlio. Incontra un uomo e il suo bambino, e dopo essere stati nell’ex ufficio di Rick per dividere armi e munizioni, i due si dividono con la promessa (non mantenuta) di tenersi in contatto. Rick, andando verso Atlanta, incontra un gruppo di sopravvissuti e, portatolo al campo, ritrova sua moglie Lori e suo figlio Carl, nonché il suo collega e migliore amico Shane. Ma sia Shane che Lori devono nascondere a Rick che, in sua assenza, i due hanno avuto una relazione. Per la donna è tutto finito mentre Shane non è d’accordo, lui ama Lori. Una serie di eventi li porterà a cercare un luogo sicuro, in seguito all’ultimo attacco subìto dagli zombie, che ha portato via molti membri del gruppo. Dopo molte peripezie ed essere scappati dal centro medico di Atlanta, sopraggiungono in una fattoria dove vive il vecchio Hershel, con il quale i rapporti sono inizialmente molto contrastanti. Lori insiste affinché l’uomo li ospiti, anche perché ha scoperto di essere incinta e non sa di chi sia il bambino. Ciò destabilizza ancora di più un già destabilizzato Shane che, in uno scontro mortale con Rick perde la vita mentre la fattoria è sotto assedio da centinaia di zombie. Non resta che scappare ancora una volta finché, dopo diversi mesi, raggiungono una prigione. Questa, a prima vista, sembra sicura ma la presenza di alcuni detenuti mette in pericolo tutti e, dopo la perdita di alcuni membri del gruppo iniziale fra cui Lori, Rick comincia a stare male e ad avere allucinazioni. Nel frattempo le cose si complicano per colpa di un altro gruppo di sopravvissuti , guidati dal “Governatore”, un uomo che sembra avere a cuore l’incolumità dei suoi compagni, tanto d’aver costruito una città, chiamata Woodbury. La guerra sarà inevitabile ma con diverse perdite da entrambe le parti..

La paura fa 90 - ESP Fenomeni paranormali

Ultimamente di film horror belli non se ne trovano molti. Alcuni sono remake di originali ed è meglio non vederli, vengono stravolti eventi e trama per portare innovazione oppure effetti speciali talmente fuori luogo da far divenire il film inguardabile. Di recente si è affermato un nuovo modo di svolgere la trama dei film horror e, devo dire la verità, mi sta piacendo veramente tanto: il documentario nel film. "Blair witch project", Rec, Paranormal Activity ed ESP – Fenomeni paranormali, sono film girati seguendo questa tecnica. L’orrore e la paura vengono servite su un piatto d’argento, lo spettatore è assorto e preso dal “filmino delle vacanze” che si troverà a saltare dalla poltrona immedesimato nel terrore dei protagonisti.
In particolare, ESP – Fenomeni paranormali fa saltare letteralmente dalla paura e, nonostante il secondo film sia stato un po’ meno soddisfacente del primo, crea un’atmosfera di angoscia e ci si sente legati ai destini infausti dei protagonisti. Questi due film sono le opere prime de The Vicious Brothers, nuovi registi del panorama horror che, nonostante siano alle prime armi, se la sono cavata molto bene. Per il primo film non ci sono state così grandi spese, effetti speciali e compensi al cast a parte. La location è il Collingwood Psychiatric Hospital, un manicomio abbandonato da tempo e che si crede maledetto. Anche se il tema del manicomio o dell’ospedale maledetto è un tema un po’ scontato nell’horror, viene trattato in modo veramente originale, la location è divenuta anche lei protagonista indiscussa. Sia nel primo che nel secondo film le presenze si vedranno solamente in un secondo momento. I protagonisti si sentiranno circondati, osservati, beffeggiati dagli spiriti dei defunti pazienti ma la paura salirà alle stelle quando si vedranno questi fantasmi, frutto di effetti speciali veramente ottimi. Un po’ della suspense nel secondo
film si perde, poiché tende ad essere più investigativo, ma la paura dei paziente del Collingwood Psychiatric Hospital è sempre alta! La trama: Il primo film inizia quando una troupe televisiva sul paranormale arriva al fantomatico Collingwood Psychiatric Hospital, sede notturna di fenomeni inspiegabili. Da finestre che si ritrovano aperte il mattino dopo anche se chiuse la sera prima a strane urla sentite all’esterno della struttura … un piatto succulento per gli spettatori amanti del paranormale. La troupe comincerà a sistemarsi, ma arrivata notte fonda si scontreranno con una realtà altamente diversa, ciò che succedeva in quel manicomio è talmente surreale che porterà conseguenze gravissime per ogni protagonista. Il secondo film inizia con il successo ottenuto dal primo docu – film di ESP. Un ragazzo che ha un canale Youtube e studia all’università
cinematografia, si appassiona in modo così morboso ai particolari del film che ne fa divenire una vera e propria ossessione. Va alla ricerca del cast misteriosamente scomparso, dei produttori, dei registi … è convinto che tutto non sia una burla. Non demorde al punto che decide di recarsi nel luogo dove è stato girato il film: il Collingwood Psychiatric Hospital. Il ragazzo scoprirà la verità ma pagherà un prezzo molto alto per averla scoperta. Buona visione! Vi raccomando, se registrate un fantasma o un evento paranormale postatelo a _______________________________________