Vi siete mai chiesti che cosa fosse successo se, in una determinata situazione, avreste preso un’altra decisione? Avete mai desiderato di tornare indietro nel passato per fare oppure non fare quella determinata azione? E se vi dicessi che esiste un modo particolare che vi fa tornare nel passato e vedere che cosa sarebbe successo se avreste fatto il contrario?
Questa è la trama di “Being Erica” serial comedy – drama canadese tutta da scoprire. Non è la semplice storia della trentenne single in conflitto con il mondo che va dal terapista, è molto di più. Fa riflettere ed è quasi impossibile non immedesimarsi in Erica (Erin Karpluk), la protagonista della serie. Questa serie tv conta 4 stagioni con una dozzina scarsa di puntate a stagione. In questa serie non c’è la sola concentrazione sulla storia della protagonista ma riporta tante altre storie. Anche se sono storie secondarie si intrecciano benissimo con il filone principale. Le storie sono tante ma le più belle per me sono quelle della madre e della sorella di Erica, la storia tenera e divertente dei due gestori del “Goblin”, la storia di Adam, del Dott. Tom e via di seguito.
Nonostante la storia, a volte, può risultare molto striminzita per via della brevità delle stagioni stesse, sono così cariche di intensità emotiva che ci si ritrova a piangere più di una volta, come ad esempio al ricordo di Erica della morte del fratello Leo. Un altro personaggio, che è il co-protagonista, è il Dott. Tom (Michael Riley), il terapista di Erica. Un uomo sopra le righe, assurdo, che si esprime quasi sempre con citazioni famose o meno. Inizialmente risulta scaltro e distaccato ma sarà il migliore amico di Erica, nonché un personaggio molto amato. I viaggi nel tempo che il Dott. Tom fa compiere ad Erica cercano di farle capire di come anche l’azione più inutile ha il suo perché e ha un suo peso, facendo risultare praticamente inutile piangere sul latte versato: ciò che è stato è fatto, si deve accettare e andare avanti, con la consapevolezza di non fare lo stesso errore del passato. E’ questo l’insegnamento del Dott. Tom e che Erica, alla fine della serie, dovrà confrontarsi per tutta la sua vita, creando così il colpo di scena finale (che non vi spoilero!).
La terapia di Erica e i viaggi nel tempo hanno due fasi: la prima è quella del viaggio nel tempo vero e proprio, a volte improvviso, con Erica e il Dott. Tom; la seconda è quella di compiere il ritorno al passato insieme ad altri pazienti del Dott. Tom, poiché Erica viene inserita in un gruppo e dovrà aiutare e sostenere gli altri per aiutare e sostenere sé stessa. In questo secondo momento della terapia conosce Adam, un altro paziente del Dott. Tom, che sconvolgerà la vita di entrambi come un uragano, visto che i due dovranno aiutarsi parecchio.
La trama: Erica è una trentaduenne che, nonostante abbia una laurea in letteratura e un master, non riesce a trovare lavoro. Licenziata dal call – center perché “troppo qualificata”, Erica è depressa e comincia a pensare che ogni cosa che ha fatto nella vita sia stata sbagliata, che è stato tutto un teatro dell’errore. Finisce in ospedale per uno shock anafilattico e al suo risveglio conosce il Dott. Tom, un terapista, che sa molto di lei e della sua vita e la invita a non mollare e a riprendersi la vita che le appartiene ricominciando daccapo, senza rimorsi in un modo “molto particolare”: le farà compiere i viaggi nel passato. Durante i viaggi non può mutare nulla, dovrà osservare ed interagire quando è necessario, altrimenti muterà per sempre il suo presente e la sua esistenza, oltre a mutare quella degli altri, in modo migliore o peggiore.
13 novembre 2013
10 novembre 2013
Dexter – Il lato oscuro dell'uomo
Il telefilm di cui vi parlo oggi ha dato una svolta al genere thriller – psicologico. “Dexter” non solo ha riscritto il genere ma ha fatto vedere un volto nuovo all’antieroe. Sì, Dexter è un antieroe e come tale lo si dovrebbe odiare ma, man mano che la serie va avanti, lo si prende in simpatia e si cerca di capirlo.
E’ una serie particolare ed intensa. Ogni stagione conta dodici puntate dalla durata di quasi un’ora. In attesa dell’ottava (e ultima, sigh!!) stagione in onda negli USA dal 30 giugno prossimo (in Italia dovremo aspettare l’autunno), la febbre per “Dexter” è salita alle stelle. Anche se è ispirato ad una serie di libri omonima, si stacca completamente, la serie ha una sua strada e questo è stato un bene.Inizialmente si pensa che questo serial killer non potrà scappare eternamente ma poi, conoscendolo, si tifa per lui e si spera che ce la faccia. La storia è complessa, e nonostante vi siano scene piuttosto forti, cruente e sanguinolente, c’è anche lo spazio per l’aspetto psicologico, che anzi è molto dominante. Dexter è un personaggio complesso, che l’attore Michael C. Hall impersona in maniera egregia. La serie affascina per vari motivi, per quanto mi riguarda non è stato solo il capire perché e come finge una vita normale quando normale non è, ma il venire incontro a sentimenti e ad emozioni che non credeva di provare. Perché è proprio questo il problema di Dexter: è sempre stato un mostro fin dall’infanzia o c’era un modo per non esserlo?
Un altro personaggio molto importante è sicuramente la sorella di Dexter, Debra. Debra (interpretata da Jennifer Carpenter): passa dall’ombra alla luce in un modo geniale, con tutto lo charme e il carattere sensibile Ha un forte senso della giustizia anche se reagisce in modo ossessivo, ma ha il cuore nel posto giusto. I produttori della serie hanno deciso che sul personaggio di Debra faranno uno spin – off . Un altro ruolo importante lo occupano le donne di Dexter, ognuna delle quali gli ha impartito una lezione di vita, e gli ha fatto provare emozioni a lui sconosciute.
La trama in poche righe: Dexter è tecnico di laboratorio della polizia scientifica di Miami, ma ha un altro lavoro, quello di serial killer di notte. Le sue vittime sono i criminali scampati alla giustizia. Dexter è un sociopatico, non prova emozioni, finge continuamente e lo fa anche bene. Dietro ai consigli del defunto padre adottivo ha un codice per le sue vittime, ha una vita apparentemente normale e frequenta Rita, una donna divorziata e con due figli. Aiuta nel lavoro da poliziotta la sorella Debra, “apparentemente” ha sempre un sorriso sulle labbra, è simpatico e ha una buona parola per tutti. Nel corso del tempo l’intricarsi di eventi e di situazioni, faranno vedere a Dexter le cose in modo diverso, chiedendosi chi sia veramente, se c’era un modo per non essere ciò che è, se è capace di amare e di provare sentimenti come tutti gli altri. Soprattutto, se potrà mai avere una vita normale.
Ulteriori approfondimenti, analisi degli altri personaggi, li farò a fine della serie, mi sembra più opportuno fare così. Quando ho scritto l’articolo, ci sono state modifiche, è improbabile lo spin – off sul personaggio di Debra e le puntate sono 12 invece delle 16 previste per questa ultima stagione. Per il resto, buona visione a tutti!!
E’ una serie particolare ed intensa. Ogni stagione conta dodici puntate dalla durata di quasi un’ora. In attesa dell’ottava (e ultima, sigh!!) stagione in onda negli USA dal 30 giugno prossimo (in Italia dovremo aspettare l’autunno), la febbre per “Dexter” è salita alle stelle. Anche se è ispirato ad una serie di libri omonima, si stacca completamente, la serie ha una sua strada e questo è stato un bene.Inizialmente si pensa che questo serial killer non potrà scappare eternamente ma poi, conoscendolo, si tifa per lui e si spera che ce la faccia. La storia è complessa, e nonostante vi siano scene piuttosto forti, cruente e sanguinolente, c’è anche lo spazio per l’aspetto psicologico, che anzi è molto dominante. Dexter è un personaggio complesso, che l’attore Michael C. Hall impersona in maniera egregia. La serie affascina per vari motivi, per quanto mi riguarda non è stato solo il capire perché e come finge una vita normale quando normale non è, ma il venire incontro a sentimenti e ad emozioni che non credeva di provare. Perché è proprio questo il problema di Dexter: è sempre stato un mostro fin dall’infanzia o c’era un modo per non esserlo?
Un altro personaggio molto importante è sicuramente la sorella di Dexter, Debra. Debra (interpretata da Jennifer Carpenter): passa dall’ombra alla luce in un modo geniale, con tutto lo charme e il carattere sensibile Ha un forte senso della giustizia anche se reagisce in modo ossessivo, ma ha il cuore nel posto giusto. I produttori della serie hanno deciso che sul personaggio di Debra faranno uno spin – off . Un altro ruolo importante lo occupano le donne di Dexter, ognuna delle quali gli ha impartito una lezione di vita, e gli ha fatto provare emozioni a lui sconosciute.
La trama in poche righe: Dexter è tecnico di laboratorio della polizia scientifica di Miami, ma ha un altro lavoro, quello di serial killer di notte. Le sue vittime sono i criminali scampati alla giustizia. Dexter è un sociopatico, non prova emozioni, finge continuamente e lo fa anche bene. Dietro ai consigli del defunto padre adottivo ha un codice per le sue vittime, ha una vita apparentemente normale e frequenta Rita, una donna divorziata e con due figli. Aiuta nel lavoro da poliziotta la sorella Debra, “apparentemente” ha sempre un sorriso sulle labbra, è simpatico e ha una buona parola per tutti. Nel corso del tempo l’intricarsi di eventi e di situazioni, faranno vedere a Dexter le cose in modo diverso, chiedendosi chi sia veramente, se c’era un modo per non essere ciò che è, se è capace di amare e di provare sentimenti come tutti gli altri. Soprattutto, se potrà mai avere una vita normale.
Ulteriori approfondimenti, analisi degli altri personaggi, li farò a fine della serie, mi sembra più opportuno fare così. Quando ho scritto l’articolo, ci sono state modifiche, è improbabile lo spin – off sul personaggio di Debra e le puntate sono 12 invece delle 16 previste per questa ultima stagione. Per il resto, buona visione a tutti!!
7 novembre 2013
DOGMA – DI KEVIN SMITH
“… Secondo me è meglio avere delle idee. Insomma puoi cambiare un’idea, ma cambiare un credo è tosta. La gente muore per un credo, uccide per un credo … ”
Questo film del 1999 (credo che sia stato uno degli ultimi film venduto in vhs!) è molto particolare, ogni cosa va presa a sé. In questo film si parla del senso della religione cattolica ma vista in un’ottica veramente critica e anche molto sensibile. Nonostante ci siano parti divertenti e spesso deliranti, la tematica è centrata ed è trattata con grande maestria. “Dogma” non è un film per tutti, purtroppo c’è da dire questo. Il film è stato piuttosto criticato alla sua uscita, infatti molti hanno anche chiesto non solo che venisse censurato ma che non fosse proiettato proprio.
E’ una questione di sensibilità perché la religione rientra tra quegli aspetti più intimi di una persona, toccando il suo cuore, la sua morale e la sua etica. Quanto è importante un credo? E’ proprio questa la domanda che si pone il regista e scrittore del film, Kevin Smith. Il credo è sempre stato un punto cruciale per un uomo. Quante guerre, stragi, spargimenti di sangue sono stati (e continuano ad essere fatti) per un credo?
Marx diceva che la religione è l’oppio dei popoli: in parte è vero, e sapete perché? Perché la religione smuove le masse colpendo al cuore e nell’anima della gente. Non voglio criticare chi è credente ma a volte la religione viene usata per giustificare cose che nemmeno sono tematiche religiose, per spiegare usi, costumi, il folklore di un popolo … a volte la religione diventa uno strumento, una soluzione per giustificarsi, semplicemente per avere ragione.
A Kevin Smith piace avere tra i suoi attori gli amici, infatti vi è una sincronia unica nella recitazione. Ritroviamo Ben Affleck e Matt Damon che hanno una sintonia veramente ottima perché hanno saputo riportare sullo schermo il loro rapporto d’amicizia nel rapporto tra i due amici angeli.
Consiglio di guardare il film perché guardare attraverso occhi critici qualcosa che ci tocca dentro è sempre buono. Dico questo perché credo che bisogna sempre migliorarsi attraverso le critiche, purché siano costruttive, e questo film è una critica costruttiva.
La trama.
Due angeli rinnegati, Bartleby e Loki (interpretati da, rispettivamente, Ben Affleck e Matt Damon) sono sulla terra da secoli, più precisamente nel Winsconsin, perché hanno ripudiato i loro incarichi e vi dovranno stare fino alla fine dei tempi; dopo il giudizio universale siederanno davanti le porte del paradiso. Il cardinale Ignatius Glick (interpretato da George Carlin), per attirare i giovani al cattolicesimo e festeggiare il centenario della riconsacrazione della chiesa di Red Bank nel New Jersey, ha fondato il movimento “Cattolicesimo Wow”. Come immagine della campagna, lo stesso cardinale Glick mette l’immagine del Cristo Compagnone, cioè una statua di Cristo che ammicca con i pollici in su. Ma non finisce qui: il cardinale asserisce che, con l’indulgenza plenaria, chiunque varchi la soglia della chiesa di Red Bank sarà perdonato di tutti i suoi peccati e quando muore andrà direttamente in paradiso. I due angeli vengono a conoscenza dell’indulgenza plenaria e decidono di andare alla chiesa di Red Bank perché la mancanza del paradiso per l’eternità mettea dura prova entrambi, in particolar modo Bartleby. Nel frattempo e a tutt’altra parte, Bethany (interpretata da Linda Fiorentino), una donna che lavora ad una clinica per aborti e che ha divorziato per via di un’infezione all’utero che l’ha resa sterile, sente di aver perso la fede e non riesce più a trovare un motivo che la spinga ad andare in chiesa ad emozionarsi durante la celebrazione della messa. Una notte riceve la visita del Metatron (interpretato da Alan Rickman), cioè l’angelo serafino che è la voce di Dio e le assegna la missione di fermare i due angeli perché se varcheranno la soglia avranno trovato una falla nel sistema di Dio e tutto l’universo cesserà di esistere. Però non dovrà fare tutto da sola, ad assisterla ci saranno due profeti. Bethany, al suo risveglio, crede di aver fatto un sogno molto strano e non è molto convinta di ciò che deve compiere, dopo tutto Dio l’ha abbandonata molto tempo fa. La sera dopo, subito dopo aver chiuso la clinica, viene attaccata da tre ragazzini e viene salvata in tempo da Jay e Zittino Bob (interpretati da Jason Mewes e Kevin Smith). Sono due tipi piuttosto pittoreschi, Jay parla continuamente e dice un sacco di parolacce e Zittino, invece, non dice una parola: sono i due profeti, proprio come aveva detto Metatron! I tre decidono di andare nel New Jersey ma la macchina si ferma per avaria. Bethany vuole tornare a casa e dal cielo cade Rufus (interpretato da Chris Rock), il tredicesimo apostolo. Rufus scende sulla terra perché Metatron gli ha promesso che avrebbero modificato la parte della Bibbia che lo riguarda, a suo dire non lo avrebbero messo perché è nero. Dà una mano a Bethany anche per conto di Gesù, che tra l’altro gli deve 12 dollari. I quattro arrivano ad uno strip club dove vi trovano Serendipity (intepretata da Salma Hayek), una musa ispiratrice, motivo del successo di 19 su 20 film di Hollywood. Serendipity ha voluto la forma umana perché vuole scrivere per sé ma non riesce ad avere più idee. Rivela a Bethany che Dio ha un grande senso dell’umorismo e che non è un lui ma bensì una lei! Questo perché chi ha scritto la Bibbia era un uomo e ha messo la sua interpretazione. Nel locale tutti vengono attaccati dal demone Escrementizio Gorgotiano, cioè il demone di merda. I quattro riescono a metterlo a tappeto e Serendipity rimane per sapere chi è che ha mandato il demone. Si scopre che a mandare il demone, e a comandare i tre ragazzini, è stato Azrael (interpretato da Jason Lee), un demone. Bethany e gli altri si scontrano con gli angeli e, dopo lo scontro, a Bethany viene svelato il motivo per cui hanno chiamato proprio lei: a questo punto Bethany si ritrova ad un bivio, tutto dipende dalla sua decisione di continuare o meno il viaggio.
Questo film del 1999 (credo che sia stato uno degli ultimi film venduto in vhs!) è molto particolare, ogni cosa va presa a sé. In questo film si parla del senso della religione cattolica ma vista in un’ottica veramente critica e anche molto sensibile. Nonostante ci siano parti divertenti e spesso deliranti, la tematica è centrata ed è trattata con grande maestria. “Dogma” non è un film per tutti, purtroppo c’è da dire questo. Il film è stato piuttosto criticato alla sua uscita, infatti molti hanno anche chiesto non solo che venisse censurato ma che non fosse proiettato proprio.
E’ una questione di sensibilità perché la religione rientra tra quegli aspetti più intimi di una persona, toccando il suo cuore, la sua morale e la sua etica. Quanto è importante un credo? E’ proprio questa la domanda che si pone il regista e scrittore del film, Kevin Smith. Il credo è sempre stato un punto cruciale per un uomo. Quante guerre, stragi, spargimenti di sangue sono stati (e continuano ad essere fatti) per un credo?
Marx diceva che la religione è l’oppio dei popoli: in parte è vero, e sapete perché? Perché la religione smuove le masse colpendo al cuore e nell’anima della gente. Non voglio criticare chi è credente ma a volte la religione viene usata per giustificare cose che nemmeno sono tematiche religiose, per spiegare usi, costumi, il folklore di un popolo … a volte la religione diventa uno strumento, una soluzione per giustificarsi, semplicemente per avere ragione.
A Kevin Smith piace avere tra i suoi attori gli amici, infatti vi è una sincronia unica nella recitazione. Ritroviamo Ben Affleck e Matt Damon che hanno una sintonia veramente ottima perché hanno saputo riportare sullo schermo il loro rapporto d’amicizia nel rapporto tra i due amici angeli.
Consiglio di guardare il film perché guardare attraverso occhi critici qualcosa che ci tocca dentro è sempre buono. Dico questo perché credo che bisogna sempre migliorarsi attraverso le critiche, purché siano costruttive, e questo film è una critica costruttiva.
La trama.
Due angeli rinnegati, Bartleby e Loki (interpretati da, rispettivamente, Ben Affleck e Matt Damon) sono sulla terra da secoli, più precisamente nel Winsconsin, perché hanno ripudiato i loro incarichi e vi dovranno stare fino alla fine dei tempi; dopo il giudizio universale siederanno davanti le porte del paradiso. Il cardinale Ignatius Glick (interpretato da George Carlin), per attirare i giovani al cattolicesimo e festeggiare il centenario della riconsacrazione della chiesa di Red Bank nel New Jersey, ha fondato il movimento “Cattolicesimo Wow”. Come immagine della campagna, lo stesso cardinale Glick mette l’immagine del Cristo Compagnone, cioè una statua di Cristo che ammicca con i pollici in su. Ma non finisce qui: il cardinale asserisce che, con l’indulgenza plenaria, chiunque varchi la soglia della chiesa di Red Bank sarà perdonato di tutti i suoi peccati e quando muore andrà direttamente in paradiso. I due angeli vengono a conoscenza dell’indulgenza plenaria e decidono di andare alla chiesa di Red Bank perché la mancanza del paradiso per l’eternità mettea dura prova entrambi, in particolar modo Bartleby. Nel frattempo e a tutt’altra parte, Bethany (interpretata da Linda Fiorentino), una donna che lavora ad una clinica per aborti e che ha divorziato per via di un’infezione all’utero che l’ha resa sterile, sente di aver perso la fede e non riesce più a trovare un motivo che la spinga ad andare in chiesa ad emozionarsi durante la celebrazione della messa. Una notte riceve la visita del Metatron (interpretato da Alan Rickman), cioè l’angelo serafino che è la voce di Dio e le assegna la missione di fermare i due angeli perché se varcheranno la soglia avranno trovato una falla nel sistema di Dio e tutto l’universo cesserà di esistere. Però non dovrà fare tutto da sola, ad assisterla ci saranno due profeti. Bethany, al suo risveglio, crede di aver fatto un sogno molto strano e non è molto convinta di ciò che deve compiere, dopo tutto Dio l’ha abbandonata molto tempo fa. La sera dopo, subito dopo aver chiuso la clinica, viene attaccata da tre ragazzini e viene salvata in tempo da Jay e Zittino Bob (interpretati da Jason Mewes e Kevin Smith). Sono due tipi piuttosto pittoreschi, Jay parla continuamente e dice un sacco di parolacce e Zittino, invece, non dice una parola: sono i due profeti, proprio come aveva detto Metatron! I tre decidono di andare nel New Jersey ma la macchina si ferma per avaria. Bethany vuole tornare a casa e dal cielo cade Rufus (interpretato da Chris Rock), il tredicesimo apostolo. Rufus scende sulla terra perché Metatron gli ha promesso che avrebbero modificato la parte della Bibbia che lo riguarda, a suo dire non lo avrebbero messo perché è nero. Dà una mano a Bethany anche per conto di Gesù, che tra l’altro gli deve 12 dollari. I quattro arrivano ad uno strip club dove vi trovano Serendipity (intepretata da Salma Hayek), una musa ispiratrice, motivo del successo di 19 su 20 film di Hollywood. Serendipity ha voluto la forma umana perché vuole scrivere per sé ma non riesce ad avere più idee. Rivela a Bethany che Dio ha un grande senso dell’umorismo e che non è un lui ma bensì una lei! Questo perché chi ha scritto la Bibbia era un uomo e ha messo la sua interpretazione. Nel locale tutti vengono attaccati dal demone Escrementizio Gorgotiano, cioè il demone di merda. I quattro riescono a metterlo a tappeto e Serendipity rimane per sapere chi è che ha mandato il demone. Si scopre che a mandare il demone, e a comandare i tre ragazzini, è stato Azrael (interpretato da Jason Lee), un demone. Bethany e gli altri si scontrano con gli angeli e, dopo lo scontro, a Bethany viene svelato il motivo per cui hanno chiamato proprio lei: a questo punto Bethany si ritrova ad un bivio, tutto dipende dalla sua decisione di continuare o meno il viaggio.
5 novembre 2013
Parliamo di musica - Bauhaus
Gruppo di definizione post- punk, compare sulle scene musicali degli anni ’80 e si inserisce nel quadro del “Gothic Rock” insieme a Cure, Siouxie and the Banshees e Joy Division (New Order oggi) . Il loro sound ha molti punti in comune soprattutto con i Cure, infatti si denotano moltissime assonanze nell’uso delle tastiere, i suoni profondi di basso e stridulo forte delle chitarre dando quella scossa di energia che non guasta. Il loro nome deriva dal movimento culturale tedesco “Bauhaus” , la scuola d’arte nata nel 1919.
I Bauhaus sono un gruppo che mi colpiscono sempre di più ogni volta che li ascolto. Sono una continua scoperta perché c’è sempre un particolare che mi è sfuggito nell’ascolto precedente, infatti mentre scrivo ho come la sensazione che non sto dicendo tutto, sono veramente incredibili da questo punto di vista. Li ammiro perché hanno sempre saputo reinventarsi, hanno sempre mantenuto quell’espressione mettendo fuori i problemi del gruppo. Sono unici. Anche se non prenderanno mai il posto che ho nel cuore per i Cure, i Bauhaus meritano, però, un po’ di spazio. Fatelo anche voi, non ve ne pentirete.
Consiglio di ascoltare: l’album “Burning from the inside”, “Bela Lugosi’s dead”, Ziggy Stardust”, l’album “Sky’s gone out”, “The sanity assassins”, “Who killed Mr. Moonlight”, ”Kingdom’s coming”, “The three Shadows Part 1, 2, 3”, “The passion of lovers”, “Spirit”, “Hollow Hills”.
I Bauhaus sono sempre un gruppo che mi hanno attratto. Sebbene io preferisca di gran lunga i Cure, i Bauhaus non sono da evitare, anzi. Il loro suono psichedelico ha dato quel tocco in più ad un genere che ne aveva bisogno, un tocco necessario secondo me. Nei cantanti e nelle band a venire (ad esempio Bjork e Placebo) si sente parecchio il suono psichedelico e a me viene in mente proprio questo gruppo. Nonostante la loro storia sia piuttosto movimentata (si sono sciolti e ricomposti dopo ben 15 anni!) hanno un’espressione profonda, vanno ad analizzare una parte che i Cure non sempre fanno e questa è la loro particolarità. Mentre i Cure vanno a cogliere le sfumature di ogni parola delle loro canzoni tramutando i silenzi in melodie indimenticabili, i Bauhaus vanno ad analizzare i suoni, è un lavoro al contrario, si focalizzano di più sul suono che sulle parole. Ora so che in questo momento vi ho piuttosto confusi, penserete che bene o male tutti fanno così, che ci sono molti artisti che scrivono testi senza senso ma la melodia è meravigliosa ma vi invito, come sempre, a riflettere e ad ascoltare. I Bauhaus hanno scritto dei testi unici, incredibili, profondi e la melodia è parte integrante di questo lavoro ma per capire il loro pensiero vanno considerati separati: da una parte il testo, da una parte la melodia. Il testo è un’espressione varia, va dall’analisi introspettiva di sentimenti, di individui, di inni, di cover (come quella di David Bowie, di cui si sente molto l’influenza), contengono le pietre miliari che hanno fatto il “Gothic Rock”. Canzoni come “Ziggy Stardust” denotano il rispetto e l’ammirazione verso David Bowie facendo la cover della sua stessa canzone. L’intero album “Burning from the inside” rappresenta una profondità unica (anche se per suoni sono un po’ scostanti rispetto all’inizio) ma ascoltando “She’s in parties” non si può non immaginare di come vadano ad analizzare una “lei ai party”, cercando di carpirne ogni concetto racchiuso in ogni sua parte e, pertanto, importante e misterioso. La melodia è un’altra espressione che è diversa dal testo ma crea un tutt’uno allo stesso tempo. E’ una melodia a volte cupa, a volte malinconica, a volte misteriosa. Esempi possono essere le canzoni “The sanity assassins” in cui c’è un’alternare di basso e chitarre ipnotico, oppure “Bela Lugosi’s dead” che rappresenta, secondo me, l’esempio più lampante dell’espressione dei Bauhaus: “Bela Lugosi è morto. Non morto, non morto, non morto…” : la ripetizione del testo e del ritmo che prende, che trascina. Come poi non citare “The Three Shadows” che si divide in tre parti denotando come ad ogni ombra spetti non solo un testo ma anche un suo ritmo, si sente come la descrizione faccia parte dell’espressione del mondo di ogni protagonista della parte. Chi ascolta i Cure le assonanze le noterà sicuramente come anche le differenze. Mentre nei Cure c’è sempre un senso di smarrimento, di dolore interiore che tace e grida a seconda del momento (come nei testi e nella melodia) nei Bauhaus questo non sempre non sussiste, c’è un senso di mistero ma di continua ricerca, c’è una sorta di traccia positiva e che si è imposta nel tempo nella melodia lasciando le tracce cupe degli inizi e del successivo sviluppo negli anni ’80 e parte dei ’90.
Consiglio di ascoltare: l’album “Burning from the inside”, “Bela Lugosi’s dead”, Ziggy Stardust”, l’album “Sky’s gone out”, “The sanity assassins”, “Who killed Mr. Moonlight”, ”Kingdom’s coming”, “The three Shadows Part 1, 2, 3”, “The passion of lovers”, “Spirit”, “Hollow Hills”.
3 novembre 2013
Dead Like Me – Opportunità ultraterrene
Vi siete mai chiesti se ci sia una vita dopo la morte? Vi siete chiesti se vi reincarnate o andate a zonzo come spettri? Sì, lo so, non è un discorso allegro quello che faccio ma se mettete un pizzico di ironia, un po’ di battute ad effetto e una trama geniale vi assicuro che viene fuori una grande serie tv.
Oggi vi parlo di “Dead Like Me”, potete trovarla anche come “Un’altra vita” o in DVD come “La vita dopo la morte”. E’ una serie del 2003 che conta purtroppo due stagioni, infatti, non è stata più confermata. Anche se ha visto attori nuovi non si può non citare la presenza di Mandy Patinkin nel ruolo di Rube Sofer e ha visto una principiante Ellen Muth nel ruolo principale di Georgia Lass rivestito con grande perspicacia. “Dead Like Me” non tratta di un semplice argomento, quale quello della morte, ma lo affronta con grande serietà, anche con qualche battuta divertente ma sempre ad effetto.
Questa serie ha gettato via la scaramanzia, la superstizione e ha portato a galla un tema di cui si preferisce non parlare o non affrontarlo proprio. La serie non riguarda solo l’evento morte ma anche il dopo evento morte. Come fanno i superstiti ad affrontare la perdita? E’ giusto che ognuno di noi elabori il lutto a modo proprio o è anche giusto farsi aiutare da qualcuno? Si calmerà mai il dolore della perdita? Ci sarà una seconda opportunità per il sopravvissuto e per la persona morta? Sono domande che sia i vivi che i morti nella serie si porranno continuamente e che, a volte, non ci sia risposta o la risposta avuta non piaccia per niente. Proprio sulle seconde opportunità si concentra anche la serie, perché si cerca di capire se c’è sempre una seconda opportunità non solo per i vivi ma anche per i morti. Riguardare le cose che non ci piacciono oppure essere costretti a farle ci possono permettere di vederle sotto un’altra prospettiva, una luce diversa che ci fanno riflettere per poter andare avanti come persone migliori.
La trama: Georgia Lass, detta George, ha lasciato il college nel primo anno di corso e la madre, Joy Lass (Cynthia Stevenson) non ha preso bene la cosa. Una mattina irrompe nella camera di George dicendole che era ora di trovarsi un lavoro per guadagnare e andare via di casa. George ha fatto domanda presso l’ufficio “Happy Time” e il capo, Dolores Herbig (Christine Willes), la assume anche se piuttosto seccata dai modi poco carini della ragazza. Alla pausa pranzo George esce fuori dall’ufficio e viene avvicinata da un uomo che le chiede se si Chiama Georgia Lass e lei risponde di sì. Non si accorge che l’uomo le fa una strana carezza ai capelli, come se le avesse messo qualcosa. Poco dopo arriva addosso a George una tavoletta del water incandescente di una navetta spaziale che la colpisce in pieno uccidendola sul colpo. Ma George è ancora lì, vede tutto e vede anche sé stessa. Si avvicinano due persone, le uniche che possano vederla: Betty Rhomer (Rebecca Gayheart) e Rube Sofer. I due le spiegano che l’uomo che la cercava poco prima della sua morte era un “non morto”, cioè un'assistente della morte e che adesso lo è diventata anche lei poiché è stata l’ultima anima dell’uomo. Infatti non si sa quante anime devono riscuotere gli assistenti della morte, lo sapranno solo quando riscuotono l’ultima anima e potranno procedere oltre. Per il resto, dovranno vivere come esseri umani anche se hanno un altro aspetto per i vivi, devono mantenersi con impieghi diurni e devono “sempre” rispettare ora e luogo della morte, senza interferire in alcun modo.
Accetterà George questa sua “nuova vita” e nuovo lavoro a tempo indeterminato? Non resta che scoprirlo!
Buona visione!
Oggi vi parlo di “Dead Like Me”, potete trovarla anche come “Un’altra vita” o in DVD come “La vita dopo la morte”. E’ una serie del 2003 che conta purtroppo due stagioni, infatti, non è stata più confermata. Anche se ha visto attori nuovi non si può non citare la presenza di Mandy Patinkin nel ruolo di Rube Sofer e ha visto una principiante Ellen Muth nel ruolo principale di Georgia Lass rivestito con grande perspicacia. “Dead Like Me” non tratta di un semplice argomento, quale quello della morte, ma lo affronta con grande serietà, anche con qualche battuta divertente ma sempre ad effetto.
Questa serie ha gettato via la scaramanzia, la superstizione e ha portato a galla un tema di cui si preferisce non parlare o non affrontarlo proprio. La serie non riguarda solo l’evento morte ma anche il dopo evento morte. Come fanno i superstiti ad affrontare la perdita? E’ giusto che ognuno di noi elabori il lutto a modo proprio o è anche giusto farsi aiutare da qualcuno? Si calmerà mai il dolore della perdita? Ci sarà una seconda opportunità per il sopravvissuto e per la persona morta? Sono domande che sia i vivi che i morti nella serie si porranno continuamente e che, a volte, non ci sia risposta o la risposta avuta non piaccia per niente. Proprio sulle seconde opportunità si concentra anche la serie, perché si cerca di capire se c’è sempre una seconda opportunità non solo per i vivi ma anche per i morti. Riguardare le cose che non ci piacciono oppure essere costretti a farle ci possono permettere di vederle sotto un’altra prospettiva, una luce diversa che ci fanno riflettere per poter andare avanti come persone migliori.
La trama: Georgia Lass, detta George, ha lasciato il college nel primo anno di corso e la madre, Joy Lass (Cynthia Stevenson) non ha preso bene la cosa. Una mattina irrompe nella camera di George dicendole che era ora di trovarsi un lavoro per guadagnare e andare via di casa. George ha fatto domanda presso l’ufficio “Happy Time” e il capo, Dolores Herbig (Christine Willes), la assume anche se piuttosto seccata dai modi poco carini della ragazza. Alla pausa pranzo George esce fuori dall’ufficio e viene avvicinata da un uomo che le chiede se si Chiama Georgia Lass e lei risponde di sì. Non si accorge che l’uomo le fa una strana carezza ai capelli, come se le avesse messo qualcosa. Poco dopo arriva addosso a George una tavoletta del water incandescente di una navetta spaziale che la colpisce in pieno uccidendola sul colpo. Ma George è ancora lì, vede tutto e vede anche sé stessa. Si avvicinano due persone, le uniche che possano vederla: Betty Rhomer (Rebecca Gayheart) e Rube Sofer. I due le spiegano che l’uomo che la cercava poco prima della sua morte era un “non morto”, cioè un'assistente della morte e che adesso lo è diventata anche lei poiché è stata l’ultima anima dell’uomo. Infatti non si sa quante anime devono riscuotere gli assistenti della morte, lo sapranno solo quando riscuotono l’ultima anima e potranno procedere oltre. Per il resto, dovranno vivere come esseri umani anche se hanno un altro aspetto per i vivi, devono mantenersi con impieghi diurni e devono “sempre” rispettare ora e luogo della morte, senza interferire in alcun modo.
Accetterà George questa sua “nuova vita” e nuovo lavoro a tempo indeterminato? Non resta che scoprirlo!
Buona visione!
2 novembre 2013
Prison Break: Quando la fuga è l'unico modo per sopravvivere
C’è un genere che, credo ci stia nel poliziesco ma nel thriller in generale, che si chiama “Fantapolitico”. Non è un genere semplice perché il rischio di cadere in una fandonia colossale senza capo e coda è davvero dietro l’angolo. I pionieri di questo genere, lo riconosco, sono stati gli americani. E quando sbagliano diventa veramente “un’americanata”! Scherzo, anche se stavolta ci sono andata pesante. “Prison break” è stato un serial incredibile, fa stare con fiato in sospeso per puntate, i nervi a fior di pelle e si fanno una serie di congetture su come Michael (il protagonista) possa trovare una soluzione in situazioni allucinanti. Adoro questa serie tv. Non è mai stata banale e nonostante l’alta tensione non è stata noiosa. Sono in tutto quattro stagioni e secondo me è stato un bene perché, se fosse continuata, si sarebbe persa la bellezza di questa serie tv.
Ci sono temi molto attuali, che sono spesso crudi e vengono sbattuti in faccia allo spettatore con tutta la loro forza. Sono i temi della pena di morte, l’attesa prima della pena, di come un uomo in carcere si distrugga e possa perdere sé stesso, di come ci siano uomini veramente con il marcio dentro da fare paura. Ma c’è anche spazio per l’amore e con le sue sfaccettature, i sentimenti che entrano in gioco quando non dovrebbero. Mi ha fatto riflettere molto questa serie tv perché mi sono chiesta come sia difficile vivere in un carcere, scontare una pena, avere un marchio d’infamia addosso per tutta la vita. Ho visitato un carcere l’anno scorso per un esame che dovevo sostenere all’università, si trattava di procedura penale. Il mio professore ha tenuto moltissimo che lo facessimo perché dovevamo renderci conto che, un giorno, noi futuri professionisti e magistrati, dovevamo sapere dove la gente potesse finire. E’ stato un grande insegnamento, è stata una di quelle esperienze che non si definiscono in positivo o in negativo, ma si definiscono esperienze perché non servono le parole per quello che hai dentro.
Un altro tema affrontato è lo scontare dei propri errori. Questo è stata una delle conferme di un pensiero che ho sempre avuto. Quando si sta compiendo qualcosa che non si deve fare si va avanti anche sapendo che si sbaglia, sapendo che prima o poi le conseguenze si pagano … e proprio qui che l’errore ha il suo punto nevralgico: non considerare a fondo le conseguenze. A volte si pensa che, commettendo di prima persona l’errore le conseguenze saranno rivolte a chi l’ha commesso ma non è così, ci finiscono spesso e volentieri gli altri in mezzo, perché la vita insegna continuamente e ti castiga pesantemente.
La trama.
Michael è un ingegnere ed è un uomo in piena carriera, brillante e molto intelligente. Non si può dire lo stesso di suo fratello Lincoln che, tra problemi di droga, delinquenza e l’aver abbandonato la donna madre di suo figlio, non riesce a rigare dritto. Lincoln viene arrestato per un crimine, a suo dire, non commesso: avrebbe ucciso il fratello del vice presidente degli Stati Uniti. Lincoln cerca di convincere tutti della sua innocenza, che è stato incastrato e che qualcuno lo voleva lì per addossargli la colpa. Michael, dopo diversi mesi, decide di farsi rinchiudere anche lui nella prigione di Fox River dove sta il fratello, in modo tale che può farlo evadere perché Lincoln è stato condannato alla pena capitale e ha poco tempo per farlo evadere. Lincoln gli chiede come farà e Michael gli rivela che si è tatuato, con disegni astratti e gotici, la mappa della prigione su tutto il torace e le braccia. Purtroppo il carcere non è il luogo più ospitale e per farsi aiutare Michael è costretto a chiedere favori e ad acconsentire di portare via altri dal carcere: il suo compagno di cella (e suo migliore amico per tutta la serie) Fernando Sucre, che vuole evadere solo per crescere il bambino che aspetta la sua ragazza; Theodore Bagwell detto T- Bag, uno stupratore / pedofilo che dovrà portarsi dietro altrimenti spifferava ai secondini il piano di Michael; Benjamin Miles detto C – Note, capo di una gang di colore incastrato per far favore ad un’altragang; David Tweener Apolskis; John Abruzzi, mafioso di origine italiana; Charles “Haywire” Patoshik. Michael nel carcere conosce la dottoressa Sara Tancredi, figlia del senatore Tancredi, che si dedica ai malati più bisognosi dopo il suo passato turbolento. Inizialmente Michael vuole soggiogare Sara con un flirt, ma sarà bloccato quando scopre di provare qualcosa per lei e le cose si complicheranno ancora di più quando anche lei prova lo stesso. Quando l’avvocato di Lincoln, Veronica Donovan, scopre che veramente c’è un complotto, come ha sempre sostenuto Lincoln, capisce che la loro vita sarà un’eterna fuga e che dovranno sempre guardarsi le spalle. Per questo Michael stabilisce un patto con gli altri detenuti: quando saranno fuori ognuno dovrà guardarsi le spalle per conto proprio …
Non aggiungo altro perché ci vorranno pagine e pagine oltre a togliervi il gusto e la curiosità di vederlo!
Ci sono temi molto attuali, che sono spesso crudi e vengono sbattuti in faccia allo spettatore con tutta la loro forza. Sono i temi della pena di morte, l’attesa prima della pena, di come un uomo in carcere si distrugga e possa perdere sé stesso, di come ci siano uomini veramente con il marcio dentro da fare paura. Ma c’è anche spazio per l’amore e con le sue sfaccettature, i sentimenti che entrano in gioco quando non dovrebbero. Mi ha fatto riflettere molto questa serie tv perché mi sono chiesta come sia difficile vivere in un carcere, scontare una pena, avere un marchio d’infamia addosso per tutta la vita. Ho visitato un carcere l’anno scorso per un esame che dovevo sostenere all’università, si trattava di procedura penale. Il mio professore ha tenuto moltissimo che lo facessimo perché dovevamo renderci conto che, un giorno, noi futuri professionisti e magistrati, dovevamo sapere dove la gente potesse finire. E’ stato un grande insegnamento, è stata una di quelle esperienze che non si definiscono in positivo o in negativo, ma si definiscono esperienze perché non servono le parole per quello che hai dentro.
Un altro tema affrontato è lo scontare dei propri errori. Questo è stata una delle conferme di un pensiero che ho sempre avuto. Quando si sta compiendo qualcosa che non si deve fare si va avanti anche sapendo che si sbaglia, sapendo che prima o poi le conseguenze si pagano … e proprio qui che l’errore ha il suo punto nevralgico: non considerare a fondo le conseguenze. A volte si pensa che, commettendo di prima persona l’errore le conseguenze saranno rivolte a chi l’ha commesso ma non è così, ci finiscono spesso e volentieri gli altri in mezzo, perché la vita insegna continuamente e ti castiga pesantemente.
La trama.
Michael è un ingegnere ed è un uomo in piena carriera, brillante e molto intelligente. Non si può dire lo stesso di suo fratello Lincoln che, tra problemi di droga, delinquenza e l’aver abbandonato la donna madre di suo figlio, non riesce a rigare dritto. Lincoln viene arrestato per un crimine, a suo dire, non commesso: avrebbe ucciso il fratello del vice presidente degli Stati Uniti. Lincoln cerca di convincere tutti della sua innocenza, che è stato incastrato e che qualcuno lo voleva lì per addossargli la colpa. Michael, dopo diversi mesi, decide di farsi rinchiudere anche lui nella prigione di Fox River dove sta il fratello, in modo tale che può farlo evadere perché Lincoln è stato condannato alla pena capitale e ha poco tempo per farlo evadere. Lincoln gli chiede come farà e Michael gli rivela che si è tatuato, con disegni astratti e gotici, la mappa della prigione su tutto il torace e le braccia. Purtroppo il carcere non è il luogo più ospitale e per farsi aiutare Michael è costretto a chiedere favori e ad acconsentire di portare via altri dal carcere: il suo compagno di cella (e suo migliore amico per tutta la serie) Fernando Sucre, che vuole evadere solo per crescere il bambino che aspetta la sua ragazza; Theodore Bagwell detto T- Bag, uno stupratore / pedofilo che dovrà portarsi dietro altrimenti spifferava ai secondini il piano di Michael; Benjamin Miles detto C – Note, capo di una gang di colore incastrato per far favore ad un’altragang; David Tweener Apolskis; John Abruzzi, mafioso di origine italiana; Charles “Haywire” Patoshik. Michael nel carcere conosce la dottoressa Sara Tancredi, figlia del senatore Tancredi, che si dedica ai malati più bisognosi dopo il suo passato turbolento. Inizialmente Michael vuole soggiogare Sara con un flirt, ma sarà bloccato quando scopre di provare qualcosa per lei e le cose si complicheranno ancora di più quando anche lei prova lo stesso. Quando l’avvocato di Lincoln, Veronica Donovan, scopre che veramente c’è un complotto, come ha sempre sostenuto Lincoln, capisce che la loro vita sarà un’eterna fuga e che dovranno sempre guardarsi le spalle. Per questo Michael stabilisce un patto con gli altri detenuti: quando saranno fuori ognuno dovrà guardarsi le spalle per conto proprio …
Non aggiungo altro perché ci vorranno pagine e pagine oltre a togliervi il gusto e la curiosità di vederlo!
Parliamo di musica - Dark Rock
Uno dei generi che preferisco e che amo alla follia è sicuramente il “Gothic Rock” o “Dark Rock”. E’ un genere molto profondo, sensibile, che scava all’interno di un soggetto rivelando quelle sensazioni, emozioni che un individuo tende sempre un po’ a nascondere. E’ un genere che, solitamente, tende ad essere snobbato non solo da chi non ascolta rock ma anche tra i vari ascoltatori del genere perché può sembrare molto ripetitivo, ma bisogna concentrarsi soprattutto sulle parole, i testi, ciò che gli artisti di questo genere vogliono esprimere: è un pensiero molto particolare, molto aulico per alcuni aspetti.
Per comprenderlo meglio bisogna dire, innanzitutto, che va fatta una differenza tra il “Goth rock” inglese e quello scandinavo: il “Goth rock” o “Dark rock” nasce in Gran Bretagna negli anni ’80, mentre il “Gothic Metal” nasce in Scandinavia negli anni ’90. Il termine “Gothic” è stato usato per la prima volta dalle riviste di musica inglesi per definire il modo di ballare di Andy Sex Gang degli Sex Gang Children, precisamente è stato usato il termine “gothic pixie”, mentre in Scandinavia “Gothic” si riferisce a quel genere musicale che prende ispirazione dalla letteratura gotica del Settecento, la poesia cimiteriale inglese, i temi prevalenti sono la morte e l’amore.
A mio avviso questo è un genere che scava nel profondo, è complesso e spesso può sembrare ripetitivo ma è un’espressione unica. Non ho trovato altro genere che esprimesse tutte le sfaccettature dell’amore come fa questo genere, oltre a quegli aspetti della personalità che continuamente celiamo. Mi domanderete perché e io vi rispondo che, innanzitutto, l’amore non è rose e fiori, non è due cuori e una capanna; ancora voi mi potreste dire “a questo ci eravamo arrivati” e io vi dico: ascoltate! Amore significa sentimento, sofferenza, ossessione, nessuna corrispondenza, tristezza. E’ una vera creatura che va curata, è delicata e va soprattutto rispettata. L’amore è un tema dominante certo, ma ci sono altri temi che sono espressi come la rivelazione degli aspetti più oscuri della personalità individuale, le paure e tutti quegli aspetti sia positivi e sia negativi che tendiamo sempre a celare di fronte gli altri. Questa è sostanzialmente la differenza tra il “Dark Rock” e il “Gothic Rock” (oltre alle differenze di tematica). Credo che sia, essenzialmente, questo il motivo per cui mi piace questo genere, in fondo non ci conosciamo mai fino in fondo, neghiamo agli altri di arrivare in posti nascosti del nostro carattere, perfino a noi stessie ci mettiamo a fingere. Sì, tutti siamo colpevoli di fingere, in un modo o nell’altro, per innocenza o/e per necessità. Voi mi direste “che significa mentire per innocenza? E per necessità”. Vi rispondo subito! Mai detto una bugia a fin di bene? Mai mentito per il bene di una persona? Ho detto due cose molto simili ma diversissime allo stesso tempo. La bugia, se si fa una riflessione, nasce nell’infanzia, per giustificarci con gli adulti, è la prima espressione del pensiero che avviene per difesa. Mentire per il bene di una persona significa due cose: amore o odio profondo. E’ pur sempre un’espressione del pensiero forte, non c’è nulla da dire, ma significa prendere una decisione che può cambiare veramente l’esistenza di una persona, è un mettere in gioco una posta molto alta. Questo racchiude il genere, ti mette davanti ad uno specchio in cui non puoi proprio distogliere lo sguardo.
Ritornando ad un discorso più pratico e musicalmente corretto, il “Goth” è di origine post-punk, si afferma in quella scena musicale in cui si era creato un piccolo vuoto, è un genere che solo dopo ha usato moltissimo le tastiere per l’effetto atmosfera (infatti il “Gothic scandinavo” ne fa ampio uso, è parte caratterizzante del genere), spesso cupe e malinconiche. Le band principali che si sono affermate nella scena inglese sono i Bauhaus, Joy Division (noti oggi come New Order), Cure, Siouxie and the Banshees. Anche se alcune si sono sciolte e riformate nel corso del tempo hanno avuto una notevole influenza nel mondo musicale a seguire come i Placebo, Bjork, Smashing Pumpkins, Nine Ich Nails e vari.
Nel corso del tempo si è unito l’ “Heavy Metal” e da qui vi sono punti in comune con l’ “Industrial metal” e l’ “Industrial Rock”. Bisogna anche ricordare il “Shoegaze”, che ha come capostipiti i “My Bloody Valentine” e “Fields of Nephilm”.
Va anche ricordato che un ruolo essenziale lo ricopre la moda, infatti si riconoscono subito chi è un “dark rocker”. I vestiti sono sulle tonalità scure come il nero, il viola, il blu, si usano le calze a rete o scurissime, gonne opantaloni attillati, possono essere di pelle con balze, merletti e pizzi (quest’ultimi specie nel “Gothic scandinavo”) hanno influenzato tantissimo anche altri campi, come il disegno ed il cinema: un esempio sono Victoria Frances e Tim Burton.
Per comprenderlo meglio bisogna dire, innanzitutto, che va fatta una differenza tra il “Goth rock” inglese e quello scandinavo: il “Goth rock” o “Dark rock” nasce in Gran Bretagna negli anni ’80, mentre il “Gothic Metal” nasce in Scandinavia negli anni ’90. Il termine “Gothic” è stato usato per la prima volta dalle riviste di musica inglesi per definire il modo di ballare di Andy Sex Gang degli Sex Gang Children, precisamente è stato usato il termine “gothic pixie”, mentre in Scandinavia “Gothic” si riferisce a quel genere musicale che prende ispirazione dalla letteratura gotica del Settecento, la poesia cimiteriale inglese, i temi prevalenti sono la morte e l’amore.
A mio avviso questo è un genere che scava nel profondo, è complesso e spesso può sembrare ripetitivo ma è un’espressione unica. Non ho trovato altro genere che esprimesse tutte le sfaccettature dell’amore come fa questo genere, oltre a quegli aspetti della personalità che continuamente celiamo. Mi domanderete perché e io vi rispondo che, innanzitutto, l’amore non è rose e fiori, non è due cuori e una capanna; ancora voi mi potreste dire “a questo ci eravamo arrivati” e io vi dico: ascoltate! Amore significa sentimento, sofferenza, ossessione, nessuna corrispondenza, tristezza. E’ una vera creatura che va curata, è delicata e va soprattutto rispettata. L’amore è un tema dominante certo, ma ci sono altri temi che sono espressi come la rivelazione degli aspetti più oscuri della personalità individuale, le paure e tutti quegli aspetti sia positivi e sia negativi che tendiamo sempre a celare di fronte gli altri. Questa è sostanzialmente la differenza tra il “Dark Rock” e il “Gothic Rock” (oltre alle differenze di tematica). Credo che sia, essenzialmente, questo il motivo per cui mi piace questo genere, in fondo non ci conosciamo mai fino in fondo, neghiamo agli altri di arrivare in posti nascosti del nostro carattere, perfino a noi stessie ci mettiamo a fingere. Sì, tutti siamo colpevoli di fingere, in un modo o nell’altro, per innocenza o/e per necessità. Voi mi direste “che significa mentire per innocenza? E per necessità”. Vi rispondo subito! Mai detto una bugia a fin di bene? Mai mentito per il bene di una persona? Ho detto due cose molto simili ma diversissime allo stesso tempo. La bugia, se si fa una riflessione, nasce nell’infanzia, per giustificarci con gli adulti, è la prima espressione del pensiero che avviene per difesa. Mentire per il bene di una persona significa due cose: amore o odio profondo. E’ pur sempre un’espressione del pensiero forte, non c’è nulla da dire, ma significa prendere una decisione che può cambiare veramente l’esistenza di una persona, è un mettere in gioco una posta molto alta. Questo racchiude il genere, ti mette davanti ad uno specchio in cui non puoi proprio distogliere lo sguardo.
Ritornando ad un discorso più pratico e musicalmente corretto, il “Goth” è di origine post-punk, si afferma in quella scena musicale in cui si era creato un piccolo vuoto, è un genere che solo dopo ha usato moltissimo le tastiere per l’effetto atmosfera (infatti il “Gothic scandinavo” ne fa ampio uso, è parte caratterizzante del genere), spesso cupe e malinconiche. Le band principali che si sono affermate nella scena inglese sono i Bauhaus, Joy Division (noti oggi come New Order), Cure, Siouxie and the Banshees. Anche se alcune si sono sciolte e riformate nel corso del tempo hanno avuto una notevole influenza nel mondo musicale a seguire come i Placebo, Bjork, Smashing Pumpkins, Nine Ich Nails e vari.
Nel corso del tempo si è unito l’ “Heavy Metal” e da qui vi sono punti in comune con l’ “Industrial metal” e l’ “Industrial Rock”. Bisogna anche ricordare il “Shoegaze”, che ha come capostipiti i “My Bloody Valentine” e “Fields of Nephilm”.
Va anche ricordato che un ruolo essenziale lo ricopre la moda, infatti si riconoscono subito chi è un “dark rocker”. I vestiti sono sulle tonalità scure come il nero, il viola, il blu, si usano le calze a rete o scurissime, gonne opantaloni attillati, possono essere di pelle con balze, merletti e pizzi (quest’ultimi specie nel “Gothic scandinavo”) hanno influenzato tantissimo anche altri campi, come il disegno ed il cinema: un esempio sono Victoria Frances e Tim Burton.
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