19 novembre 2013

Il favoloso mondo di Amelie - La vita è fatta di fantasia



A volte la vita ci riserva un percorso molto particolare da seguire. Un percorso che a volte non è facile e per cambiarlo dobbiamo impegnarci, lavorarci su, fare il possibile. A volte ci ritroviamo da soli. Anche se si sta in mezzo alla gente si sente la necessità di stare da soli. La solitudine sembra un rifugio tranquillo e meno pauroso rispetto al mondo che ci circonda, rifiutando e spaventandosi delle emozioni vere della vita.
Questo è la storia de “Il favoloso mondo di Amelie”, film francese del 2001 arrivato in Italia nel 2002, diretto da Jean – Pierre Jeunet che vede come protagonisti i giovanissimi Mathieu Kassovitz e Audrey Tautou. Il film è un capolavoro della regia del cinema francese, lasciando da parte quello snobbismo e quella pesantezza tipica francese. Nonostante ci siano scene un tantino assurde e altre in cui gli attori risultano essere delle vere e proprie facce di bronzo, il risultato è piacevole e la visione scorre tranquilla e divertente, emozionando lo spettatore. Il film è ambientato tra Parigi e la campagna francese ed è un susseguirsi di colori, percezioni, facendo molte volte inquadrature dall’alto del luogo circostante, così che anche l’ambiente diviene un ulteriore personaggio aggiunto alla storia.

Il favoloso mondo di Amelie” ha una trama un po’ banale ma ciò che rende bello e particolare il film è il modo in cui vengono trattate l’emotività e la solitudine, di come sia difficile abbandonare le proprie mura costruite nel tempo per vivere liberamente abbandonati alle emozioni che si è sempre cercato di reprimere. Nel film si intrecciano varie storie con i relativi personaggi che arricchiscono la trama senza appesantirla e renderla noiosa, anzi dà quel tocco spumeggiante e frivolo “alla francese” che non guasta. Il tutto diventa ancora più fantastico e romantico con una colonna sonora molto originale e leggera. I personaggi principali del film sono Amelie e Nino. La loro storia è un continuo rincorrersi che, in un certo aspetto, è anche romantico ma prima di poter parlare di romanticismo bisogna dire che i due personaggi nel film vengono presentati e fatti avvicinare tramite le loro stranezze. Ciò poteva comportare un’implosione della trama ma la chiave di volta è proprio questa! Ho trovato geniale far avvicinare i due protagonisti attraverso le proprie stranezze perché per loro stranezze non sono, è solo un modo di vedere la vita attraverso gli occhi del proprio bambino interiore che non è mai andato via anzi, gli ha permesso di superare gli ostacoli della vita.

La trama
Amelie (Audrey Tautou) è la figlia di un medico militare e di una maestra severa e ligia al dovere. Durante la visita medica mensile l’uomo crede che Amelie sia malata di cuore perché sente un’aritmia cardiaca strana, dovuta al fatto che la piccola si emozionava dall’avere quel minimo di contatto con il padre. Amelie viene istruita in casa dalla madre e ciò la fa chiudere in un mondo tutto suo, che si acutizza maggiormente alla morte della madre schiacciata da una donna suicida. Amelie, una volta adulta, si trasferisce a Parigi e lavora come cameriera presso il “Cafè des 2 Moulins” e qui conosce molte persone: il suo datore di lavoro con il passato da ballerina equestre, l’amante geloso, lo scrittore fallito, la tabaccaia ipocondriaca, l’altra cameriera e collega di Amelie che ha respinto l’amante geloso, la hostess che porta ad Amelie il suo gatto quando deve partire per l’estero. Un giorno conosce Nino (Mathieu Kassovitz), il ragazzo che colleziona le fototessere buttate dalle persone e che lavora in un sexy shop. Amelie si sente attratta da lui, specie quando trova il suo libro di raccolta delle fototessere.

Nel condominio in cui vive Amelie conosce l’uomo di vetro, un uomo anziano che per la malattia della fragilità delle ossa non può uscire di casa, l’aiutante del fruttivendolo succube della prepotenza del suo datore di lavoro e la portinaia innamorata persa (e lasciata molti anni addietro) del marito fedifrago. La storia è ambientata nel 1997, più in particolare nei giorni in cui è morta la Principessa Diana. La sera in cui la tv francese annuncia la morte di Lady D, Amelie trova una scatolina nascosta dal precedente proprietario. Dopo una notte insonne e mille peripezie lo ritrova e gli restituisce la scatolina in modo tale che sia un ritrovamento anonimo casuale. Da quel momento Amelie realizza che lo scopo della sua vita è quello di rendere la gente felice, a partire da chi la circonda. Ma le cose per Amelie sono sempre tutte inaspettate o assurde …

17 novembre 2013

Niente velo per Jasira – Le ripercussioni del sesso


Opera prima dello sceneggiatore Alan Bell, il film è del 2007 ed è stato presentato al Toronto Film Festival, in Italia è arrivato nel 2009. È un racconto forte dal retrogusto amarognolo, parla di una ragazzina di 13 anni che viene iniziata al sesso ma non nel modo giusto. Il film ci impone una riflessione molto importante, quale il tema del sesso per gli adolescenti. Il tema è visto non solo nella loro ottica ma anche nell’ottica degli adulti che cercano di educare i propri figli seguendo i valori della loro cultura. Infatti il sesso è visto in modi diversi per credi religiosi, filosofie di vita, educazione impartita in un certo modo e che prima o poi nell’adolescenza vengono messe in discussione perché si è alla ricerca di sé stessi. Ed è proprio questo quello che cerca di fare Jasira.

Jasira (interpretata da una bravissima Summer Bishil) cerca di capire chi è lei, cosa significhi per lei il sesso e soprattutto cosa si aspettano gli altri da lei. Vive un rapporto conflittuale con il sesso perché, vivendo con un padre fortemente religioso che non la incita in alcun modo alle relazioni con il mondo esterno, la sua voglia di libertà e la sua curiosità la spingono a vivere situazioni forti. Non avendo una figura di riferimento si sente smarrita per ciò che sento dentro e solo la sua vicina di casa Melina (interpretata da Toni Colette) sembra capirla nel modo giusto. Però come si può vivere bene una crisi esistenziale come quella adolescenziale con il sesso sempre sbattuto in faccia, che rende già complicato il tutto per noi adulti, figuriamoci a dei ragazzini che non sanno nemmeno come funzioni e tanto meno cosa significhi.

Credo che sia proprio questa la domanda che il film ci pone. In una società che ci pone costantemente la forza del sesso e di come si debba viverlo senza pudore, il paradosso è dietro l’angolo. Sono messaggi subliminali in cui è facile perdersi anche da adulti e ciò lo dimostra soprattutto il signor Vuoso (interpretato da Aaron Eckhart), che approfitta delle ripercussioni emotive di Jasira abusando sessualmente di lei. Allora qual è la via giusta? Come si può insegnare ad un adolescente che il sesso ha un suo peso se anche gli adulti lo temono e non sanno mettere da parte il pudore? Io credo che la risposta stia come la persona viva il sesso. Se lo vive in modo sereno, non conflittuale e naturale non lo vedrà come un qualcosa di negativo. I valori giocano un ruolo importante perché loro ci fanno vivere il sesso in un certo modo perché ci fanno aspettare il matrimonio per vivere la prima volta oppure ce lo fanno vivere come un gioco, come un semplice bisogno naturale da soddisfare. Il sesso è personale e capirlo al meglio ci può solo aiutare a vivere meglio.

La trama: Jasira è figlia di madre irlandese e padre libanese, la storia si svolge durante la guerra del Golfo. I genitori sono divorziati e quando la madre scopre che Jasira si stava radendo il pube con l’aiuto del suo compagno decide di mandarla dal padre. Il padre di Jasira, Rifat Maroun, è un uomo religioso e molto rigido, non è aperto in alcun modo verso gli altri. Jasira si ritrova da sola a vivere la sua adolescenza e a vivere il sesso, che ormai è diventato un punto fisso nella sua vita. Tutto inizia quando, facendo da baby sitter per Zack Vuoro, sfoglia casualmente una rivista semi pornografica del padre di Zack e ha un orgasmo. La ragazzina viene beccata dal signor Vuoro che in un primo tempo la caccia ma dopo le dà una sua rivista dietro sua richiesta. Nel frattempo Jasira frequenta un suo compagno di scuola che le chiede dei rapporti sessuali. Jasira in un primo momento declina fino a quando non perde la verginità con il signor Vuoro. Il signor Vuoro, una sera, recatosi a casa di Jasira e trovandola da sola, le pratica petting contro la volontà di Jasira stessa e in modo talmente forte che le provoca la rottura dell’imene. Spaventato l’uomo scappa, e per Jasira comincerà un circolo vizioso e perverso in cui sarà difficile capirne i contorni e se sia giusto o sbagliato.

15 novembre 2013

Il mio grosso grasso matrimonio greco – scritto da Nia Vardalos e diretto da Joel Zwick

“… Mio padre me lo dice da quando avevo quindici anni. Perchè le brave ragazze greche devono fare tre cose nella vita: sposare ragazzi greci, fare figli greci e cucinare per tutti fino al giorno della loro morte…”
Commedia brillante e geniale, spesso un tantino demenziale, che riprende molti stereotipi comuni. Per alcuni aspetti mi ha fatto riflettere questo film perché è un po’ impossibile non rivedersi. La prima cosa che ho pensato guardando questo film è stato: “E’ proprio vero che tutto il mondo è paese!” perché ci sono quelle cose che tutti ci siamo sentiti dire!Il film parla anche delle differenze culturali che, spesso, fanno ingigantire cose che nemmeno lo sono lontanamente. E’ vero che le differenze culturali possono dividere le persone ma se si facesse come Ian, il co-protagonista del film, forse il mondo sarebbe migliore. Credo sia proprio questo l’intento del film: che importanza fa se si hanno cognomi diversi, se si viene da parti diverse e disparate del mondo, in fondo siamo tutti frutti!
Un altro messaggio importante del film è che la vita è propria e nessuno può impedirci di fare quello che si vuole. Se ci si mette d’impegno, la vita può essere cambiata e può andare come noi vogliamo. Imprevisti a parte!Il film è stato sceneggiato dalla stessa attrice protagonista Nia Vardalos, che si è ispirata ad una propria vicenda personale, infatti la famiglia voleva che sposasse un ragazzo greco ma sposò un americano. Il marito di Nia compare anche nel film e ha la parte del migliore amico di Ian.
La trama. Toula Portokalos, donna trentenne che lavora nel ristorante di famiglia, è insoddisfatta della sua vita. Non si piace fisicamente, vorrebbe essere diversa, vorrebbe essere più sicura e felice. Tra l’altro la sua famiglia di origine greca non l’aiuta, la tiene prigioniera in un contesto ristretto che le ha sempre creato un problema: i greci frequentano altri greci e si sposano tra loro, le ragazze si devono sposare per procreare altri greci e cucinare fino a quando non vanno nella tomba. Toula è la zitella della famiglia e il padre glielo rinfaccia continuamente. Un giorno trova nel ristorante un volantino dell’università per l’iscrizione a corsi d’informatica; Toula decide di iscriversi e con la madre riesce a convincere il padre. Da questo momento Toula rinasce: comincia a curarsi, ad essere più sicura e un giorno si iscrive ad un corso che vede l’informatica applicata al turismo e chiede alla zia Voula di assumerla nella sua agenzia di viaggi. La zia la assume ma prima devono chiedere al padre e, dietro un raggiro fatto dalla madre e dalla stessa zia Voula, Toula ha il posto. Nell’agenzia viaggi incontra Ian Miller che, dopo un paio di uscite, Toula considera l’uomo sbagliato. Ian non è d’accordo, in fondo non c’è nulla che non possa funzionare, devono passare solo del tempo insieme. Toula e Ian cominciano la loro relazione di nascosto alla famiglia di lei, e quando si scopre la relazione scoppia la tragedia! Il padre prende male la relazione perché Ian è straniero e le cose per lui peggiorano quando Ian e Toula vogliono sposarsi. Ian, con infinita pazienza, accetterà tutto ciò che la famiglia, e che il padre di Toula in particolar modo, gli farà vivere e saranno una serie di eventi uno più assurdo dell’altro che termineranno in un finale strappalacrime.

13 novembre 2013

Being Erica – Le alternative esistono e funzionano!

Vi siete mai chiesti che cosa fosse successo se, in una determinata situazione, avreste preso un’altra decisione? Avete mai desiderato di tornare indietro nel passato per fare oppure non fare quella determinata azione? E se vi dicessi che esiste un modo particolare che vi fa tornare nel passato e vedere che cosa sarebbe successo se avreste fatto il contrario?

Questa è la trama di “Being Erica” serial comedy – drama canadese tutta da scoprire. Non è la semplice storia della trentenne single in conflitto con il mondo che va dal terapista, è molto di più. Fa riflettere ed è quasi impossibile non immedesimarsi in Erica (Erin Karpluk), la protagonista della serie. Questa serie tv conta 4 stagioni con una dozzina scarsa di puntate a stagione. In questa serie non c’è la sola concentrazione sulla storia della protagonista ma riporta tante altre storie. Anche se sono storie secondarie si intrecciano benissimo con il filone principale. Le storie sono tante ma le più belle per me sono quelle della madre e della sorella di Erica, la storia tenera e divertente dei due gestori del “Goblin”, la storia di Adam, del Dott. Tom e via di seguito.
Nonostante la storia, a volte, può risultare molto striminzita per via della brevità delle stagioni stesse, sono così cariche di intensità emotiva che ci si ritrova a piangere più di una volta, come ad esempio al ricordo di Erica della morte del fratello Leo. Un altro personaggio, che è il co-protagonista, è il Dott. Tom (Michael Riley), il terapista di Erica. Un uomo sopra le righe, assurdo, che si esprime quasi sempre con citazioni famose o meno. Inizialmente risulta scaltro e distaccato ma sarà il migliore amico di Erica, nonché un personaggio molto amato. I viaggi nel tempo che il Dott. Tom fa compiere ad Erica cercano di farle capire di come anche l’azione più inutile ha il suo perché e ha un suo peso, facendo risultare praticamente inutile piangere sul latte versato: ciò che è stato è fatto, si deve accettare e andare avanti, con la consapevolezza di non fare lo stesso errore del passato. E’ questo l’insegnamento del Dott. Tom e che Erica, alla fine della serie, dovrà confrontarsi per tutta la sua vita, creando così il colpo di scena finale (che non vi spoilero!).
La terapia di Erica e i viaggi nel tempo hanno due fasi: la prima è quella del viaggio nel tempo vero e proprio, a volte improvviso, con Erica e il Dott. Tom; la seconda è quella di compiere il ritorno al passato insieme ad altri pazienti del Dott. Tom, poiché Erica viene inserita in un gruppo e dovrà aiutare e sostenere gli altri per aiutare e sostenere sé stessa. In questo secondo momento della terapia conosce Adam, un altro paziente del Dott. Tom, che sconvolgerà la vita di entrambi come un uragano, visto che i due dovranno aiutarsi parecchio.
La trama: Erica è una trentaduenne che, nonostante abbia una laurea in letteratura e un master, non riesce a trovare lavoro. Licenziata dal call – center perché “troppo qualificata”, Erica è depressa e comincia a pensare che ogni cosa che ha fatto nella vita sia stata sbagliata, che è stato tutto un teatro dell’errore. Finisce in ospedale per uno shock anafilattico e al suo risveglio conosce il Dott. Tom, un terapista, che sa molto di lei e della sua vita e la invita a non mollare e a riprendersi la vita che le appartiene ricominciando daccapo, senza rimorsi in un modo “molto particolare”: le farà compiere i viaggi nel passato. Durante i viaggi non può mutare nulla, dovrà osservare ed interagire quando è necessario, altrimenti muterà per sempre il suo presente e la sua esistenza, oltre a mutare quella degli altri, in modo migliore o peggiore.

10 novembre 2013

Dexter – Il lato oscuro dell'uomo

Il telefilm di cui vi parlo oggi ha dato una svolta al genere thriller – psicologico. “Dexter” non solo ha riscritto il genere ma ha fatto vedere un volto nuovo all’antieroe. Sì, Dexter è un antieroe e come tale lo si dovrebbe odiare ma, man mano che la serie va avanti, lo si
prende in simpatia e si cerca di capirlo.

E’ una serie particolare ed intensa. Ogni stagione conta dodici puntate dalla durata di quasi un’ora. In attesa dell’ottava (e ultima, sigh!!) stagione in onda negli USA dal 30 giugno prossimo (in Italia dovremo aspettare l’autunno), la febbre per “Dexter” è salita alle stelle. Anche se è ispirato ad una serie di libri omonima, si stacca completamente, la serie ha una sua strada e questo è stato un bene.Inizialmente si pensa che questo serial killer non potrà scappare eternamente ma poi, conoscendolo, si tifa per lui e si spera che ce la faccia. La storia è complessa, e nonostante vi siano scene piuttosto forti, cruente e sanguinolente, c’è anche lo spazio per l’aspetto psicologico, che anzi è molto dominante. Dexter è un personaggio complesso, che l’attore Michael C. Hall impersona in maniera egregia. La serie affascina per vari motivi, per quanto mi riguarda non è stato solo il capire perché e come finge una vita normale quando normale non è, ma il venire incontro a sentimenti e ad emozioni che non credeva di provare. Perché è proprio questo il problema di Dexter: è sempre stato un mostro fin dall’infanzia o c’era un modo per non esserlo?
Un altro personaggio molto importante è sicuramente la sorella di Dexter, Debra. Debra (interpretata da Jennifer Carpenter): passa dall’ombra alla luce in un modo geniale, con tutto lo charme e il carattere sensibile Ha un forte senso della giustizia anche se reagisce in modo ossessivo, ma ha il cuore nel posto giusto. I produttori della serie hanno deciso che sul personaggio di Debra faranno uno spin – off . Un altro ruolo importante lo occupano le donne di Dexter, ognuna delle quali gli ha impartito una lezione di vita, e gli ha fatto provare emozioni a lui sconosciute.
La trama in poche righe: Dexter è tecnico di laboratorio della polizia scientifica di Miami, ma ha un altro lavoro, quello di serial killer di notte. Le sue vittime sono i criminali scampati alla giustizia. Dexter è un sociopatico, non prova emozioni, finge continuamente e lo fa anche bene. Dietro ai consigli del defunto padre adottivo ha un codice per le sue vittime, ha una vita apparentemente normale e frequenta Rita, una donna divorziata e con due figli. Aiuta nel lavoro da poliziotta la sorella Debra, “apparentemente” ha sempre un sorriso sulle labbra, è simpatico e ha una buona parola per tutti. Nel corso del tempo l’intricarsi di eventi e di situazioni, faranno vedere a Dexter le cose in modo diverso, chiedendosi chi sia veramente, se c’era un modo per non essere ciò che è, se è capace di amare e di provare sentimenti come tutti gli altri. Soprattutto, se potrà mai avere una vita normale.

Ulteriori approfondimenti, analisi degli altri personaggi, li farò a fine della serie, mi sembra più opportuno fare così. Quando ho scritto l’articolo, ci sono state modifiche, è improbabile lo spin – off sul personaggio di Debra e le puntate sono 12 invece delle 16 previste per questa ultima stagione. Per il resto, buona visione a tutti!!

7 novembre 2013

DOGMA – DI KEVIN SMITH

“… Secondo me è meglio avere delle idee. Insomma puoi cambiare un’idea, ma cambiare un credo è tosta. La gente muore per un credo, uccide per un credo … ”

Questo film del 1999 (credo che sia stato uno degli ultimi film venduto in vhs!) è molto particolare, ogni cosa va presa a sé. In questo film si parla del senso della religione cattolica ma vista in un’ottica veramente critica e anche molto sensibile. Nonostante ci siano parti divertenti e spesso deliranti, la tematica è centrata ed è trattata con grande maestria. “Dogma” non è un film per tutti, purtroppo c’è da dire questo. Il film è stato piuttosto criticato alla sua uscita, infatti molti hanno anche chiesto non
solo che venisse censurato ma che non fosse proiettato proprio.

E’ una questione di sensibilità perché la religione rientra tra quegli aspetti più intimi di una persona, toccando il suo cuore, la sua morale e la sua etica. Quanto è importante un credo? E’ proprio questa la domanda che si pone il regista e scrittore del film, Kevin Smith. Il credo è sempre stato un punto cruciale per un uomo. Quante guerre, stragi, spargimenti di sangue sono stati (e continuano ad essere fatti) per un credo?
Marx diceva che la religione è l’oppio dei popoli: in parte è vero, e sapete perché? Perché la religione smuove le masse colpendo al cuore e nell’anima della gente. Non voglio criticare chi è credente ma a volte la religione viene usata per giustificare cose che nemmeno sono tematiche religiose, per spiegare usi, costumi, il folklore di un popolo … a volte la religione diventa uno strumento, una soluzione per giustificarsi, semplicemente per avere ragione.
A Kevin Smith piace avere tra i suoi attori gli amici, infatti vi è una sincronia unica nella recitazione. Ritroviamo Ben Affleck e Matt Damon che hanno una sintonia veramente ottima perché hanno saputo riportare sullo schermo il loro rapporto d’amicizia nel rapporto tra i due amici angeli.

Consiglio di guardare il film perché guardare attraverso occhi critici qualcosa che ci tocca dentro è sempre buono. Dico questo perché credo che bisogna sempre migliorarsi attraverso le critiche, purché siano costruttive, e questo film è una critica costruttiva.
La trama.
Due angeli rinnegati, Bartleby e Loki (interpretati da, rispettivamente, Ben Affleck e Matt Damon) sono sulla terra da secoli, più precisamente nel Winsconsin, perché hanno ripudiato i loro incarichi e vi dovranno stare fino alla fine dei tempi; dopo il giudizio universale siederanno davanti le porte del paradiso. Il cardinale Ignatius Glick (interpretato da George Carlin), per attirare i giovani al cattolicesimo e festeggiare il centenario della riconsacrazione della chiesa di Red Bank nel New Jersey, ha fondato il movimento “Cattolicesimo Wow”. Come immagine della campagna, lo stesso cardinale Glick mette l’immagine del Cristo Compagnone, cioè una statua di Cristo che ammicca con i pollici in su. Ma non finisce qui: il cardinale asserisce che, con l’indulgenza plenaria, chiunque varchi la soglia della chiesa di Red Bank sarà perdonato di tutti i suoi peccati e quando muore andrà direttamente in paradiso. I due angeli vengono a conoscenza dell’indulgenza plenaria e decidono di andare alla chiesa di Red Bank perché la mancanza del paradiso per l’eternità mette
a dura prova entrambi, in particolar modo Bartleby. Nel frattempo e a tutt’altra parte, Bethany (interpretata da Linda Fiorentino), una donna che lavora ad una clinica per aborti e che ha divorziato per via di un’infezione all’utero che l’ha resa sterile, sente di aver perso la fede e non riesce più a trovare un motivo che la spinga ad andare in chiesa ad emozionarsi durante la celebrazione della messa. Una notte riceve la visita del Metatron (interpretato da Alan Rickman), cioè l’angelo serafino che è la voce di Dio e le assegna la missione di fermare i due angeli perché se varcheranno la soglia avranno trovato una falla nel sistema di Dio e tutto l’universo cesserà di esistere. Però non dovrà fare tutto da sola, ad assisterla ci saranno due profeti. Bethany, al suo risveglio, crede di aver fatto un sogno molto strano e non è molto convinta di ciò che deve compiere, dopo tutto Dio l’ha abbandonata molto tempo fa. La sera dopo, subito dopo aver chiuso la clinica, viene attaccata da tre ragazzini e viene salvata in tempo da Jay e Zittino Bob (interpretati da Jason Mewes e Kevin Smith). Sono due tipi piuttosto pittoreschi, Jay parla continuamente e dice un sacco di parolacce e Zittino, invece, non dice una parola: sono i due profeti, proprio come aveva detto Metatron! I tre decidono di andare nel New Jersey ma la macchina si ferma per avaria. Bethany vuole tornare a casa e dal cielo cade Rufus (interpretato da Chris Rock), il tredicesimo apostolo. Rufus scende sulla terra perché Metatron gli ha promesso che avrebbero modificato la parte della Bibbia che lo riguarda, a suo dire non lo avrebbero messo perché è nero. Dà una mano a Bethany anche per conto di Gesù, che tra l’altro gli deve 12 dollari. I quattro arrivano ad uno strip club dove vi trovano Serendipity (intepretata da Salma Hayek), una musa ispiratrice, motivo del successo di 19
su 20 film di Hollywood. Serendipity ha voluto la forma umana perché vuole scrivere per sé ma non riesce ad avere più idee. Rivela a Bethany che Dio ha un grande senso dell’umorismo e che non è un lui ma bensì una lei! Questo perché chi ha scritto la Bibbia era un uomo e ha messo la sua interpretazione. Nel locale tutti vengono attaccati dal demone Escrementizio Gorgotiano, cioè il demone di merda. I quattro riescono a metterlo a tappeto e Serendipity rimane per sapere chi è che ha mandato il demone. Si scopre che a mandare il demone, e a comandare i tre ragazzini, è stato Azrael (interpretato da Jason Lee), un demone. Bethany e gli altri si scontrano con gli angeli e, dopo lo scontro, a Bethany viene svelato il motivo per cui hanno chiamato proprio lei: a questo punto Bethany si ritrova ad un bivio, tutto dipende dalla sua decisione di continuare o meno il viaggio.

5 novembre 2013

Parliamo di musica - Bauhaus

Gruppo di definizione post- punk, compare sulle scene musicali degli anni ’80 e si inserisce nel quadro del “Gothic Rock” insieme a Cure, Siouxie and the Banshees e Joy Division (New Order oggi) . Il loro sound ha molti punti in comune soprattutto con i Cure, infatti si denotano moltissime assonanze nell’uso delle tastiere, i suoni profondi di basso e stridulo forte delle chitarre dando quella scossa di energia che non guasta. Il loro nome deriva dal movimento culturale tedesco “Bauhaus” , la scuola d’arte nata nel 1919.
I Bauhaus sono sempre un gruppo che mi hanno attratto. Sebbene io preferisca di gran lunga i Cure, i Bauhaus non sono da evitare, anzi. Il loro suono psichedelico ha dato quel tocco in più ad un genere che ne aveva bisogno, un tocco necessario secondo me. Nei cantanti e nelle band a venire (ad esempio Bjork e Placebo) si sente parecchio il suono psichedelico e a me viene in mente proprio questo gruppo. Nonostante la loro storia sia piuttosto movimentata (si sono sciolti e ricomposti dopo ben 15 anni!) hanno un’espressione profonda, vanno ad analizzare una parte che i Cure non sempre fanno e questa è la loro particolarità. Mentre i Cure vanno a cogliere le sfumature di ogni parola delle loro canzoni tramutando i silenzi in melodie indimenticabili, i Bauhaus vanno ad analizzare i suoni, è un lavoro al contrario, si focalizzano di più sul suono che sulle parole. Ora so che in questo momento vi ho piuttosto confusi, penserete che bene o male tutti fanno così, che ci sono molti artisti che scrivono testi senza senso ma la melodia è meravigliosa ma vi invito, come sempre, a riflettere e ad ascoltare. I Bauhaus hanno scritto dei testi unici, incredibili, profondi e la melodia è parte integrante di questo lavoro ma per capire il loro pensiero vanno considerati separati: da una parte il testo, da una parte la melodia. Il testo è un’espressione varia, va dall’analisi introspettiva di sentimenti, di individui, di inni, di cover (come quella di David Bowie, di cui si sente molto l’influenza), contengono le pietre miliari che hanno fatto il “Gothic Rock”. Canzoni come “Ziggy Stardust” denotano il rispetto e l’ammirazione verso David Bowie facendo la cover della sua stessa canzone. L’intero album “Burning from the inside” rappresenta una profondità unica (anche se per suoni sono un po’ scostanti rispetto all’inizio) ma ascoltando “She’s in parties” non si può non immaginare di come vadano ad analizzare una “lei ai party”, cercando di carpirne ogni concetto racchiuso in ogni sua parte e, pertanto, importante e misterioso. La melodia è un’altra espressione che è diversa dal testo ma crea un tutt’uno allo stesso tempo. E’ una melodia a volte cupa, a volte malinconica, a volte misteriosa. Esempi possono essere le canzoni “The sanity assassins” in cui c’è un’alternare di basso e chitarre ipnotico, oppure “Bela Lugosi’s dead” che rappresenta, secondo me, l’esempio più lampante dell’espressione dei Bauhaus: “Bela Lugosi è morto. Non morto, non morto, non morto…” : la ripetizione del testo e del ritmo che prende, che trascina. Come poi non citare “The Three Shadows” che si divide in tre parti denotando come ad ogni ombra spetti non solo un testo ma anche un suo ritmo, si sente come la descrizione faccia parte dell’espressione del mondo di ogni protagonista della parte. Chi ascolta i Cure le assonanze le noterà sicuramente come anche le differenze. Mentre nei Cure c’è sempre un senso di smarrimento, di dolore interiore che tace e grida a seconda del momento (come nei testi e nella melodia) nei Bauhaus questo non sempre non sussiste, c’è un senso di mistero ma di continua ricerca, c’è una sorta di traccia positiva e che si è imposta nel tempo nella melodia lasciando le tracce cupe degli inizi e del successivo sviluppo negli anni ’80 e parte dei ’90.

I Bauhaus sono un gruppo che mi colpiscono sempre di più ogni volta che li ascolto. Sono una continua scoperta perché c’è sempre un particolare che mi è sfuggito nell’ascolto precedente, infatti mentre scrivo ho come la sensazione che non sto dicendo tutto, sono veramente incredibili da questo punto di vista. Li ammiro perché hanno sempre saputo reinventarsi, hanno sempre mantenuto quell’espressione mettendo fuori i problemi del gruppo. Sono unici. Anche se non prenderanno mai il posto che ho nel cuore per i Cure, i Bauhaus meritano, però, un po’ di spazio. Fatelo anche voi, non ve ne pentirete.

Consiglio di ascoltare: l’album “Burning from the inside”, “Bela Lugosi’s dead”, Ziggy Stardust”, l’album “Sky’s gone out”, “The sanity assassins”, “Who killed Mr. Moonlight”, ”Kingdom’s coming”, “The three Shadows Part 1, 2, 3”, “The passion of lovers”, “Spirit”, “Hollow Hills”.